Siamo nelle settimane di ferragosto e tanti di noi si trovano in vacanza o hanno preso un periodo di ferie. È possibile che nei primi giorni di stacco dalla routine e dal lavoro l’ansia aumenti e in generale potresti osservare una sindrome depressiva. Questo è più frequente per le persone che vivono una vita molto frenetica a ritmi elevati. Dal punto di vista psicologico le cause possono essere differenti, vediamone alcune:
- Il corpo dopo un lungo periodo di stress “presenta il conto”. Il nostro sistema nervoso quando comprende che non ci sono più emergenze, dopo un’attivazione elevata, va in modalità recupero (il sistema parasimpatico si attiva). Possiamo percepire più chiaramente tensione e stanchezza accumulate.
- Il lavoro e gli impegni quotidiani, i problemi da risolvere, tengono la mente occupata. Quando ci fermiamo alcuni pensieri tenuti a bada possono prendere la nostra attenzione.
- Nel silenzio la mente può iniziare a ripercorrere ciò che è successo e interrogarsi continuamente. Il rimuginio riempie il silenzio.
- Perdiamo temporaneamente l’illusione del controllo che la routine ci fa percepire. Durante la quotidianità sappiamo cosa dobbiamo fare. Nel tempo libero ci sono meno strutture e questo, in alcuni casi, può generare una sensazione di vuoto e disorientamento.
- Nello “stare” emergono emozioni, rallentare ci fa entrare maggiormente a contatto con gli stati emotivi. Tristezza, rabbia, solitudine, insoddisfazione o conflitti personali che erano stati messi momentaneamente da parte riaffiorano. Fermandoci sono più percepibili, le emozioni hanno bisogno di lentezza.
- Per ultimo, l’idea di “dover stare bene”, di avere solo quei giorni di recupero può aumentare l’ansia. La “doverizzazione” non aiuta, “adesso dovrei rilassarmi e divertirmi” può trasformare il mancato rilassamento in un ulteriore motivo di preoccupazione.
La calma rende finalmente percepibile un’ansia che era già presente, stava sullo sfondo e non ne eravamo consapevoli. Ritrovare noi stessi significa anche avere il coraggio di incontrare quelle parti di noi che, nella frenesia quotidiana, non ascoltiamo. La buona notizia è che dopo qualche giorno di riposo l’equilibrio potrebbe ristabilirsi in una nuova quotidianità più lenta e fatta di piccole abitudini vacanziere.
Questa esperienza potrebbe farci imparare tre cose:
- Per ascoltarci abbiamo bisogno di una vita più lenta, non aspettare le ferie estive per concederti ritmi più sostenibili e umani;
- Le emozioni e i pensieri che hai contattato seppur amplificati dalla stanchezza ti stanno dando una comunicazione importante: qualcosa bussa alla tua porta;
- Il prossimo anno potresti programmare uno stacco più lento, prima di partire puoi rallentare il ritmo, diminuendo il cortisolo.
Che tu stia a casa o in vacanza ti auguro di “stare” con te in modo gentile, facendoti qualche “carezza”, e di portare con te il cuore da giraffa.
