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Persona e famiglia > Felicemente

Il peso delle parole invisibili: la dislessia adulta e la conquista del sé

di Dorotea Piombo

- Fonte: Città Nuova

Accogliere la neurodivergenza è riconoscere che la mente non è sbagliata, ma strutturata diversamente

Foto Pexels

C’è un momento preciso, nella propria storia personale, in cui il dolore smette di essere un rumore di fondo e si trasforma in narrazione. Quel momento, per Lukas, è arrivato a 25 anni, a un soffio da una laurea che per lui somigliava a una montagna scalata a piedi nudi. Lukas non è mai stato un ragazzo pigro, né privo di talento. È, piuttosto, un giovane uomo che ha passato la vita a tentare di decifrare un codice che per gli altri sembrava scontato, portando sulle spalle uno zaino invisibile ma pesantissimo.  

La dislessia, quando abita il corpo e la mente di un adultosmette di essere una diagnosi scolastica e diventa una dinamica dell’anima. Per Lukas, ogni esame universitario non è stato solo una prova di studio, ma una trincea identitaria. Quando le lettere sulla pagina iniziano a danzare, a sovrapporsi o a svanire, non è solo la comprensione a mancare: è la fiducia nel proprio posto nel mondo che vacilla. A 25 anni, Lukas viveva quello che potremmo definire un costante “stress da adattamento”. Per interiorizzare un concetto che i suoi compagni di corso metabolizzavano in un’ora, lui ne impiegava tre. Questa discrepanza non genera solo stanchezza; scava un solco profondo nel senso di autostima. “Perché io no?”, “Quale pezzo mi manca?”.  

Queste domande, nel tempo, erano diventate una compagnia silenziosa e feroce, un senso di inadeguatezza che lo portava a nascondersi, a temere che il mondo potesse scoprire quel suo modo così unico, eppure così faticoso, di processare la realtà. L’avvicinarsi della tesi aveva innescato in Lukas una sorta di paralisi. Il foglio bianco non era mancanza di idee — perché di idee Lukas ne ha sempre avute a fiumi — ma il timore del giudizio finale. In questa fase, la dinamica interiore è dominata da una forma di ansia che blocca il futuro: il dubbio che, una volta varcata la soglia del mondo degli adulti, la sua “diversità” sarebbe stata letta solo come una mancanza. Il lavoro fatto con l’aiuto di una psicologa è stato quello di dare una nuova cornice a questa fatica. Non si trattava di correggere un difetto, ma di accogliere una neurodivergenza: riconoscere che la sua mente non era meno efficace, ma semplicemente strutturata per percorsi diversi, più visivi, più intuitivi, meno legati alla sequenzialità della parola scritta.  

La storia di Lukas ci ricorda che nessuno fiorisce in solitudine. Il cambiamento è avvenuto quando lui ha avuto il coraggio di abbassare le difese e accettare una rete di supporto. Non è stata una resa, ma un atto di umiltà trasformativa. Questa rete si è mossa su più binari: la consapevolezza degli strumenti tecnologici — come mappe concettuali e sintesi vocali — che hanno finalmente liberato la sua intelligenza dal peso della decodifica meccanica; la validazione relazionale di una famiglia e di mentori che hanno iniziato a guardare alla qualità del suo pensiero; e infine una riconciliazione interiore che ha permesso di separare il valore della sua persona dalla velocità di lettura, trasformando la vergogna in una sobria consapevolezza delle proprie risorse.

La laurea è arrivata non come un miracolo, ma come il giusto frutto di una resilienza coltivata con cura. Oggi Lukas lavora. E la sorpresa più bella è scoprire che proprio quella fatica passata è diventata oggi la sua marcia in più. Chi ha dovuto lottare per “vedere” le parole sviluppa spesso una visione d’insieme straordinaria, una capacità di problem solving creativo e una sensibilità verso le fragilità altrui che lo rendono un collega e un professionista prezioso. Nel suo nuovo ufficio, Lukas non è più “quello che fa fatica a leggere”, ma colui che trova soluzioni dove gli altri vedono vicoli ciechi.

La sua storia ci insegna che la dislessia in età adulta non è un confine, ma un paesaggio diverso. Come comunità, il nostro compito non è “normalizzare” chi devia dal sentiero comune, ma costruire ponti affinché ogni Lukas possa correre libero. Perché quando permettiamo ad una mente creativa di esprimersi, non stiamo solo aiutando un singolo uomo: stiamo regalando al mondo una nuova prospettiva di luce.

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