Diciamocelo: adesso stiamo diventando tutti esperti in noduli al polmone, che cosa sono, cosa bisogna fare, quando bisogna intervenire, grazie alla prontezza con cui il web ci dispensa queste (ahinoi non sempre attendibili) informazioni. Segno in più comunque che l’annuncio di papa Leone XIV, in chiusura dell’Angelus di domenica 11 ottobre, ha suscitato grande attenzione.
Il pontefice ha infatti comunicato dal balcone di piazza San Pietro che gli è stato riscontrato dai medici un nodulo circoscritto ad un polmone, in fase ancora iniziale e ben localizzato; e di aver quindi deciso di seguire il consiglio di operarsi, cosa che avverrà nei prossimi giorni al policlinico Gemelli. Non quindi un comunicato uscito dalla sala stampa vaticana a cose fatte, ossia con il papa già in ospedale – come era accaduto per interventi programmati in passato -, ma un annuncio dato dalla viva voce del diretto interessato: una differenza che non è passata inosservata non solo agli esperti di comunicazione, ma anche a tanti fedeli. Leone XIV ha poi concluso con: «Mi affido alla vostra preghiera! Buona domenica!».
Intendiamoci, non che Leone abbia esautorato gli addetti stampa: appunto dal direttore della sala stampa vaticana sono infatti poi arrivate alcune precisazioni riguardo alle tempistiche del ricovero, che dovrebbe durare circa una settimana; e la conferma che al momento rimane in programma il viaggio apostolico in Sudamerica, terra di missione di papa Leone ai tempi in cui era vescovo della diocesi peruviana di Chiclayo, previsto per inizio novembre. Però in ogni caso appare “sdoganato” il tema della malattia: non più uno stigma, ma una delle tante difficoltà che la vita pone, da comunicare e condividere con i propri cari – che, nel caso di un papa, arrivano ad essere l’intera Chiesa.
Sono subito arrivati numerosi i messaggi dalle autorità sia civili che religiose. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha assicurato al papa che «potrà contare, oltre che sulle preghiere dei fedeli cattolici, sul partecipe pensiero di innumerevoli persone, in Italia come da ogni parte del mondo, siano essi credenti o non credenti»; mentre la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è detta «rincuorata dalla serenità e tranquillità con cui Leone XIV ha annunciato l’intervento». Anche qui, dunque, ritorna l’attenzione sullo stile comunicativo del pontefice.
Attestati di vicinanza sono poi arrivati dalla Cei, con il presidente mons. Matteo Zuppi che ha assicurato che le comunità ecclesiali del Paese ricorderanno il pontefice nelle celebrazioni e nei momenti di preghiera, e ringraziato il papa per la «semplicità e la fiducia con cui ci ha reso partecipi di questa prova. Siamo una famiglia: Santo Padre, non è solo!». Dalla terra natale di Robert Prevost, gli Usa, sono invece arrivate le parole del presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, l’arcivescovo Paul Stagg Coakley: «Possa la mano dei chirurghi di papa Leone essere guidata dal medico divino Gesù Cristo», si legge nella nota, in cui si invitano i fedeli a pregare per questo.
Dal mondo cattolico in generale si sono levate molte voci, tra cui quella del Movimento dei Focolari; che ha fatto circolare un messaggio in cui si assicura «preghiera, affetto e vicinanza spirituale» al papa, e si afferma che «la sua espressione pacata, la serenità, il sorriso appena accennato, la trasparenza con cui ha voluto comunicare la notizia del suo intervento e il suo affidamento al Signore sono per noi un esempio nella vita di ogni giorno»
Se i giornali italiani dedicano ampio spazio alla notizia, molto meno invece quelli nordamericani; dove, nonostante Leone XIV sia appunto originario di Chicago, la cosa è generalmente “confinata” tra le notizie estere dall’Europa. Ad aprire invece con questo annuncio sono viceversa diverse testate giornalistiche peruviane – da La Repùblica, a El Comercio a RPP -, con attenzione particolare alle domande relative alla visita pastorale in Sudamerica programmata per novembre, e alle relative dichiarazioni delle autorità peruviane che inviano messaggi di solidarietà e assicurano di attenderlo con ansia nel suo Paese d’adozione. «Desidero esprimere, a nome mio e del popolo peruviano, profondo affetto e solidarietà per sua santità – ha affermato la presidente Keiko Fujimori su X – a fronte di questo problema di salute che speriamo possa superare pienamente». Sulla stampa peruviana è circolato anche il messaggio del presidente della locale conferenza episcopale, mons. Carlos Garcìa Camader, che ha affidato la salute del santo padre al Cristo Moreno – immagine di grande devozione che si trova a Lima.
