Il tempo è relativo e anche come si misura, basta sapere che la popolazione Aymara ha festeggiato ieri, 21 giugno, l’inizio dell’anno 5534. Si tratta di nativi indigeni, uno dei principali gruppi etnici delle Ande centrali, circa 2-3 milioni di persone, che hanno aggiunto 5 mila anni al calendario gregoriano per inglobare i millenni di civiltà delle culture pre-colombiane. E come mai iniziano l’anno proprio a partire dal 21 giugno? Chiaramente perché ci troviamo nel solstizio d’inverno nell’emisfero australe, inizia l’estate, è il giorno più lungo dell’anno, il sole si trova alla sua massima altezza dall’orizzonte. Tutte caratteristiche che permettono a questa data di divenire un simbolo della rinascita del sole, un ciclo nuovo della natura e la vittoria della luce sulle tenebre.
Al livello agricolo questo giorno è quindi un punto di svolta, perché si spera che i riti e i festeggiamenti abbiano un riscontro positivo sul prossimo raccolto. Il sole inizia a riavvicinarsi alla Terra e da ciò ne trarranno beneficio tutte le coltivazioni che cominceranno a ricevere più calore. Gli Aymara si rifanno ovviamente a una tradizione animista, per cui attraverso i rituali si intende incanalare e muovere energie spirituali che si crede risiedano non solo negli esseri viventi ma in tutto l’universo. E per questo le foto mostrano alcune persone, i leader spirituali (amautas), che all’alba del 21 giugno con le mani rivolte verso il cielo accolgono i primi raggi del sole, per ingraziarsi i favori della Madre Terra (Pachamama). Il rituale prevede l’uso di fumi aromatici per la purificazione, offerte di cibo e fiori e danze in costumi tradizionali che tendono a coinvolgere tutti i presenti.
Il nuovo anno andino è ufficialmente riconosciuto come festa nazionale in Bolivia, dato che uno dei siti più importanti in cui si tengono i riti è a Tiwanaku, sulle rive del Lago Titicaca, importantissimo sito archeologico, oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO, il cui monumento più famoso è la Porta del Sole, un monolite di andesite con un fregio centrale che rappresenta il dio Sole.
Anche in Perù, nelle zone di Cusco e Machu Picchu il capodanno andino è molto sentito e culmina il 24 giugno con la festa dell’Inti Raymi (festa del sole), una rappresentazione di antichi rituali con processioni in tre diversi luoghi.
Questi eventi rappresentano anche un momento fortemente identitario per una tradizione che si è trasmessa di generazione in generazione, nonostante i conquistadores spagnoli, frutto quindi di una memoria collettiva da mantenere viva.
