Cuba è tornata al centro delle cronache a causa della malattia che ha colpito improvvisamente Alessandro Di Battista, presente nell’isola caraibica per un reportage. La situazione ora sembra sotto controllo con il ritorno in Italia previsto per giovedì 3 settembre.
Oltre al segnale positivo della solidarietà e vicinanza espressa in maniera trasversale dalle forze politiche verso l’ex parlamentare pentastellato, molto noto per le sue nette prese di posizione ( è stato tra i primi a parlare di genocidio a proposito dei bombardamenti israeliani su Gaza), ha destato interesse il pronto intervento della sanità pubblica cubana che si è confermata di alto livello nonostante le gravi restrizioni imposte dall’irrigidirsi, durante la presidenza Trump, del blocco economico da parte degli Stati Uniti, che dura dagli anni ‘60.

Alessandro Di Battista ANSA/GIUSEPPE LAMI
Come riporta il recente libro di Roberto Livi, Cuba. L’ultima sfida, a causa di tale politica ostile, il tasso di mortalità infantile a Cuba, pur restando più basso di quello Usa, è raddoppiato dal 4,6 al 9,9 per mille dei nati vivi. In pratica determinando la morte di 1.800 bambini.
Al centro di una contesa geopolitica tra blocchi contrapposti, piccola isola “comunista” collocata troppo vicina alla potenza nordamericana, Cuba resiste nella sua diversità anche dopo il crollo dell’Unione Sovietica suscitando reti di solidarietà internazionale. Nel mese di agosto 2026, ad esempio, le Cvx italiane, cioè l’organizzazione laicale dei gesuiti, hanno promosso un campo di volontariato a L’Avana.
In Italia esiste in particolare l’ Associazione di amicizia Italia Cuba che è sorta nel 1961 come reazione al tentativo di colpo di stato (invasione dalla “baia dei porci”) promosso dal governo Usa, anche se affonda le sue radici nel sostegno alle rivolte di fine ‘800 contro il dominio coloniale spagnolo.
Ne abbiamo parlato con Franco Zunino, coordinatore in Liguria dell’Associazione nazionale di amicizia Italia Cuba.
Guardando alla situazione attuale, com’è oggi la situazione a Cuba e di cosa parliamo esattamente?
La situazione in questo momento è durissima, aggravata in particolare dall’inizio di quest’anno. Trump ha ulteriormente incrementato il blocco economico, commerciale e finanziario – quello che i cubani chiamano bloqueo. Ad esempio, ha rotto i legami tra Venezuela e Cuba, interrompendo lo scambio commerciale fondamentale che vedeva l’invio di petrolio venezuelano in cambio dell’aiuto cubano nei settori della sanità e dell’istruzione. Con un atto esecutivo del 29 gennaio Trump ha imposto nuovi dazi e sanzioni contro i Paesi che commerciano petrolio con Cuba
Di conseguenza, da fine gennaio a oggi, solo una nave russa a fine marzo è riuscita ad arrivare. Questo sta strangolando l’isola: la mancanza di carburante ed energia blocca persino gli interventi chirurgici negli ospedali, paralizza i trasporti e impedisce l’approvvigionamento idrico nelle case, che dipende da pompe elettriche per portare l’acqua sui tetti
Questo blocco non è certo una novità, ha radici molto lontane. Come si è arrivati a questo punto storicamente?
Il blocco nasce negli anni ’60, subito dopo la rivoluzione. Quando il governo rivoluzionario cubano decise di attuare la riforma agraria, requisendo i latifondi per distribuirli alle cooperative agricole, molti dei proprietari terrieri colpiti erano statunitensi. Gli Stati Uniti risposero subito con sanzioni, poi aggravate da Kennedy. Successivamente, la situazione è peggiorata quando Cuba ha nazionalizzato le imprese energetiche e industriali in mano ad aziende americane. Nel 1996 è stata introdotta la legge Helms-Burton dal Congresso americano, che ha istituito un embargo extraterritoriale illegittimo e illegale. Questa legge colpisce non solo Cuba, ma qualsiasi azienda o paese terzo che commerci con l’isola
Sebbene ogni anno l’ONU – compresa l’Italia – si esprima contro questo blocco, si tratta di un voto che non ha conseguenze pratiche poiché gli Stati Uniti lo ignorano totalmente.

Mercato giornaliero a Cuba Ansa EPA/ERNESTO MASTRASCUSA
A questo si aggiunge la classificazione di Cuba tra i Paesi patrocinatori del terrorismo. Quali sono le conseguenze concrete?
Trump ha inserito Cuba in questa lista, il che comporta enormi difficoltà con le banche per le transazioni finanziarie internazionali. Eppure Cuba non ha mai fatto terrorismo, anzi, ne è stata vittima in molti attacchi spesso guidati dalla CIA. Ricordiamo la bomba messa su un aereo che trasportava la squadra di scherma dalle Barbados e gli attentati dinamitardi negli alberghi per colpire il turismo, diventato fondamentale dopo il calo del valore di zucchero e tabacco. In uno di questi attentati, all’hotel Copacabana dell’Avana, morì il giovane italiano Fabio Di Celmo, colpito al collo da una scheggia. Il mandante, un agente della CIA, dichiarò al New York Times che Fabio si trovava semplicemente «nel posto sbagliato al momento sbagliato», senza subire alcuna conseguenza. Biden aveva promesso di rimuovere Cuba da questa lista, ma lo ha fatto solo pochissimi giorni prima della fine del suo mandato, e Trump, reinsediatosi per il secondo mandato, ha subito reinserito l’isola nell’elenco. Inoltre, Trump ha attivato il Titolo III della legge Helms-Burton, mai applicato prima, che permette ai cittadini statunitensi (anche cubani naturalizzati dopo la rivoluzione) di richiedere nei tribunali USA la restituzione o monetizzazione dei beni nazionalizzati. All’epoca Cuba aveva risarcito i proprietari, ma basandosi sul valore che loro stessi avevano dichiarato al fisco, che era nettamente inferiore rispetto al valore reale richiesto oggi.
Quanto ha inciso, a suo parere, il blocco sulla mancata evoluzione politica verso un governo democratico?
Naturalmente si possono avere opinioni diverse sulla democraticità del sistema politico vigente a Cuba. Ma è difficile comprendere questo accanimento contro una piccola isola di 9-10 milioni di abitanti, specie dopo la caduta dei blocchi internazionali, se non per la grande influenza ideale e politica che Cuba esercita sui paesi in via di sviluppo e in America Latina, con leader come Lula, Mujica, Evo Morales o lo stesso Chavez. Riguardo al partito unico, il Partito Comunista, Cuba ha rinnovato la propria Costituzione circa due o tre anni fa attraverso un referendum popolare, riaffermando la scelta di essere una repubblica socialista con il partito come guida e garante. Se non ci fosse la costante pressione e il pericolo reale di finanziamenti esterni all’opposizione, forse le cose sarebbero diverse. Ciononostante, Cuba ha un sistema elettivo interessante che prevede primarie a livello di quartiere aperte a tutti, non solo agli iscritti al partito (che sono la minoranza della popolazione), per poi arrivare all’elezione dei consigli comunali, provinciali e dei deputati
Cosa ha impedito in passato di trovare sponde diverse dall’Urss? Ad esempio figure come Olof Palme sostenevano Cuba pur criticando apertamente il totalitarismo sovietico
Sicuramente è mancato un soggetto politico alternativo in Europa. Va ricordato che inizialmente Fidel Castro non era comunista (apparteneva al “partito ortodosso”), mentre suo fratello Raul e Guevara avevano influenze marxiste. La rivoluzione cubana contro Fulgencio Batista era fortemente legata alla figura di José Martí e alla storia delle tre guerre d’indipendenza del 1800, che avevano liberato gli schiavi ma si erano concluse con l’intervento degli Stati Uniti e l’emendamento Platt, che rendeva Cuba di fatto una colonia commerciale americana. Cuba era diventata “il casinò” degli Stati Uniti, in mano alla mafia italo-americana che gestiva azzardo e prostituzione. Con lo scontro con gli USA, Cuba è diventata parte del blocco sovietico per sopravvivenza economica. L’URSS acquistava zucchero, agrumi e tabacco in cambio di carburante, senza seguire però rigidi valori di mercato
Ricordiamoci che il Che criticò apertamente l’Unione Sovietica ritenendola imperialista, e rassegnò le dimissioni da Cuba, continuando la rivoluzione in Bolivia, anche per non mettere in difficoltà il governo cubano e Fidel con il quale rimase in ottimi rapporti. C’è di fatto che anche dopo la caduta del blocco sovietico, il Parlamento europeo ha purtroppo preso in diverse occasioni decisioni ostili verso Cuba.

Gennaio 1959, Fidel Castro ed Ernesto ‘Che’ Guevara, fotografati dopo la vittoria della rivoluzione cubana. ANSA-EPA/- EDITORIAL USE ONLY – BGG
Qual è oggi il ruolo dell’Associazione nazionale di Amicizia Italia-Cuba?
La nostra associazione, nata subito dopo il tentativo d’invasione della CIA alla Baia dei Porci, conta oggi circa 65-70 circoli in tutte le regioni d’Italia. Facciamo attività politica, culturale, artistica e sportiva, ma oggi è tornato centrale l’aiuto concreto. Spediamo container contenenti materiale scolastico, autobus e soprattutto aiuti nel campo sanitario.
Temete un’aggressione militare finale contro Cuba?
Personalmente non credo nella possibilità di un’invasione militare. Il progetto degli Stati Uniti è quello di rendere la situazione così drammatica da spingere il popolo a rivoltarsi. Questo piano è stato teorizzato fin dall’aprile 1960 dal vicesegretario di Stato Lester Mallory, il quale scriveva in un memorandum che l’unico mezzo per rovesciare il governo era seminare fame e disperazione attraverso il blocco economico
Cuba ha superato il durissimo “periodo speciale” dopo il crollo dell’URSS, quando il PIL scede di circa il 35% tra il 1989 e il 1993. All’epoca c’era ancora forte memoria delle condizioni sotto la dittatura di Batista, quando la popolazione rurale era trattata poco più che come schiavi della gleba. Oggi i tempi sono distanti e la situazione è complessa, ma ritengo che la maggioranza della popolazione sia ancora favorevole al governo, anche perché l’azione aggressiva degli Stati Uniti finisce per rafforzare l’identità nazionale dei cubani
C’è stato un cambiamento nell’economia cubana negli ultimi anni per far fronte a queste difficoltà?
Sì, Cuba ha fatto diverse riforme economiche. Il Canada e la Spagna sono stati partner importanti. Sono nate imprese miste, soprattutto nel turismo con alberghi misti cubano-canadesi o cubano-spagnoli. Inoltre, non potendo più mantenere tutti i lavoratori come dipendenti statali, lo Stato ha aperto alle piccole attività commerciali private, ai mercati agricoli liberi, ai “paladares” (piccoli ristoranti privati) e alle case particular (bed and breakfast). Pur con il calo del turismo dovuto anche alla rigida chiusura durante la pandemia, l’isola ha dimostrato un’incredibile eccellenza scientifica
In che senso?
Sotto la guida di Fidel Castro è stata sviluppata una fortissima ricerca in biotecnologia con fondi pubblici. Cuba è uno dei pochissimi paesi al mondo ad aver prodotto cinque vaccini anti-Covid statali a vettore tradizionale (non mRNA, adatti cioè anche per i bambini), distribuiti a molti paesi poveri a circa un dollaro a dose. Hanno anche creato vaccini contro la meningite infantile e ora stanno lavorando a un vaccino contro la dengue, una ricerca che, come associazione, stiamo sostenendo economicamente.
Uno storico acerrimo critico di papa Francesco ha descritto Fidel Castro come ultimo re cattolico, nell’accezione negativa di espressione dell’eterna lotta della Spagna cattolica contro l’illuminismo e la modernità liberale. Ma la rivoluzione cubana non è stata certo tenera con la Chiesa. Quale è la sua esperienza nel merito?
Personalmente provengo proprio dal mondo cattolico. Mi sono avvicinato molto, ad esempio. alla rivoluzione sandinista in Nicaragua, perché ero fortemente interessato alla teologia della liberazione espressa dai fratelli Cardenal. All’epoca c’era tutto un mondo stimolante legato a personaggi come padre Ernesto Balducci sui temi della pace, ma anche a figure centrali come il domenicano Frei Betto [autore dello storico libro intervista a Fidel Castro La mia fede. Cristianesimo e rivoluzione, ndr].
Non ho vissuto direttamente i primi anni della rivoluzione, ma frequentando Cuba dal 1990, ho sempre visto molte chiese decisamente piene e incontrato diversi religiosi e anche un vescovo. Esiste anche la presenza della Caritas nell’isola. Molto ha inciso la visita dei papi a partire da Giovanni Paolo II. In realtà, il rapporto più difficile dello Stato cubano è con le sette religiose di tipo evangelicale.
Una linea di frattura con i cattolici si è registrata relativamente alla nuova Costituzione che prevede un concetto di famiglia allargato che include i matrimoni tra persone dello stesso sesso. In sede di consultazione il “No” ha raccolto circa il 10% dei consensi.

Processione settimana santa 2026 a L’Avana Foto Ansa
Considerando anche la crescita di una certa area politica esplicitamente socialista negli Stati Uniti, esistono legami o contatti con la società civile e le realtà politiche americane?
Sì, all’interno degli Stati Uniti ci sono sempre state realtà e presenze contrarie alla politica di aggressione del governo americano contro Cuba. Ad esempio, il pastore protestante battista Lucius Walker Jr., morto nel 2010, organizzava ogni anno una Carovana dell’amicizia diretta verso l’isola sfidando apertamente el bloqueo, non solo per portare aiuto ma anche permettendo a studenti poveri degli Usa di studiare medicina a Cuba. Nel 1988 ha dato vita all’organizzazione interreligiosa Pastors for Peace (Pastori per la Pace) con la finalità di abbattere gli steccati.
Inoltre, durante il periodo della presidenza Obama, pur senza rimuovere il blocco economico che resta di competenza del Congresso, l’apertura dei canali diplomatici e della sede diplomatica all’Avana ha permesso a molti cittadini americani, inclusi diversi studenti universitari, di viaggiare a Cuba e stabilire contatti diretti. Parliamo di un’altra epoca, ma esiste quindi una parte di società civile americana che si è sempre mossa in direzione contraria rispetto alla linea ufficiale di Washington.
