L’educazione è la chiave dello sviluppo: è questo assunto a dare il titolo alla campagna di raccolta fondi per la costruzione di una scuola magistrale a Cuiebet, nel Sudan meridionale. Pochi numeri fanno capire come di sviluppo, in questa parte del mondo, ci sia bisogno soprattutto per i giovani, dato che l’età media della popolazione è di 19 anni (su un’aspettativa di vita di 51): il 90 per cento degli abitanti vive sotto la soglia di povertà, il 47 per cento dei bambini è sottonutrito, l’alfabetizzazione è ferma al 25 per cento con picco negativo del 12 per cento per le donne, dato che solo il 4 per cento delle bambine conclude gli studi primari. D’altronde, con appena 250 insegnanti attivi – di cui solo il 5 per cento possiede una qualifica adeguata – e nessuna scuola di formazione per docenti, è difficile andare lontano. Per questo l’associazione Cesar Onlus ha deciso di avviare questo progetto. Anima del tutto è il vescovo della diocesi di Rumbek, mons. Cesare Mazzolari.
Lo incontriamo a Roma, durante il suo viaggio in Italia per promuovere la campagna. «Con il Teacher’s training centre – spiega – contiamo di formare ogni anno 30 nuovi docenti. Ad occuparsi dell’insegnamento saranno i padri Marianisti e le suore comboniane, ma per il futuro l’idea è quella di lasciare il più possibile in mani sudanesi». La diocesi di Rumbek, che assumerà la gestione dell’istituto, ha già una notevole esperienza nel campo dell’educazione: «Oltre ad un centinaio di scuole primarie – prosegue mons. Mazzolari – abbiamo un centro di formazione professionale e un ginnasio, che consente l’accesso all’università». Lavoro prezioso soprattutto quando, durante la guerra civile, lo Stato era pressoché assente. Ora è il governo a pagare i salari degli insegnanti, in cambio del supporto logistico e formativo. A rifornire la mensa per gli studenti è il Programma alimentare mondiale: la garanzia di un pasto è infatti una delle precondizioni perché i bambini possano frequentare la scuola, non dovendosi preoccupare di cosa mettere sotto i denti.
Le scuole diocesane, che accolgono oltre 10 mila bambini, non fanno alcuna distinzione di credo né di etnia, contribuendo a ricostruire il tessuto sociale del Paese lacerato dalla guerra. Una distinzione, se la fanno, è di genere, nel senso che hanno un occhio di riguardo per l’istruzione femminile: «Nel progetto della scuola magistrale abbiamo previsto alloggi separati e la presenza di insegnanti donne per favorire la frequenza delle ragazze, come già avviene al ginnasio». In fondo sono state proprio le donne a scendere in strada l’8 marzo scorso, per rivendicare il diritto all’istruzione.
La raccolta fondi è partita lo scorso novembre, ed è arrivata a circa un terzo del milione e mezzo di euro necessari. Il lavori sono già iniziati, e possono essere seguiti sul blog di Cesar: una sorta di “fideizzazione” del donatore, tenuto aggiornato su come vengono utilizzati i soldi. La prossima fase della campagna è quella delle donazioni via sms, grazie alla collaborazione con fund-raising.it di Roma: dall’1 al 20 ottobre, per ogni messaggio inviato al 45598, un euro andrà a finanziare la scuola di Cuiebet, la cui apertura è prevista per giugno. «L’intento è quello di preparare i dirigenti di domani – prosegue mons. Mazzolari – e già oltre 500 dei nostri giovani frequentano l’università, o lavorano presso agenzie governative o internazionali».
Fondamentale il collegamento con l’Italia, dove Cesar è sostenuta da varie imprese, comuni, enti e associazioni. Grazie a fundraising.it è stata lanciata anche un concorso nelle scuole in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, il cui primo premio è una visita in Sudan. Un istituto sociopsicopedagogico di Genova ha inoltre avviato un gemellaggio con la scuola di Cuiebet: un dialogo tra futuri insegnanti italiani e sudanesi.