Un bastone sulle ginocchia, una borsa e uno zaino troppo pesanti: Lois Irsara aspetta il pullman che lo porterà via dalla Val Badia. Ha trentun anni, una gamba ancora dolorante e un posto alla scuola d’arte di Milano. Da questa partenza prende forma, nel numero 3/2026 di Passaparola, edita da Città Nuova, il racconto di una vita segnata dalla fatica e da una tenace ricerca della bellezza.
Lois è cresciuto nel maso di Cialaruns, tra montagne, lavoro nei campi e una famiglia numerosa. Una malattia lo costringe a fermarsi e a rinunciare ai progetti che sembravano già scritti. Proprio in quei giorni comincia a dipingere ciò che vede dalla finestra. Il colore diventa un modo per restare vicino alla sua terra e, insieme, per guardare oltre.
Pietro Acler ricostruisce la sua storia attraverso lettere, testimonianze e ricordi, scegliendo di lasciare che sia Lois a parlare in prima persona. Lo seguiamo nell’apprendistato, nel legame con Giovanna Canins, sua moglie, e nell’incontro con Chiara Lubich. Nasce così un dialogo che entra anche nei suoi dipinti: i monti, i volti, i fiori e la luce raccontano il modo in cui l’artista vede le persone e la fede.
In questo numero di Passaparola si incontra un uomo concreto, capace di fare spazio agli altri anche attraverso il proprio lavoro. La sua pittura attraversa il dolore senza cancellarlo: nelle pagine, come nei quadri, tornano i colori della Val Badia e la domanda su come dare forma a ciò che di bello si scopre nella vita. È una storia da seguire con calma, lasciandosi accompagnare dalla voce di Lois.
Buona lettura!