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Persona e famiglia > Eredità

Olimpiadi di Milano Cortina: “Tomba” delle meraviglie

di Michele Zasa

- Fonte: Città Nuova

Tra le nevi di Milano-Cortina 2026 lo sport incontra l’archeologia: la Tomba etrusca delle Olimpiadi diventa simbolo di un dialogo millenario tra arte, mito e competizione. Dall’auriga di Tarquinia agli atleti di oggi, la stessa emozione attraversa il tempo

Tomba delle Olimpiadi corsa delle bighe con dettaglio dell’auriga che si gira e profilo di Pietro Sighel, il campione italiano nella staffetta a squadre di “Short track”. Credit: ministero della Cultura, Sabap Viterbo-Etruria, CONI foto profilo atleta Sighel.

Il grande sport sulle nevi italiane continua ad emozionare: alle gare su piste da sci e nei pala-ghiacci si affiancano mostre ed esposizioni d’arte a tema con un cadeau archeologico unico al mondo che narra il mito antico degli eroi etruschi e ispira le odierne imprese delle atlete e degli atleti di ultima generazione. Si dirà dal titolo, Alberto Tomba, il re dello slalom speciale, il campione del “gigante” negli anni ’80 e ’90, è tornato e da ex-sciatore suscita ancora emozioni sulle piste olimpiche di Milano-Cortina. E si dirà bene, ma vi è anche un’altra “Tomba” che dopo aver percorso oltre 500 chilometri di strada e aver attraversato più di 2.500 anni di storia è approdata alle olimpiadi invernali per diventarne una meraviglia artistica, uno scrigno archeologico del tempo e un tesoro del patrimonio Unesco unico al mondo.

Archeologia sulle nevi

Qualche anno fa, appreso che Milano e Cortina d’Ampezzo sarebbero state le sedi delle olimpiadi invernali del 2026, a un team di archeologi balenò l’idea di organizzare sulle nevi lombarde e venete una concomitante esposizione archeologica in tema con l’evento sportivo. L’impresa si presentò subito tanto avvincente quanto ardua perché essendo la scelta espositiva ricaduta su una tomba etrusca custodita nel Museo archeologico di Cerveteri e Tarquinia, si trattava di smontarla, imballarla, trasportarla dalle colline laziali fino alle Alpi lombarde e alle Dolomiti Ampezzane e rimontarla. Una sfida “olimpica” vera e propria che però, riguardando una “tomba” dapprincipio non entusiasmò gli organizzatori dell’olimpiade.

La Tomba delle Olimpiadi

Gli archeologi dovettero allora fare un salto ancora più acrobatico di quelli spiccati dal trampolino di ski jumping e, ricorrendo ad esperti di intelligenza artificiale, elaborarono una ricostruzione tridimensionale della tomba riuscendo a dare un’idea immediata anche ai non addetti ai lavori della straordinaria rilevanza artistica delle raffigurazioni pittoriche in essa dipinte. L’esito fu positivo anche se in realtà la tomba il suo posto d’onore a Milano-Cortina 2026, lo aveva già conquistato 70 anni fa allorché essa venne scoperta in agro laziale proprio in coincidenza delle Olimpiadi di Roma del ’58 e così venne chiamata Tomba delle Olimpiadi.

«Un nome quest’ultimo – ha raccontato Vincenzo Bellelli, direttore del Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia (Pact) – che trovò ancora più significato allorché esplorando la tomba ci si accorse di trovarsi davanti al più importante ciclo iconografico di pittura arcaica etrusca sui giochi atletici, risalente al VI secolo a. C. e con scene di equitazione, corsa con le bighe, pugilato, esercizi circensi, gioco del fersu». Le condizioni igrometriche della tomba però non erano delle migliori e così, spiega Bellelli «i dipinti per fini conservativi vennero “strappati” ovvero staccati dalle pareti ipogee su cui erano stati realizzati e custoditi al Museo archeologico di Tarquinia in un’apposita sala climatizzata». Ebbene oggi e fino al 22 marzo 2026 i dipinti originali della Tomba delle Olimpiadi si trovano a Milano presso la Fondazione Luigi Rovati dove, «sebbene entrati letteralmente dalla finestra» perché non passavano dalla porta, sono ora esposti in una grande mostra che ripercorre la storia dei giochi olimpici dall’antichità ai tempi nostri.

«Il percorso espositivo dal titolo Una storia lunga 3.000 anni – hanno spiegato gli organizzatori – intreccia mondo antico e contemporaneo per raccontare come l’ideale olimpico abbia attraversato i secoli restando fedele ai suoi valori fondanti. Dalla Grecia, dove i giochi celebravano la pace e l’unità tra le città, alla visione educativa di Pierre de Coubertin, padre delle Olimpiadi moderne, fino alla parità di genere raggiunta alle olimpiadi di Parigi 2024». E si scoprirà anche che la tomba non è solo un luogo dove finisce il cammino della vita terrena perché, commenta Bellelli «la camera funeraria dove si trovano i dipinti, è una dimora ma è anche un passaggio verso un altrove», l’inizio dunque di una nuova avventura.

“Tomba delle Olimpiadi” (ultimo quarto VI a.C) Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia – Dipinto della gara delle bighe. Credit: ministero della Cultura Sabap Viterbo, Etruria.

C’è Tomba e “Tomba”

Chi poi si è avventurato nel leggere quest’articolo credendo che trattasse delle imprese sportive del campione di sci degli anni ’80 e ’90, Alberto Tomba e invece si è ritrovato nell’arte di una vera e propria tomba, non resterà in ogni caso deluso. Lungo il percorso della mostra infatti, provenienti dal Museo Olimpico di Losanna, sono esposti attestati, medaglie, fiaccole e attrezzi sportivi appartenuti a grandi protagonisti della storia olimpica, come i guantoni da boxe di Pierre de Coubertin e la maglia di Usain Bolt, e c’è anche la tuta da sci autografata da Alberto Tomba per Nagano 1998 e il costume “Scintille di passione”, indossato dal campione bolognese alla cerimonia inaugurale di Torino 2006.

Tomba del Maestro delle Olimpiadi (ultimo quarto VI a.C). Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia. Particolare dell’auriga sulla biga. Credit: ministero della Cultura Sabap Viterbo, Etruria.

L’auriga e il pattinatore

Ai primi di dicembre 2025, presentando l’esposizione, il direttore Bellelli aveva detto: «Il significato più bello, più attuale, più olimpico della Tomba delle Olimpiadi è nel volto del primo auriga, quello che sta per vincere e che si volta indietro e cerca di vedere se lo stanno per raggiungere». Due mesi dopo il 10 febbraio 2026, le olimpiadi di Milano-Cortina sono nel vivo e nel finale di una gara travolgente della staffetta mista di short track, Pietro Sighel, un atleta 27enne che ha circa la stessa età che doveva aver avuto l’auriga del dipinto, a pochi centimetri dalla linea di arrivo, si gira indietro per guardare gli avversari e taglia il traguardo in reverse ovvero al contrario.

Una prodezza atletica questa dell’eroe che sfida gli dei, ma anche un gesto che nasce dalla paura tutta umana di essere raggiunti e superati proprio al traguardo. Chissà! Sicuramente è un gesto a cui, durante una corsa di bighe avvenuta 2.500 anni fa, doveva aver assistito il pittore etrusco che decise di immortalare l’azione nella Tomba delle Olimpiadi. È così che quell’elettrizzante scintilla di adrenalina scoccata nell’auriga di Tarquinia, grazie all’arte e allo sport, ha viaggiato nei millenni ed è giunta fino a noi meravigliandoci e fino a Pietro Sighel facendone un campione olimpico.

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