Gesù, dopo aver parlato in parabole ad una grande folla in riva al lago di Tiberiade, si rivolge ai discepoli e ad essi spiega il significato profondo delle sue parole. Il protagonista del nostro racconto è la Parola di Dio, paragonata ad un seme piccolo e fragile. I sassi, le spine, gli uccelli possono impedirgli di germogliare, mettere radici, produrre spighe mature, ma il sapiente seminatore ne conosce la sorprendente vitalità. Attraverso queste immagini, Gesù rivela il rapporto tra l’uomo e la Parola che Dio offre abbondantemente, ma c’è chi la accoglie e chi, per vari motivi, la lascia cadere senza che porti frutto. Nel cuore umano, infatti, la superficialità e le eccessive preoccupazioni materiali minacciano il miracolo della vita soprannaturale, che Dio stesso desidera accendere nelle sue creature. Anche noi, come i discepoli, siamo invitati da Gesù ad entrare nel mistero umile dell’amore di Dio e, allo stesso tempo, siamo interpellati personalmente su una decisione: quale “terreno” vogliamo essere?
«Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto».
Ascoltare e comprendere: sembra questo il segreto che fa di noi un terreno accogliente, dove il seme della Parola può esprimere la sua forza e portare buoni frutti. Quanto è preziosa la disponibilità all’ascolto: è lo spazio spirituale per fare posto alla vita di Dio, che sempre ci precede con la sua misericordia, con la pazienza del lavoratore che conosce e rispetta i tempi della maturazione.
Le parole di Dio, come scrive Chiara Lubich, «illuminano interiormente non solo la mente, ma tutto l’essere, perché sono luce, amore e vita. Danno pace – quella che Gesù chiama sua: “la mia pace” – anche nei momenti di turbamento e di angoscia. Danno gioia piena pur in mezzo al dolore che a volte attanaglia l’anima. Danno forza soprattutto quando sopraggiungono lo sgomento o lo scoraggiamento. Rendono liberi perché aprono la strada della Verità. […] Anche in noi deve nascere un amore appassionato per la parola di Dio: la accogliamo con attenzione quando ci viene proclamata nelle chiese, la leggiamo, la studiamo, la meditiamo…ma soprattutto siamo chiamati a viverla. […] Vivendo una parola di Gesù viviamo tutto il Vangelo, perché in ogni sua parola egli si dona tutto, viene lui stesso a vivere in noi […] e sostituisce il nostro modo di pensare, di volere, di agire in tutte le circostanze della vita»1.
1 C. Lubich, Parola di Vita marzo 2003, in eadem, Parole di Vita, a cura di F. Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma 2017, pp.684-685.