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Italia > Iniziative

Quando l’urbanistica raccoglie le diverse voci della città  

di Daniela Ropelato

- Fonte: Città Nuova

Un intervento a Torino di rigenerazione urbana, dove la riqualificazione punta a migliorare la qualità della vita, la coesione e la sostenibilità ambientale

ph Marco Titli

La bellezza di Torino non si discute. Torino è custode di un patrimonio storico-artistico straordinario: dalle Residenze reali, dichiarate dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, al Museo Egizio, il più importante al mondo dopo quello del Cairo. E poi Torino “città dei 4 fiumi”, che salutano gli abitanti anche con i “toret”, le note fontanelle in ghisa sormontate dalla testa del toro, che dispensano acqua fresca, silenziosa metafora della cura dello spazio pubblico.

Torino porta nel proprio tessuto i segni di trasformazioni profonde. Da capitale industriale del Novecento, segnata dalla presenza monolitica della grande fabbrica, ha attraversato una lunga stagione di riconversione economica che ne ha ridisegnato la morfologia e l’identità. La transizione, accelerata da grandi eventi (tra cui le Olimpiadi invernali del 2006), esplorata e monitorata dall’accademica e dalla politica, ha lasciato in eredità sia nuove infrastrutture e spazi rigenerati, sia sacche di marginalità, disoccupazione e fragilità abitativa.

È in questo contesto, che intreccia elementi puntuali e scenari più ampi, che si inscrive la vita quotidiana di Torino, mentre interessanti trasformazioni, che non possono prescindere dal coinvolgimento dei cittadini, influenzano le decisioni pubbliche con un sano protagonismo civico che valorizza le reti di prossimità. Non si tratta di supplire a carenze istituzionali, ma di incrociare bisogni sociali, conoscenze e competenze, per interventi di riqualificazione radicati nei contesti locali, che non si accontentato di ristrutturare ma puntano a far crescere la qualità urbana.

La sostenibilità, tanto più nell’orizzonte della città, è una categoria multidimensionale: non si esaurisce nella dimensione ecologica, ma abbraccia i diversi volti della vita quotidiana. Tra gli strumenti che meglio incarnano questa logica si distingue oggi “l’urbanistica tattica”, un approccio incrementale che sostiene interventi temporanei, leggeri e a basso costo sullo spazio pubblico. Anziché attendere trasformazioni strutturali di lungo periodo, l’urbanistica tattica sperimenta azioni reversibili e modulabili, come la pedonalizzazione di una strada o l’installazione di arredi urbani informali: interventi che non si limitano a potenziare una funzione, ma testano nuovi usi e nuove relazioni tra le persone, mettendo in dialogo abitanti e amministrazioni.

Pensare alle città come luoghi di apprendimento collettivo, come sistemi in continua co-produzione, significa anche questo. E la partecipazione degli abitanti non è un elemento accessorio, ma una condizione strutturale: genera e fa incontrare capacità collettive e riduce quella distanza tra istituzioni e comunità che rappresenta oggi un freno alla sostenibilità. Per questo, anche micro-innovazioni locali, sostenute da processi partecipativi che esercitano una pressione progressiva sui modelli spaziali, sociali e politici, possono avere un impatto significativo. Del resto, le pratiche quotidiane, le norme sociali e i dispositivi istituzionali co-evolvono e anche gli interventi di riqualificazione urbana che sembrano minori possono agire simultaneamente su più scale.

ph Marco Titli

Con queste idealità e con lo slogan “Tempo di cambiare”, si sono mossi anche un centinaio di ragazze e ragazzi che sono arrivati in Via Fattori 113 a Torino a inizio maggio, per mettere alla prova il Progetto nazionale “Time To Change” del Movimento dei Focolari. Hanno deciso di guardarsi attorno a partire dal quartiere torinese di Pozzo Strada. Fino agli inizi del ‘900 qui vi erano solo campi, qualche casa e una chiesa, oltre ad un pilone con un’immagine sacra accanto ad un pozzo, recuperato nel 2023. Proprio i mattoni di quel pozzo erano stati testimoni, nel 1104 di quella che si ricorda tuttora come l’apparizione della Madonna al cieco di Briançon.

Già dagli anni ’60 il boom edilizio aveva cambiato il quartiere. Via i prati, mentre numerosi palazzi venivano costruiti cementificando il tratto di Corso Francia tra i quartieri storici di Torino e la prima cintura formata dai comuni di Collegno e Grugliasco. Nella crescita tumultuosa subentravano i viali per le auto e si disperdeva il disegno complessivo e la visione dello spazio pubblico legata allo schema dei vecchi quartieri di Torino con la piazza al centro.

È un contesto che va tenuto presente quando, a Pozzo Strada, alcuni mesi fa l’Istituto Comprensivo Baricco che accoglie più di 1200 bambini e ragazzi, con 6 plessi scolastici, propone al Comune di Torino ed alla Circoscrizione 3 di istituire un’area pedonale di fronte alla Scuola materna. L’obiettivo è di ridurre il traffico veicolare e l’inquinamento negli orari di ingresso e uscita, affrancando un’area incastonata tra la cancellata della scuola e la parete muraria vicina e garantendo così maggiore sicurezza agli alunni, con spazi di sosta dei pulmini anche per i disabili.

Immaginiamo 50 metri lineari di strada liberati, 400 metri quadri che diventano 700 sommando il marciapiede. Va messa in conto la cancellazione di una ventina di posti auto (autorizzata dal Comune a partire dal settembre scorso), ma lo spazio pubblico va recuperando progressivamente una certa armonia e diventa un luogo dove tanti genitori tornano ad incontrarsi, lontani dai gas di scarico, quando la mattina accompagnano i figli o li attendono alla fine delle ore di lezione.

In questa cornice si è inserito il cantiere dei ragazzi e delle ragazze convocati da “Tempo di cambiare” da tutto il Piemonte proprio il 1 maggio, festa del lavoro. Sotto la guida di alcuni artisti della città, Osvaldo Neirotti, Fabiana Macaluso, Jesus Salinas, Chiuto, che hanno offerto la loro creatività, l’area chiusa al traffico è diventata una vivace opera d’arte urbana dedicata alla pace e alla cittadinanza attiva. Il ponte festivo si è riempito di un’esplosione di voci, mentre i passanti incuriositi si avvicinavano ad allacciare vivaci dialoghi con i ragazzi. Sull’asfalto della piccola piazza hanno preso forma lunghe strisce colorate e grandi animali a rappresentare le varie parti del pianeta, il Panda (l’Asia), la Colomba (l’Occidente), l’Elefante (l’Africa) e la Balena (i popoli indigeni e autoctoni). Non è mancata anche “l’operazione volantinaggio” nel quartiere, per spiegare ai residenti il desiderio di dare forma a qualcosa di nuovo e di bello al servizio dei più piccoli e delle famiglie.

Qualche protesta cordiale per la riduzione dei parcheggi di fronte alla scuola e per la necessità di modificare alcune abitudini, non vanno sottovalutati. Ma forse non è stato inutile ricordare, anche in questo modo, che una città che sa accogliere i bambini e i ragazzi, è una città più vivibile per tutti. Lo ha dimostrato anche la vicina Scuola di danza: la nuova area è diventata un ulteriore palcoscenico per le prove, che tanti hanno apprezzato.

A monte dei vari passaggi, c’è la determinazione della preside Maria Antonietta Roma e dei genitori, il sostegno dell’assessora alla viabilità di Torino Chiara Foglietta, della Circoscrizione 3 con la presidente Francesca Troise e i coordinatori Antonio Caprì e Marco Titli del Movimento politico per l’unità, oltre che dell’associazione Obiettivo Fraternità dei Focolari. Una rete che ha saputo reagire a ciò che si dà per scontato e assecondare la ricerca che è dentro ciascuno: migliorare i nostri ambienti di vita, non accettare che cresca solo il cemento, ma anche la solidarietà.

Riproduzione riservata ©

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