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Persona e famiglia > Sport

Dall’ atletica al nuoto: Italia sempre più protagonista

di Noemi Di Benedetto

Si sono concluse con degli ottimi risultati le due rassegne continentali di nuoto e atletica che ci hanno lasciato attaccati allo schermo nelle ultime due settimane, con un’Italia che ha incantato dai tuffi alla maratona, dal nuoto ai salti, da Parigi a Birmingham.

Nadia Battocletti con l’oro vinto nei 10.000 m agli europei di atletica 2026 a Birmingham. Foto via Ansa/EPA/TOLGA AKMEN

È un bottino di ben 65 medaglie quello che gli azzurri riportano a casa al termine di questi due magici Europei di nuoto e di atletica. Sono 43 i metalli preziosi nel nuoto (13 ori, 15 argenti e 15 bronzi) e 22 (10 ori, 6 argenti e 6 bronzi) quelli dell’atletica. Numeri mai visti prima e neanche sperati per un’Italia che si conferma protagonista assoluta in Europa. Impossibile ripercorrere tutte le 65 medaglie una ad una, ma vediamo insieme le imprese di questa folle Italia e quelli che sono stati i suoi protagonisti principali.

Un mare di medaglie dal nuoto

Ripartiamo dal nuoto che avevamo lasciato la scorsa settimana in testa nel medagliere grazie, soprattutto, al contributo dei cinque ori di Chaiara Pellacani e degli altri protagonisti nei tuffi, nel nuoto artistico e nelle grandi distanze. Un nuoto che non si è fermato lì ed è ripartito alla grande anche nella seconda settimana con le specialità in vasca che hanno delineato un dominio totali dei nuotatori azzurri che, durante questa kermesse, sono riusciti a salire per ben 43 volte sul podio. 43 medaglie, un numero incredibile che ha permesso agli azzurri di sbaragliare la concorrenza – nessuna nazione si è neanche minimamente avvicinata a questo numero di medaglie – ma che non ci ha, però, dato il primo posto nel medagliere generale.

Per un solo oro, 13 a 14, sono gli inglesi a chiudere in vetta al medagliere con appena 26 medaglie (14 ori, 4 argenti e 8 bronzi) in un’ultima giornata che ci ha regalato tante emozioni ma anche la beffa di essere i più veloci e arrivare secondi per un centesimo di secondo. Nell’ultimo giorno della rassegna, infatti, sfumano per un solo un centesimo di secondo altre due medaglie d’oro per la nostra nazionale. Dopo il bronzo di mercoledì nei 100 metri rana, Benedetta Pilato ottiene “solo” l’argento nei 50 rana con il tempo di 29.94 secondi, un solo centesimo più lenta della lituana Rūta Meilutytė (titolare del record mondiale) che chiude a 29.93 nonostante il palese primo posto della nostra Benny che non ha trovato il tempo ideale solo nel tocco della piastrella. Poco dopo stessa sorte anche per Thomas Ceccon – già bronzo nei 200 dorso – che si arrende, sempre per un centesimo, ad Apostolos Christou nei 100 dorso, con 52.28 contro i 52.27 del greco campione in carica, che è riuscito a superare il veneto solo nell’ultimo tratto. Un centesimo, anzi, due che fanno perdere – non ancora fisicamente – il primo posto nel medagliere all’Italia; ma, come ci ricorda la nostra Benny al termine della sua gara, «purtroppo, o per fortuna, lo sport è questo», a volte regala e a volte toglie e, nonostante un pizzico di amarezza, i nostri azzurri sono stati bravissimi a darci ancora tanto – fino ai due fantastici argenti nelle staffette finali – a prescindere dal risultato finale.

L’iniziale delusione, infatti, passa in fretta grazie ad una immensa Simona Quadarella che, in quella che non è la sua gara, porta a casa il terzo oro in altrettante gare. Dopo i trionfi negli 800 e nei 1500 metri arriva, infatti, il terzo oro per Simona Quadarella nei 400 stile libero con il tempo di 4’01″34, riuscendo a rimontare con uno sprint incredibile nelle ultime due vasche le tedesche Isabel Gose e Maya Werner, rispettivamente argento e bronzo, grandi favorite per questa distanza. La Quadarella mette così in bacheca la sua 11esima vittoria europea: «È un oro speciale, tra i più speciali. Sono molto contenta per come ho condotto la gara. Gli ultimi cinquanta non si preparano: dai tutto quello che hai. Ero una bambina nel 2018, adesso ho una consapevolezza diversa. Ci speravo, ma non me l’aspettavo», commenta la 27enne al termine della sua gara.

Magica atletica nel segno di Livio Berruti

E dalla Francia passiamo all’Inghilterra perché è grande, grandissima Italia agli Europei di atletica a Birmingham con i nostri azzurri che lottano fino all’ultima gara, fino all’ultima corsa, fino all’ultimo centimetro per l’oro e per il medagliere. Una lotta, quella Italia – Gran Bretagna che ha visto, questa volta, trionfare meritatamente i nostri che chiudono in vetta al medagliere davanti alla Gran Bretagna padrona di casa grazie anche al decisivo oro degli azzurri della 4×400 maschile con Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati davanti ai britannici, in un finale da cardiopalma che ha visto la staffetta tricolore prevalere per soli tre centimetri. Tre centimetri che ci fanno riprendere dai centesimi di secondo persi nel nuoto e che portano la spedizione azzurra a quota 22 medaglie agli Europei di Birmingham con 10 ori, 6 argenti e 6 bronzi. Numeri che ci valgono non solo il primato nel medagliere per numero di vittorie, ma anche quello di metalli totali.

22 medaglie, 22 persone, 22 storie dietro, lo sappiamo, ma per il momento non possiamo che accontentarci dei nomi di questi 22 atleti che hanno portato in alto il tricolore e, quindi, vediamo per ogni metallo i protagonisti di questa folle impresa azzurra.

I 10 ori arrivano con Larissa Iapichino nel salto in lungo; la sopra menzionata 4×400 maschile; Leonardo Fabbri nel getto del peso; la regina Nadia Battocletti nei 5.000 e nei 10.000 metri; Dariya Derkach nel salto triplo; il capitano Gianmarco Tamberi nel salto in alto nel giorno del compleanno della sua piccola; il veterano Massimo Stano nella marcia; la giovane e fresca Sofia Fiorini che, qualche minuto dopo Stano nella marcia sulla distanza della maratona polverizza il record del mondo e il simpatico Andy Díaz Hernández nel salto triplo. Sei gli argenti: Zane Weir nel peso, Sara Fantini nel martello, Francesco Fortunato e Alexandrina Mihai nella mezza maratona di marcia, Pietro Riva nella maratona e la squadra italiana nella classifica a squadre della maratona femminile. Sei infine i bronzi, conquistati dalla staffetta 4×400 femminile, Micol Majori nei 5.000 metri, Matteo Sioli nel salto in alto, Fausto Desalu nei 200 metri, Andrea Cosi nella mezza maratona di marcia e Andrea Dallavalle nel salto triplo.

Numeri straordinari e un’impresa magica quella della nostra atletica per un exploit che, appena una settimana dopo la morte di Livio Berruti, il campione olimpico di Roma 1960 che è venuto a mancare proprio alla vigilia della competizione, assume un valore speciale. I successi e i record conquistati dagli azzurri in questa edizione rappresentano il tributo perfetto a una leggenda dello sprint italiano, dimostrando che il movimento attuale ha corso e vinto anche nel nome dell’uomo che nel 1960 ha interrotto il dominio statunitense nei 200 metri diventando il primo grande velocista della nostra tradizione.

E così passato e presente si uniscono in degli Europei che spesso ci hanno rimandati ai grandi del passato senza però farceli rimpiangere perché i nostri azzurri hanno saputo cogliere la loro eredità e rendere l’Italia, almeno quella sportiva, ancora grande.

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