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Mondo > Europa

Diario dalla Siria/12

di Maddalena Maltese

- Fonte: Città Nuova


Uomini imprigionati nei tunnel sotterranei usati per il commercio di armi, mentre ci si abitua, tristemente, ai bombardamenti. La messa nella chiesa francescana di Tabbale fa volare il pensiero  a san Paolo: da persecutori si può essere testimoni di fraternità

«La giornata è stata scandita da varie esplosioni, che non sempre si riesce a localizzare. C’è ormai una certa assuefazione nel comunicarsi la notizia ma è chiaro che ognuno, nel suo cuore, è ogni volta profondamente ferito, come la città.

«Si parla di scontri molto forti soprattutto a Doueira, dove tanti miliziani stranieri (afghani, kuwaitiani, e altri) sono stati uccisi, così come ad Homs. La TV nazionale ne riporta immagini e commenti. Tunnel di decine di chilometri sono stati scavati negli anni passati con il pretesto di lavori fognari o altro per favorire, invece, un più agile passaggio di armi e di uomini armati. E oggi, quegli uomini vi sono rimasti imprigionati e subiscono una terribile sorte, secondo la legge della guerra che non porta niente di nuovo sotto il sole: “occhio per occhio”.

«Nella chiesa francescana di Tabbale, conosciuta come il Memoriale di san Paolo ( dove la tradizione situa il luogo dell’incontro folgorante tra Saulo e Gesù, lungo una via romana i cui resti si trovano nella grotta adiacente la Chiesa) alle 11 si celebra la messa col nunzio apostolico e alcuni vescovi, seguita da una breve processione nella grotta. Fa impressione ascoltare la prima lettura, nella quale l’Apostolo stesso racconta tutte le sofferenze subite per seguire Gesù e diffondere la Buona novella. Penso alla gente che riempie la chiesa, penso a me stessa. E mi viene da dire che sicuramente non ho ancora dato la mia prova di fedeltà come il grande Paolo, che mi appare davvero un gigante nell’amore e nella fedeltà a Gesù.

«In questi tempi, mi consola molto pensarlo nel suo passato di persecutore e convinto sostenitore degli uccisori di Stefano e di altri cristiani. Mi sembra un segno anche per il nostro tempo: se Dio ce ne dà la grazia, possiamo migrare da un passato anche tenebroso e terribile a un futuro non lontano di amore e di sostegno, alla giustizia, alla fraternità e allo sviluppo reale dell’umanità, grazie a un’inversione decisa di marcia anche ad alti livelli. La chiedo per tutti nel mondo perché niente è impossibile a Dio».

Gio Astense

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