Non è Il trono di spade e nemmeno Il signore degli anelli. È Avatar − la Leggenda di Aang: un buon fantasy, una serie a misura di giovani, che col film kolossal ambientato sul pianeta Pandora non c’entra nulla. La seconda stagione è appena arrivata su Netflix, con 7 (lunghi) episodi dopo gli 8 della prima. Visivamente intenso, ma al tempo stesso non violento come altri suoi predecessori (pensiamo appunto a Il trono di spade), questo racconto è ricco di spunti sulla vita, con molteplici romanzi di formazione al suo interno, chiaramente adatti ai non ancora adulti.
Avatar (la serie) affronta temi come la guerra, le divisioni culturali, la pace e l’unità, ma offre anche i percorsi di chi lotta con sé stesso − e con la sua storia personal/familiare − per arrivare a portare frutto. Il mondo della serie è diviso in 4 tribù corrispondenti ai 4 elementi naturali: acqua, aria, fuoco e terra. Ognuna di queste materie è rappresentata da un popolo, da comunità umane che un tempo vivevano in pace e armonia, ma ora, dopo che per 100 anni non c’è stato un Avatar come pacificatore, le 4 diversità sono divise e guardinghe.
Gordon Cormier nel ruolo di Aang e Kiawentiio Tarbell nel ruolo di Katara nella seconda stagione di “Avatar: La leggenda di Aang”. Per gentile concessione di Netflix © 2026.
Addirittura uno dei 4 popoli, quello del fuoco, ha dichiarato guerra agli altri, e l’Avatar, sottoforma di un ragazzino, inizia un viaggio per sostenere quelli che − come nel mondo reale − vogliono unire il pianeta, a dispetto di quelli che − come nella vita − lo vogliono diviso in nome del proprio dominio. Questo giovane Avatar si chiama Aang ed è chiamato a una grande missione e a grandi responsabilità: niente di meno che salvare il mondo. Deve imparare a fare molte cose, per questo il suo può essere visto come un lungo percorso verso la sapienza umana.
Con Aang e con gli amici che lo aiutano, si parla di solitudine, della fatica interiore che in qualche modo rimanda a tante storie giovanili (e non solo), come la paura di non farcela, di non essere all’altezza dei compiti. Si parla anche di amicizia, e non mancano frasi interessanti, nel percorso di crescita del protagonista e degli altri suoi coetanei. Per esempio, sull’amicizia, un maestro dice al giovane Avatar/Aang: «Le amicizie reggono le verità; le migliori ne traggono forza. Devi lasciare gli altri liberi di essere chi sono e loro devono lasciare te libero di essere chi sei».
Ce ne sono diversi di momenti così in questa serie in cui il protagonista si confronta con i grandi temi dell’interiorità umana e con i segreti che rendono nobile e completa un’anima: vedere il buono negli altri, saperlo tirare fuori, cercare di rendere il mondo un posto migliore. Sapersi fidare del proprio cuore, avere fiducia nel prossimo, crescere compiendo i doverosi e inevitabili errori, essere capaci di vedere oltre le apparenze, costruire un sano rapporto tra potere e valori umani, imparare che il passato è un fattore con cui fare i conti. Certo ci sono le sequenze più di azione, in Avatar – La leggenda di Aang anche spettacolari, ma sono non troppo insistite e sono ben armonizzate nel racconto generale di questa serie interessante, con rimandi all’oriente, la cui trama è fitta e articolata pur mantenendo il suo respiro ampio.

Gordon Cormier nel ruolo di Aang, Kiawentiio Tarbell nel ruolo di Katara, Maria Zhang nel ruolo di Suki e Ian Ousley nel ruolo di Sokka nella seconda stagione di Avatar: La leggenda di Aang. Per gentile concessione di Netflix © 2026.
La nuova stagione di Avatar – La leggenda di Aang, la terza e ultima, è prevista per il 2027.
