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Italia > 10 febbraio 2026

Il rifiuto di ogni violenza nel Giorno nel Ricordo

di Antonio Cecchine

- Fonte: Città Nuova

Nella cerimonia che si è tenuta alla Camera dei deputati, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è stata sottolineata l’importanza di un momento solenne istituzionale per rendere onore a tanti innocenti che per decenni sono stati dimenticati, restituendo dignità a una tragedia che appartiene a tutto il Paese

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Abdon Pamich, campione olimpionico italiano, in occasione della Celebrazione del Giorno del Ricordo delle Foibe e dell’Esodo Giuliano-Dalmata, Roma 10 febbraio 2026. ANSa/ Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica.

Nella mattinata del 10 febbraio 2026 si è tenuta, nell’aula di Montecitorio, la cerimonia del Giorno del Ricordo, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Il Giorno del Ricordo è stato istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004 al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

In apertura dell’incontro istituzionale sono intervenuti il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, e il presidente del Senato, Ignazio La Russa, seguiti poi dagli interventi e dalle testimonianze di Toni Concina, presidente onorario dell’Associazione Dalmati, Gianni Oliva, storico, Abdon Pamich, campione olimpico italiano.

Nel corso dell’evento è stato proiettato un estratto del documentario Il Marciatore, tratto dal libro autobiografico di Pamich e recitato un passaggio del libro “Francesco Bonifacio. Vita e martirio di un uomo di Dio”, di Mario Ravalico, da parte di Silvia Siravo, attrice del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, diretto da Paolo Valerio.

Nel suo indirizzo di saluto il presidente della Camera, ha detto che «esistono momenti in cui una nazione è chiamata a compiere un atto di coraggio civile: squarciare il velo di silenzio che per troppo tempo ha avvolto le proprie ferite. Il “Giorno del Ricordo” non è una semplice celebrazione formale, ma un confronto necessario con una “pagina dolorosa” della nostra storia, un atto di giustizia verso una verità rimasta a lungo nell’ombra».  «La violenza scatenata contro i cittadini italiani non fu un evento isolato, ma un vero e proprio eccidio sistematico orchestrato dal regime comunista jugoslavo e dalle feroci milizie di Tito. Si trattò di una repressione che travalicò ogni limite umano, trasformando il territorio del confine orientale in un teatro di orrori. La natura stessa di questi crimini rivela un intento di annientamento che cercava di cancellare non solo le persone, ma la presenza stessa di una cultura».

La cerimonia ha voluto esprimere la volontà di uno Stato che ha deciso di elaborare il proprio passato senza omissioni, «trasformando il dramma del confine orientale in un pilastro dell’identità nazionale».

Uno dei momenti di maggiore tensione emotiva è stato l’intervento di Abdon Pamich. Lo sportivo che ha scalato le vette del mondo diventando campione olimpico è lo stesso che, giovanissimo, ha conosciuto lo sradicamento del profugo. La proiezione di un estratto del documentario Il Marciatore, ispirato alla sua autobiografia, ha reso la “marcia” una metafora universale.

La narrazione del Ricordo è stata affidata a Silvia Siravo, attrice del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, che ha letto alcune pagine del libro di Mario Ravalico su  “Francesco Bonifacio, “uomo di Dio” e martire”.

Inserire la dimensione spirituale e il martirio individuale nel cuore della democrazia italiana ha voluto sottolineare che le foibe non furono solo un fenomeno politico, ma una tragedia umana che colpì il tessuto sociale e morale di una comunità intera.

La premiazione delle scuole vincitrici del concorso nazionale “Il Giorno del Ricordo” ha inteso evidenziare la promozione della scuola come laboratorio dove il trauma storico si trasforma in consapevolezza critica, dotando le nuove generazioni degli anticorpi necessari contro l’indifferenza e l’odio.

Le tragedie del confine orientale, pur essendo una cicatrice profonda dell’identità italiana, sono parte delle lacerazioni del Novecento europeo. Riconoscere questa storia vuol dire che la memoria non appartiene più a una sola parte, ma è parte integrante di un’Europa che si riconosce nel rifiuto della violenza.

Qui il link alla trasmissione della Camera 

 

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