Con ottimismo, attori sociali del mondo hanno accolto l’appello degli oltre 1.500 studiosi ed esperti di economia che hanno sottoscritto una lettera aperta a sostegno del Comitato Internazionale sulla Disuguaglianza (Ici), lanciando un appello collettivo ai leader mondiali durante i lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tenutasi a New York nel settembre 2026 per sollecitare un intervento contro la disuguaglianza grave. L’iniziativa, promossa da Spagna, Sudafrica, Brasile e Norvegia insieme al premio Nobel Joseph Stiglitz, mira a sviluppare una comprensione scientifica condivisa della disuguaglianza globale e a fornire raccomandazioni politiche attuabili.
Ciò rappresenta un progresso significativo nel dibattito globale sulla giustizia sociale e sulle disuguaglianze. Per la prima volta, sostengono esperti, il tema della disuguaglianza potrebbe beneficiare di un’istituzione scientifica dedicata, integrata nel quadro multilaterale globale.
Il comitato proposto sarebbe modellato sul Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc). Si prevede che questo comitato valuti l’entità della disuguaglianza, ne esamini le cause sottostanti e le ramificazioni, e identifichi interventi politici in grado di mitigarla.
Tuttavia, sostengono alcuni, «l’efficacia di tale comitato dipenderà in ultima analisi dalla capacità dei suoi risultati di rappresentare accuratamente le esperienze e le prospettive di tutte le parti interessate». Murray Leibbrandt, ricercatore senior presso l’African Centre of Excellence for Inequality Research dell’Università di Città del Capo, e Anda David, ricercatrice senior presso l’Agence Française de Développement (Afd), affermano che, sebbene «le iniziative globali rappresentino un progresso significativo, la sfida risiede nei quadri di riferimento sviluppati principalmente utilizzando dati e istituzioni del Nord del mondo, che potrebbero risultare imprecisi nelle regioni in cui la disuguaglianza è più marcata». Hanno spiegato: «Per affrontare questa sfida, abbiamo partecipato attivamente alla creazione dell’African Inequality Review. Questa iniziativa mira a colmare il divario di conoscenze relativo alla disuguaglianza. La rivista avvierà una ricerca innovativa a livello transnazionale che esamini la disuguaglianza in Africa creando una risorsa accessibile al pubblico che consolidi i set di dati sulla disuguaglianza del continente».
Hanno inoltre sostenuto che «i dati attuali dimostrano l’importanza di questa questione. Il Global Justice Report, presentato a giugno dal World Inequality Lab, formula raccomandazioni convincenti. Tuttavia, come hanno recentemente osservato gli economisti specializzati in economia del lavoro ed economia informale, numerose proposte riflettono condizioni prevalenti nei Paesi ricchi».
L’Africa determinerà il futuro della disuguaglianza globale
Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, l’Africa subsahariana dovrebbe rappresentare oltre la metà della crescita demografica mondiale fino alla fine di questo secolo. La stragrande maggioranza dell’espansione globale della forza lavorativa economicamente attiva avrà origine dall’Africa.
Attualmente, secondo le valutazioni della Banca Africana di Sviluppo e della Banca Mondiale, l’Africa subsahariana costituisce una quota significativa del decile di reddito più basso a livello mondiale, influenzando così la traiettoria della distribuzione globale del reddito.
Di conseguenza, ha avvertito il professor Leibbrandt, «le prospettive future della popolazione africana, in espansione e giovane, saranno determinanti nel definire la direzione della disuguaglianza a livello mondiale». E ha concluso avvertendo che, a quanto pare, questo processo dovrebbe garantire che il continente africano possa partecipare pienamente alla dimensione economica, sociale, politica e culturale del medesimo: «Un gruppo di esperti internazionali privo di solide prove empiriche africane finirebbe per esaminare i modelli storici della disuguaglianza globale anziché prevederne la traiettoria futura».
