Girando l’Italia, il contatto con persone diverse ha sempre generato in me stupore e, con il passare degli anni, ho sentito la ricchezza che ogni essere umano porta in sé. È nato perciò, il desiderio di fissare su un foglio ciò che rende ciascun individuo unico, irripetibile e degno di attenzione per dare un significato a quanto osservato.
In un mondo dominato da numeri, statistiche, algoritmi, parlare di questo argomento diventa un atto di coraggio e di speranza: vuole ricordare e sottolineare che dietro ogni categoria c’è una persona singolare.
La nostra unicità dipende da una serie di combinazioni tra fattori genetici, tratti personali, conoscenze, relazioni ed emozioni. Essa si manifesta nella capacità di distinguerci per intelligenza, per caratteristiche fisiche, per il linguaggio, per l’empatia. Pur condividendo tratti comuni, ciascuno di noi manifesta una propria individualità, che però si realizza in modo completo quando accettiamo il confronto con l’altro.
Entrare in relazione con gli altri è l’unico antidoto alla solitudine, che oggi nella società attuale è uno dei rischi maggiori per l’individuo. Inoltre è proprio questa tensione verso l’altro che ci aiuta a condividere passioni, speranze, gioie e sofferenze e che spinge tutti noi alla convivenza e alla collaborazione per il bene del mondo. Mi sono chiesta da dove nasca questa nostra unicità e mi sono addentrata in un mondo tanto affascinante quanto misterioso.
Mi riferisco alle impronte digitali, a quell’insieme di creste, curve e solchi, una sorta di firma invisibile che ci identifica, una traccia dei nostri dati. Esse si formano nel feto durante la gravidanza, in modo definitivo nell’ottavo mese. Incredibile è che ogni impronta è unica per ogni individuo, anche per i gemelli identici. Esse vengono utilizzate da molto tempo per l’identificazione degli esseri umani e per poterne rilevare la presenza su oggetti collegati ad eventi criminosi.
Ho scoperto così che l’unicità umana si basa su una complessa interazione genetica (il 99, 9% del DNA è comune, ma lo 0,1% lo rende unico). Diceva Louis Hay: «Non ci sono due fiocchi di neve uguali né due margherite uguali. Ogni persona è un gioiello eccezionale, con doti e capacità uniche. Ci limitiamo quando tentiamo di essere come un’altra persona. Godi della tua unicità»
Possiamo esprimere bellezza attraverso il nostro corpo, attraverso il suono della nostra voce, attraverso le nostre mani con cui creiamo capolavori in tutti campi lasciando un segno di bellezza nel presente e nel futuro. Siamo diversi, ma anche uguali per quel 99,9% del DNA a cui ho accennato prima.
Allora mi chiedo perché noi esseri umani, pur essendo simili, non andiamo d’accordo tra noi. Forse perché li sentiamo come dei potenziali rivali? Penso che siamo animali sociali, ma non siamo pacifici. Negli altri vediamo spesso riflessi, come in uno specchio, i nostri limiti, le nostre frustrazioni e non lo sopportiamo. Emergono i nostri difetti congeniti: l’individualismo, la diffidenza, la competizione. E così pur desiderando rispetto e amore, siamo troppo imperfetti per generarli ed entriamo in conflitto con gli altri, anche in famiglia e in altri ambienti e comunità. Eppure paradossalmente la nostra sopravvivenza dipende dalla collaborazione e dal rispetto reciproci. Dobbiamo aiutarci a far prevalere dentro di noi il bene leggendo scritti belli, condividendo riflessioni e pensieri stimolanti, ascoltando musica, partecipando a tutto ciò che alimenta la parte migliore di noi: incontri, concerti, corsi di formazione, momenti conviviali.
Perché, se è vero che da un lato dobbiamo custodire ciò che ci rende unici, dall’altro la nostra vita si trasforma e si arricchisce quando siamo insieme e viviamo come fratelli.
Annamaria Carobella