Sfoglia la rivista
1 9 5 6 A N N I 2 0 2 6

Ambiente > Ecologia

Al posto dei muri la natura preferisce le radici intrecciate

di Elena Pace

- Fonte: Città Nuova

La logica della condivisione permea il sistema naturale, la verità è che tutto è relazione, l’umanità nuova è fatta di rapporti fraterni e mutua cura. Molti sono gli esempi visibili a occhio nudo

Radici intrecciate (ph Pixabay)

Se da una parte la società contemporanea tende a esaltare la competizione spietata e l’autosufficienza – come se l’esistenza fosse, sempre e dovunque, un campo di battaglia –, la scienza ci svela una verità diversa: se è vero che anche in natura la competizione esiste ed è un potente motore evolutivo, la cooperazione è più fondamentale per la resilienza dei sistemi. Infatti i sistemi naturali più sani e resistenti sono proprio quelli fondati sulla cooperazione, l’interdipendenza e la circolazione gratuita dei beni.

Prendiamo la cosiddetta “Wood Wide Web”, l’immensa rete di funghi micorrizici che collega le radici degli alberi. Qui, i forti aiutano i deboli: le “madri” arboree (gli esemplari più grandi e sani) inviano nutrienti ai propri “figli” (gli alberelli in difficoltà) garantendo così il futuro dell’intera foresta. È una tangibile “cultura del dare”, dove il bene circola e si moltiplica proprio perché condiviso.

In sintonia con il pensiero di Chiara Lubich che, con la sua radicale proposta di comunione, ci ha indicato non solo una strada etica o spirituale, ma l’unica via veramente conforme alla logica della creazione: tutto è relazione, tutto è chiamato a diventare un dono per il tutto. Come già approfondito in un articolo precedente la “legge del dono” ha una norma fondamentale: solo ciò che si dona, e quindi si “perde” per l’altro, diventa realmente generativo e costruisce l’unità.

In questa rete sotterranea del bosco le informazioni sono un bene comune: allarmi su attacchi parassitari viaggiano nel sottosuolo, permettendo a tutti di organizzare difese collettive. Non esistono confini; la rete unisce specie diverse, dando vita a una comunità resiliente fondata sulla reciprocità, mai sull’esclusione. Contro una politica dei muri, la natura oppone una politica delle radici intrecciate, un’immagine potente di quella umanità nuova fatta di rapporti fraterni e mutua cura.

La Laudato Si’ rilancia questa verità: «Il tempo e lo spazio non sono tra loro indipendenti… Come i diversi componenti del pianeta – fisici, chimici e biologici – sono relazionati tra loro, così anche le specie viventi formano una rete che non finiamo mai di riconoscere e comprendere» (LS 138).

Se l’ideologia del “prima noi” alza barriere, l’ecologia integrale ci ricorda che la vera sicurezza nasce dall’interconnessione e dalla cura reciproca, non dall’isolamento.

Il modello della separazione, a livello biologico, è patologico. Basti pensare ad una membrana cellulare che, se diventasse un muro impermeabile, smettendo di scambiare ioni, nutrienti e segnali, condannerebbe la cellula alla morte in pochi istanti.

Questo scambio di segnali vitali, che a livello microscopico garantisce la vita, si ritrova in comportamenti visibili a occhio nudo. Quando un uccello lancia un richiamo d’allarme alla vista di un predatore, compie un atto di solidarietà coraggiosa: mette a rischio sé stesso per salvare l’intera comunità. È un altro frammento della stessa logica: l’informazione – in questo caso, il pericolo – diventa un bene comune da condividere immediatamente, a qualsiasi costo.

Tra i mille esempi di cooperazione presenti in natura un altro esempio eloquente è quello dell’alveare, autentica antitesi di un’economia basata sull’accumulo privato e sulla disuguaglianza. Ogni ape opera per il bene collettivo e le risorse sono comuni: il nettare raccolto diventa patrimonio di tutti, ridistribuito in base alle necessità.

Questo modello riecheggia il principio della destinazione universale dei beni, pilastro della Dottrina Sociale della Chiesa che la Laudato Si’ ribadisce con forza: «Il principio della subordinazione della proprietà privata alla destinazione universale dei beni… è una “regola d’oro” del comportamento sociale» (LS 93). Un monito potente contro economie che scavano abissi di disuguaglianza e scartano i più fragili.

La Laudato Si’ traduce questo in un imperativo sociale chiaro: «Il principio del bene comune si trasforma immediatamente… in un appello alla solidarietà e in una opzione preferenziale per i più poveri» (LS 158).

Forse dovremmo riflettere sul fatto che, ogni volta che preferiamo il muro alla rete, l’accumulo alla condivisione, l’esclusione alla reciprocità, stiamo andando contro il principio operativo più profondo della vita stessa.

È l’alternativa profetica del Vangelo: contrapporre all’individualismo una civiltà delle relazioni, dove l’“arte di amare” diventa il cemento di una società riconciliata e dare la vita per gli altri come Gesù diventa il modello supremo di un amore che si fa dono totale.

Riproduzione riservata ©

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile e
i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza! Per informazioni:
rete@cittanuova.it

Condividi

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876