Gli Stati Uniti martedì 3 novembre vanno al voto per le elezioni di medio termine. Il più grande appuntamento elettorale del Paese quest’anno, che avrà riflessi nella politica interna ma anche sulla politica internazionale nei mesi a venire.
Che cosa si vota
Si rinnovano i rappresentanti del Congresso: il parlamento federale composto da Camera dei rappresentanti e Senato. Si eleggono poi diversi governatori in vari Stati Usa, così come i parlamenti statali, giudici e procuratori e vari rappresentanti delle istituzioni locali. Ma si votano anche diversi referendum popolari. Il più interessante è forse quello della California dove i cittadini sono chiamati a decidere una tassa patrimoniale una tantum del 5% sui super ricchi, i leader delle società tecnologiche con almeno 1 miliardo di dollari di patrimonio personale, spesso sotto accusa per non pagare abbastanza tasse e contribuire a finanziare lo Stato sociale.
Un referendum su Trump
Tornando alle Mid term, il voto più atteso, quello per rinnovare il Congresso, sarà in pratica un voto su il presidente Trump, al secondo mandato, dopo due di presidenza nel segno delle turbolenze: Trump è al minimo storico nel gradimento tra tutti i presidenti americani che si sono succeduti alla Casa Bianca dalla Seconda Guerra mondiale. Gli ultimi sondaggi Civiqs/Newsweek mostrano che oggi ha un gradimento negativo in 39 Stati su 50 Stati Usa. Un vero e proprio agente del caos, che ha seminato incertezza dove doveva portare prosperità e stabilità. Non va dimenticato però che l’uomo è un campione nella comunicazione. E riesce a convogliare su di sé consensi insperati. E’ abituato alle rimonte forsennate dell’ultimo chilometro, come è successo nelle presidenziali del 2016 e nelle ultime elezioni del 2024. Potrebbe succedere anche in questo turno elettorale.
Le previsioni favoriscono i dem
Le previsioni danno i democratici favoriti alla Camera dei deputati, ma non è escluso che possano conquistare la maggioranza anche al Senato, con alcune sfide in vari Stati tra candidati progressisti, attaccati in questi giorni dalle invettive del presidente repubblicano. Il presidente da circa un mese ha iniziato un forsennato rally elettorale negli Stati tradizionalmente in mano ai repubblicani per tentare di recuperare consensi nella sua base elettorale. Come una trottola si è spostato da uno Stato all’altro per sostenere i candidati locali del Grand Old Party, in affanno nei sondaggi rispetto a candidati democratici, progressisti e indipendenti.
Popolarità in calo
La fitta agenda dei viaggi del presidente rivela un certo nervosismo da parte del suo entourage riguardo all’entusiasmo della sua base elettorale, che sembra essere evaporato. E anche rivela il tentativo di recuperare consensi nella grossa incognita di queste elezioni costituita dagli elettori incerti, i cosiddetti swing voters, pronti a cambiare casacca. Si tratta soprattutto di molti giovani della GenZ, quelli dai 20 ai 29 anni che hanno votato per Trump due anni fa, delusi dalle promesse non mantenute dal loro presidente, come rivela un focus group della società di ricerca Navigator.
Sondaggi tutti negativi
Trump travolto dai sondaggi negativi sul suo gradimento è arrivato a promettere durante la campagna elettorale assegni di 5mila dollari a chi va a votare: in Italia si chiama voto di scambio ed è un reato. Il presidente ha anche offerto una ricompensa di 1 milione di dollari a chiunque segnali casi di frode elettorale negli Usa legati a voti di migranti non regolari, che portino a una condanna.
Prime elezioni Usa senza osservatori dell’Ocse
Trump non è abituato alle sconfitte. E continua a parlare di rischio brogli. Molti osservatori temono quello che potrebbe accadere il giorno dopo le elezioni, in caso di una disfatta repubblicana. Non ci sono osservatori internazionali per monitorare le elezioni di Mid term. Per la prima volta da quando l’Osce, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa ha iniziato a monitorare le elezioni statunitensi nel 1975, i suoi osservatori non sono stati invitati dall’attuale amministrazione ad assistere a un voto federale. La decisione viene criticata da molti osservatori come una rottura con le norme democratiche. Non è un caso se la comunicazione del presidente, prima ancora del voto, viene tutta spostata sul rischio di brogli elettorali. L’Osce, di cui anche gli Stati Uniti sono membri, ha definito il mancato invio dell’invito da parte di Washington quest’anno come «rammaricante» e «non in linea con gli impegni assunti da tutti gli Stati partecipanti» all’organizzazione internazionale. Tra cui ci sono anche gli Usa.
La giudice federale contro le accuse di brogli elettorali
La tensione è altissima. Il presidente nei suoi comizi continua ad accusare e a minacciare. Tanto che la giudice federale californiana Trina Thompson in una sentenza la scorsa settimana ha ordinato al governo federale di smettere di minacciare i funzionari elettorali statali e locali con accuse penali per il loro ruolo nello spoglio delle schede elettorali. Trump ha criticato la sentenza sabato scorso sul suo social Truth, scrivendo: «Perché dovrebbero rifiutarsi di correggere la frode elettorale?».
Contro il voto degli immigrati
L’amministrazione Trump contesta il voto di tanti immigrati che vivono negli Stati Uniti che non sarebbero cittadini statunitensi. Migranti che sono oggetto di una campagna di attività repressiva e di espulsioni senza precedenti nella storia americana con l’amministrazione Trump. Campagna che coinvolge anche le elezioni di Mid Term. Questa è la vicenda: in California, all’inizio del mese, il Dipartimento della Giustizia (DoJ) ha inviato lettere al segretario di Stato e al Registrar della contea di Los Angeles chiedendo di mettere da parte le schede di 20.000 elettori registrati che l’amministrazione Trump «ritiene» siano «probabilmente» non cittadini, secondo i documenti del tribunale. Circa una settimana dopo, funzionari armati del Dipartimento di Sicurezza Nazionale hanno consegnato lettere ai funzionari e ai dipendenti delle contee della California minacciando azioni penali se non avessero sequestrato tali schede.
Frodi elettorali “molto rare”
La Costituzione degli Stati Uniti assegna la responsabilità dell’amministrazione delle elezioni agli Stati, ma Trump sostiene che gli Stati a guida democratica non stiano facendo abbastanza per impedire il voto ai non cittadini, proibito dalla legge statunitense. Il presidente continua ad affermare, falsamente, che una frode diffusa abbia causato la sua sconfitta elettorale nel 2020. Tuttavia diversi studi indipendenti e audit statali hanno riscontrato che le frodi elettorali sono “molto rare”. La Bbc ha riferito che il database della Heritage Foundation ha identificato appena 24 casi di frodi elettorali di non cittadini, condannati per aver votato tra il 2005 e il 2025.
La difesa dei gruppi per i diritti civili
Gruppi per i diritti civili e sindacati che rappresentano i lavoratori elettorali hanno presentato un ricorso legale, accusando il Dipartimento della Giustizia di interferire nel loro dovere di gestire le elezioni. «Sebbene i convenuti affermino che le loro azioni sono concepite per fermare il voto illegale da parte di non cittadini, tali azioni rischiano di avere l’effetto di interferire con l’amministrazione elettorale e di privare del diritto di voto gli elettori legittimi», ha scritto la giudice Thompson nella sua sentenza.
California e Stato di Washington
L’amministrazione Trump ha inviato una lettera simile riguardante presunti elettori non cittadini nello Stato della California anche allo Stato di Washington e ha preteso che il segretario di Stato locale interrompesse lo spoglio delle schede.
Le indagini in Alaska
In Alaska, il Dipartimento della Giustizia ha intensificato un’indagine penale per verificare se un candidato al Senato con lo stesso nome del repubblicano uscente Dan Sullivan sia entrato in corsa per confondere gli elettori. Ha anche cercato di bloccare la certificazione in caso di una risicata sconfitta di Sullivan, ma un giudice federale ha respinto la causa domenica. I tribunali hanno finora respinto le cause del Dipartimento in tutti gli Stati, ma i casi evidenziano la disponibilità del DoJ a intervenire nelle controversie elettorali prima del conteggio dei voti e della certificazione dei risultati.
Il timore per il giorno dopo
Molti osservatori della politica americana temono che il Dipartimento della Giustizia il giorno dopo eventuali risultati negativi per il presidente Trump potrebbe accelerare qualsiasi tentativo da parte di Trump di instillare dubbi sulle Mid term, che determineranno il controllo del Congresso e i vincitori di decine di corse per la carica di governatore.
Alta tensione
Il Procuratore Generale degli Stati Uniti Todd Blanche sostiene che gli sforzi del Dipartimento della Giustizia nelle elezioni Mid term sono legittimi e mirano a proteggere l’integrità del voto. Una scia che parte da lontano. Gruppi esterni di estrema destra allineati con Trump hanno presentato oltre 60 ricorsi contestando la sua sconfitta alle presidenziali del 2020, tutti senza successo. I funzionari del DoJ durante il suo primo mandato hanno respinto le pressioni per arruolare il dipartimento in tali sforzi. Ma ora le cose stanno andando diversamente e il Dipartimento della Giustizia è in prima fila nel sostenere le accuse del presidente Trump. Nelle prossime ore sapremo come andrà a finire. E, soprattutto, se il leader della Casa Bianca in caso di una sconfitta, accetterà il dato delle urne. O se continuerà a fomentare le accuse di brogli e cospirazioni. Accuse che non fanno bene al clima politico della democrazia americana.