«È dagli anni ’60, all’epoca della lotta per i diritti civili, che non si assisteva a una dimostrazione così visibile contro le ingiustizie e i soprusi in tutti gli Stati Uniti. Riteniamo che il danno arrecato da Trump al governo americano e alla democrazia in generale abbia raggiunto un punto critico tale da giustificare tutto il nostro impegno per limitare il suo potere, a cominciare dalle elezioni di medio termine del 2026».

John Mundell durante una manifestazione di protesta. Foto: Mundell
A parlare così nettamente sono John e Julie Mundell dallo stato dell’Indiana negli Usa. Rappresentano l’esempio di un tipo di famiglia attiva socialmente e politicamente, che abbiamo imparato ad amare nei racconti sugli Stati Uniti come un grande Paese con solide radici democratiche. Tramite i social arrivano molteplici immagini della loro adesione al dissenso pubblico verso le politiche dell’amministrazione Trump, in particolare contro le pratiche dell’espulsione immotivata e violenta dei migranti. Per tale attivismo sociale, Julie ha ricevuto a fine del 2025 il premio “Justice Award” dalla moschea Nur Allah nell’Indiana.
John è il fondatore e presidente di un’impresa che fin dall’inizio aderisce al progetto dell’Economia di Comunione. Sulla rivista Città Nuova è stata pubblicata una lunga intervista sulle ragioni di una tale scelta all’interno di un sistema simbolo del capitalismo contemporaneo.
Abbiamo perciò sentito John Mundell per raccogliere dalla sua viva voce le ragioni di questa presa di posizione così netta ed esplicita.
Qual è l’origine della vostra protesta pubblica contro le politiche di Trump?
Le nostre proteste personali e collettive nel movimento No kings contro le politiche di Trump si basano su una lunga serie di preoccupazioni che condividiamo con numerosi altri concittadini. Siamo preoccupati dallo smantellamento di un sistema di governo unitario su settori chiave come istruzione, previdenza sociale, aiuti esteri, politica sull’immigrazione, assistenza sanitaria, regolamentazione ambientale e cambiamento climatico.
Teniamo presente che Trump è stato dichiarato colpevole di 34 reati di frode per falsificazione di documenti aziendali legati a un sistema di hush money (silenzio compensato con denaro). Di per sé, già prima delle elezioni del 2024 il candidato Trump avrebbe dovuto affrontare un processo per una serie di altre questioni chiave, come il furto di documenti governativi. Condividiamo l’opinione di una larga percentuale di americani che lo ritiene un narcisista disonesto ed egoista. Trump mente abitualmente (ogni giorno) in modo così sfacciato che è difficile avere fiducia in lui come presidente.
Ma le vostre non solo opinioni personali?
In realtà Trump è stato ritenuto responsabile di “abuso sessuale” e diffamazione e ha dovuto pagare un risarcimento di 83,3 milioni di dollari. Trump ha dimostrato di essere stato un caro amico di Jeffrey Epstein da molti anni, ed è presente nei fascicoli dell’inchiesta dai contenuti inquietanti. Attendiamo ad ogni modo che siano accertate le prove.
Ad ogni modo, accanto a tali ragioni di profonda sfiducia, sono le sue scelte politiche a suscitare un forte sdegno. Trump ha revocato tutti i finanziamenti Usa destinati all’assistenza umanitaria internazionale (35 miliardi di dollari per l’Usaid), che hanno salvato migliaia e migliaia di vite ogni anno in tutto il mondo.
Le proteste più vibranti le abbiamo viste contro l’azione delle squadre dell’Ice (United States Immigration and Customs Enforcement). Perché?
Trump ha utilizzato il gruppo Ice della Sicurezza Nazionale come un esercito privato per espellere immigrati e persino cittadini statunitensi senza applicare la regola del giusto processo vigente negli Usa. Attualmente c’è il rischio che gli Stati Uniti si stiano trasformando in uno “stato di polizia”, arrestando chiunque senza motivo fino ad assassinare impunemente persone innocenti. Trump e i suoi sostenitori hanno preso di mira città e stati democratici chiave (Chicago/Illinois, Minneapolis/Minnesota, Los Angeles/California, Washington D.C., ecc.) cercando la vendetta contro gli oppositori politici della Casa Bianca.
Abbiamo l’idea qui in Europa che la politica estera non sia così decisiva per l’opinione pubblica statunitense. È proprio così?
L’interesse per la politica estera negli Stati Uniti non è così forte come dovrebbe essere, ma le cose stanno iniziando a cambiare per l’impatto che certe decisioni sui dazi stanno avendo sui costi del cibo e di altri prodotti essenziali. Suscita perplessità lo scarso sostegno all’Ucraina, le pressioni sull’Argentina e l’imposizione di dazi a qualsiasi Paese che non sia d’accordo con Trump. Tale atteggiamento ha eroso il suo consenso iniziando ad influenzare i sondaggi con percentuali alte di disapprovazione. Dal 55 al 58%. Ogni giorno prende decisioni importanti senza consultare il Congresso giungendo ad affermazioni “folli”, come quella di voler acquistare la Groenlandia, fare del Canada il 51° stato degli Stati Uniti e pretendere il premio Nobel per la pace per aver risolto 7 guerre. Appare ormai chiaro a molti americani di assistere ad una parabola discendente di questa persona.
Esiste a tuo parere il rischio di una grave frattura interna alla società americana?
Il pericolo è ormai già in essere ed è arrivato alle nostre porte. Durante la sua prima elezione a presidente Usa, Trump ha eretto muri tra amici, tra familiari, tra i cattolici e tra gli Stati Uniti e i suoi alleati. Tuttavia, molti credono che ci sia speranza, perché in momenti come questi, le persone sono costrette a prendere atto che viviamo nelle peggiori condizioni mai viste negli Usa. Molti cittadini ne stanno pagando le conseguenze fino a cambiare radicalmente idea. Possiamo vedere crepe nel movimento MAGA (Make American Great Again) anche tra i suoi leader più significativi. Tuttavia, anche quando, speriamo, Donald Trump e i suoi seguaci se ne saranno andati, ci vorrà ancora molto tempo per ripristinare le condizioni per sentirci “la città sulla collina” (espressione del mito fondativo della cultura puritana degli Usa come nazione eccezionale, esempio morale e ispirazione per il mondo intero, ndr).

Julie Mundell foto Fam Mundell
Ma è possibile davvero poter uscire da tale crisi politica? Ci sono segnali di speranza?
I segnali di speranza sono quelli che si vedono in Minnesota e in tutta l’America, nelle grandi folle che scendono in piazza per manifestare apertamente il loro dissenso. Una moltitudine di persone che crede nella Costituzione degli Stati Uniti e nei suoi ideali (“Noi, il popolo degli Stati Uniti, al fine di formare un’unione più perfetta, stabilire la giustizia, assicurare la tranquillità interna, provvedere alla difesa comune, promuovere il benessere generale e assicurare i benefici della libertà”). Tra questi, molti credenti hanno riscoperto cosa significhi “mettere la fede in azione”: vivere i valori del Vangelo, lottare contro ingiustizie e pregiudizi di ogni tipo.
Troppe volte le comunità religiose sono rimaste in disparte, senza assumere un ruolo attivo, mentre è evidente che nonostante il sostegno di Trump alle politiche pro-life, il resto del suo programma non è minimamente coerente con la Dottrina sociale della Chiesa cattolica. Vediamo ora persino i cardinali americani, sostenuti prima da papa Francesco e ora da papa Leone, iniziare a esprimere una dura opposizione verso ciò che sta accadendo. Ma c’è ancora una gran parte dei vescovi statunitensi che è rimasta in silenzio.
È vero che la maggioranza dei cattolici è a favore di Trump? Perché?
In base alle votazioni svoltesi negli Stati Uniti nelle ultime tre elezioni presidenziali, il 52% ha votato per Trump nel 2016, il 47% nel 2020 e il 55% nel 2024. Nella maggior parte dei casi, ciò è dovuto principalmente alla sua posizione esibita in tema di aborto e alla nomina di giudici antiabortisti presso la Corte Suprema. In realtà la maggior parte delle persone ritiene che Trump personalmente non abbia affatto una forte convinzione contro l’aborto, ma la maggior parte dei cattolici conservatori lo ha votato basando il consenso su questo unico tema, senza considerare altre questioni importanti pro-life come l’immigrazione, l’ambiente, l’assistenza sanitaria e la politica estera. Di fatto esiste anche il favore verso il programma “tasse basse per i ricchi” dato che molti cattolici negli Stati Uniti appartengono a questa classe sociale.
Tuttavia, oggi, credo che se si interrogasse la comunità cattolica dopo questo “anno di follia”, dopo aver visto la crudeltà delle politiche di Trump, la maggioranza sarebbe probabilmente contraria. Anche gli americani hanno visto quanto potere e controllo abbiano i “miliardari” come Elon Musk, e non sono rimasti colpiti positivamente dal fatto che abbiano smantellato programmi governativi importanti, programmi pensati per il bene comune e coerenti con l’insegnamento sociale cattolico.
Esistono associazioni o movimenti cattolici dissidenti verso la politica Maga?
Sono molti i gruppi cattolici progressisti e le comunità religiose che non sono pro-Trump e che si schiereranno a sostegno dei candidati non repubblicani alle elezioni di medio termine del 2026. Se i democratici dovessero vincere, Trump potrebbe probabilmente essere messo sotto accusa, o quantomeno diventare un’anatra zoppa (lame duck). Cioè con poteri limitati dalla perdita della maggioranza alla Camera e/o in Senato.

Zohran Mamdani giura come sindaco di New York davanti al senatore socialdemocratico Bernie Sanders nel gennaio 2026. EPA/TAURAT HOSSEIN
Tu sei uno storico esponente dell’Economia di Comunione. Ma quale peso può avere l’economia solidale in un sistema come quello statunitense, che produce gravi disuguaglianze, finanza predatoria, povertà e ricchezza, estreme e inaccettabili?
Come proprietario e gestore di un’azienda dell’Economia di Comunione negli Stati Uniti da 30 anni, ho visto l’impatto positivo di un’economia solidale a livello locale. Abbiamo anche altre aziende americane che sono anime gemelle. La nostra azienda ha fornito ingenti risorse finanziarie a molti gruppi che combattono gli effetti della povertà e ha visto impatti positivi a livello locale. Inoltre, occorre avere presente che gli statunitensi presi nel loro insieme sono ancora uno dei gruppi più generosi – nonostante Trump abbia eliminato, spero provvisoriamente, USAID –, e continuano a donare fondi significativi a chi è nel bisogno rispetto ad altri Paesi che fanno affidamento prevalentemente sugli aiuti statali.
Ciò che stiamo osservando, a mio avviso, è anche la crescente influenza di alcuni esponenti dell’ala esplicitamente socialdemocratica del Partito democratico, guidati da Alexandria Ocasio-Cortez, Bernie Sanders, Elizabeth Warren, Jamaal Bowman, Cori Bush, Greg Casar, Summer Lee, Delia Ramirez e Rashida Tlaib. L’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York City nel 2025 va in questa direzione. Questi socialdemocratici, a mio parere, credono in politiche che sono più in linea con i valori dell’Economia di Comunione: servizi sociali a sostegno di tutti, assistenza sanitaria e istruzione adeguate, politiche che privilegiano il bene comune rispetto ai miliardari. Nell’ultimo anno, credo che sempre più americani stiano riconoscendo che un approccio puramente capitalistico e incontrollato all’economia finisce sempre per favorire i ricchi e i potenti rispetto al bene comune. Speriamo di vedere se questa conclusione si rivelerà vera nelle prossime elezioni!
