Imponenti e inquietanti le opere dell’artista di origini indiane Anish Kapoor, da oggi in mostra presso l’Hayward Gallery (Southbank Centre), fino al 18 ottobre. Il rosso (sangue) domina l’ambiente e parla alle viscere dello spettatore, grazie soprattutto alla monumentale Mount Moriah at the Gate of the Ghetto, realizzata per la Biennale d’Arte di Venezia del 2022, che propone un mondo al contrario, come colata lavica che schiaccia dall’alto.
Prospettive rovesciate con cui Kapoor gioca fuori da qualunque schema, come anche in Blinded by Eyes, Butchered by Birth, una struttura rossa in pvc rigonfia che dal soffitto va a toccare terra, sicuramente provocatoria, ricorda la grande tela donata a Greenpeace, Butchered, esposta sulla piattaforma petrolifera di Shell, nel Mare del Nord, macchiata di rosso, volendo denunciare evidentemente «il massacro dell’ambiente. È, a livello più semplice, sangue su una tela. Un riferimento alla distruzione – al sanguinamento – del nostro globo, del nostro stato, del nostro essere», ha dichiarato il maestro Kapoor al Guardian.
La fragilità dell’esistenza umana è manifesta anche attraverso gli specchi deformati e deformanti, come l’opera dal titolo Tsunami, per cui tutto – noi stessi e la realtà – è reale e presente ma sempre diverso, in mutamento, la verità è impossibile da afferrare. Sfugge come la luce che viene catturata dalla materia in Descent into Limbo, un’installazione dipinta a terra, come un buco nero, realizzata grazie a una speciale composizione che si chiama Vantablack, praticamente un colore nero che assorbe il 99,96% della luce e azzera la tridimensionalità, roba che nemmeno la Nasa è arrivata a tanto. Questo sistema di nanotecnologia è stato brevettato da una società britannica ma Kapoor si è accaparrato il brevetto per l’utilizzo artistico di questa materia, praticamente ne ha fatto il suo marchio di fabbrica ed è l’unico artista a poterlo utilizzare.
Abbiamo dato qualche pennellata della varietà di opere esposte all’Hayward Gallery, per fortuna Anish Kapoor ama tanto l’Italia, tanto che ha fatto di Venezia la sua seconda casa, trasformando Palazzo Manfrin (nel sestiere di Cannaregio) nella sua sede espositiva permanente. (ph Ansa)