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Cultura > Teatro

“Il ragazzo dai pantaloni rosa” in musical

di Miriana Dante

- Fonte: Città Nuova

Il musical diretto da Massimo Romeo Piparo debutta al Teatro Sistina dal 20 febbraio. Ispirato alla storia vera di Andrea Spezzacatena, trasforma una vicenda di bullismo in un racconto teatrale tra emozione e monito

Locandina del Musical “Il ragazzo dai pantaloni rosa”. Fonte: Sistina-Peeparrow entertainment

Cosa possono raccontare un paio di pantaloni rosa? Andrea Spezzacatena aveva deciso di indossare questo capo d’abbigliamento scolorito nella sua vita quotidiana, un dettaglio che è diventato un simbolo. Nel 2012, a soli 15 anni, si suicidò dopo essere stato vittima di bullismo e cyberbullismo. È una storia vera, una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica e ha portato a una profonda riflessione sul peso delle parole, dei social e delle dinamiche di branco. Grazie al lavoro di Teresa Manes, la mamma di Andrea, il dolore familiare è diventato testimonianza pubblica. Il suo impegno civile continua a concretizzarsi entrando nelle scuole e raccontando ai ragazzi ciò che spesso gli adulti faticano a vedere.

Oggi questa storia torna a vivere e lo fa attraverso il linguaggio del teatro. Dal 20 febbraio 2026 approda sul palco del Teatro Sistina l’adattamento musicale diretto da Massimo Romeo Piparo insieme a Roberto Proia, già sceneggiatore dell’omonimo film prodotto da Eagle Pictures e Weekend Films, integrato nell’offerta di Netflix da maggio 2025, dove è rimasto per oltre un mese nella top ten dei film più visti. Il lungometraggio avrà anche un remake americano diretto da Nick Cassavetes, con riprese previste già da quest’anno negli Stati Uniti. Un obiettivo di sensibilizzazione già raggiunto dal film, campione di incassi, tratto dal libro scritto da Teresa Manes.

Foto di Simone Ragozzino.

Nel musical il messaggio sociale resta centrale e, rispetto al film, questa forma espressiva diventa capace di parlare ancora di più ai giovani. Il regista spiega: «Spesso il lavoro di noi creativi e comunicatori si scontra con l’aderenza alla realtà che ci circonda. Ma il valore più grande che ha il teatro è quello di fare da specchio alla società per far riflettere le spettatrici e gli spettatori nelle loro virtù e debolezze. Ecco che ogni tanto, nel grande mare dell’intrattenimento dal vivo – a volte tempestoso ma spesso piatto e schifosamente calmo – puntare la barra del timone su un’isola felice diventa vitale». Trasformare una vicenda così delicata in un musical potrebbe sembrare un azzardo. Tuttavia, è proprio qui che si inserisce l’intuizione: alleggerire i toni senza banalizzare, affidare alla musica il compito di accompagnare lo spettatore dentro una storia che rischia di essere respinta per il carico di dolore che porta con sé.

Christian Roberto e Samuele Carrino – Il ragazzo dai pantaloni rosa. Foto di Simone Ragozzino.

Lo spettacolo è strutturato come un juke-box musical, che intreccia la narrazione a una playlist di brani noti del pop-rock italiano. In primo piano c’è “Canta ancora”, il brano interpretato da Arisa, che aveva già caratterizzato il film e che qui torna come filo conduttore, insieme ad altre hit pensate per essere cantate e condivise. Tra queste: 100 messaggi, A modo tuo, Gigante, Il filo rosso, La fine, Sogna ragazzo sogna, Una musica può fare, Volevo essere un duro e altre ancora, tutte arrangiate per il musical dal maestro Emanuele Friello, uno dei punti fermi del gruppo creativo del Sistina-Peeparrow, che guiderà l’orchestra dal vivo. Piparo sceglie di puntare tutto sulle emozioni, veicolando un messaggio di altissimo valore sociale. Il commovente racconto di una vicenda che riguarda tutti mira a raggiungere il cuore degli spettatori e a stimolare una riflessione profonda attraverso l’arte, la bellezza e la musica, non solo per denunciare un fenomeno purtroppo ancora dilagante, ma anche per guardare al futuro con rinnovata fiducia e speranza.

Samuele Carrino, già interprete di Andrea nella versione cinematografica, veste di nuovo i suoi panni in teatro, una scelta che garantisce continuità emotiva tra le due versioni. Rossella Brescia interpreta la madre, Teresa, in un ruolo intenso, e Christian Roberto è Andrea a 27 anni, voce narrante e rappresentazione di un futuro possibile, quasi a restituire simbolicamente al protagonista quello che non ha potuto vivere. «Ho addirittura voluto riportare idealmente Andrea “tra noi” […] nella speranza che il messaggio arrivi e che il suo sacrificio possa non essere vano», afferma Piparo. Il racconto, tuttavia, non è solo una denuncia, ma un invito alla riflessione. Cerca di interrogare il pubblico: adolescenti, genitori ed educatori. Qual è il peso di una battuta? Quanto è facile trasformarsi in “leoni” dietro uno schermo? E quanto sarebbe diverso se imparassimo a rispettare la diversità?

Foto di Simone Ragozzino.

La nuova rappresentazione teatrale diventa un modo in più per permettere alla storia di Andrea di continuare a viaggiare, di attraversare quante più persone possibili. Mostra come il tema del bullismo sia una responsabilità collettiva e, con delicatezza, avvicina le persone a un tema denso di significato e sofferenza. Il teatro, con la sua dimensione condivisa e immediata, aggiunge un ulteriore livello, coinvolgendo e invitando a partecipare insieme al racconto. Forse è proprio questo il senso ultimo del titolo. Non un colore, non un capo d’abbigliamento. Ma la necessità di ricordare che dietro ogni etichetta c’è una persona.

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