In Germania, i lavoratori hanno diritto al lavoro part-time se non vi sono motivi aziendali che lo impediscano, se l’azienda ha più di 15 dipendenti e se il rapporto di lavoro dura da almeno 6 mesi. A gennaio, l’ufficio economico della Cdu – il partito del cancelliere Friedrich Merz – ha chiesto che durante il congresso del partito, alla fine di febbraio, venga deliberata una limitazione di tale diritto. «Chi può lavorare di più, dovrebbe lavorare di più», era la motivazione addotta. Chi lavora volontariamente a tempo parziale «per motivi legati alla propria scelta di vita», e quindi versa meno contributi al sistema previdenziale, in futuro non dovrebbe più usufruire di tutte le prestazioni previdenziali. Questa iniziativa ha suscitato grande indignazione in Germania. Il contesto: l’economia del Paese è stagnante e in molti settori manca personale qualificato.
Per questo motivo, i proponenti vogliono aumentare la produttività dei tedeschi. A loro avviso, troppi tede-schi lavorano a tempo parziale. Uno sguardo alle statistiche mostra che nel secondo trimestre 2025 il 29,7% dei lavoratori era impiegato a tempo parziale. Nell’eurozona, invece, la media nello stesso periodo era solo del 20,6%. Occorre pertanto precisare che in Germania sono soprattutto le donne a lavorare a tempo parziale (49%); tra gli uomini la percentuale è solo del 12%. La proposta ha incontrato un forte rifiuto non solo da parte dell’opposizione, ma anche dalla Spd, partner di coalizione. Persino all’interno della Cdu si è reagito con disapprovazione. I critici hanno particolarmente contestato il fatto che il termine “lavoro part-time per motivi di stile di vita”, presente nel titolo della mozione, desse l’impressione che molti cittadini non accettano lavori a tempo pieno per comodità o mancanza di volontà di lavorare.
Tuttavia, basta dare un’occhiata alle eccezioni contenute nella mozione per rendersi conto che spesso determinate circostanze di vita non lasciano altra scelta che dedicare solo una parte della propria disponibilità lavorativa al guadagno: si hanno figli da accudire, familiari da assistere, problemi di salute, o si desidera pro-seguire la propria formazione professionale. In tutti questi casi, secondo la proposta, il part-time dovrebbe essere consentito. Senza questi motivi particolari, tuttavia, i lavoratori a tempo parziale non dovrebbero più avere diritto a prestazioni sociali come il reddito minimo garantito, l’assegno per i figli e il sussidio per l’alloggio. Inoltre, dovrebbe essere abolito il diritto legale di tornare al tempo pieno in caso di lavoro a tempo parziale ma a scadenza determinata. A causa del grande scandalo suscitato, i proponenti la riforma hanno eliminato la dichiarazione sullo stile di vita e hanno attenuato alcuni passaggi con la vaga affermazione di voler “regolamentare” i diritti al lavoro part-time.
Mentre la mozione presentata dalle associazioni imprenditoriali riceve applausi, molti politici ed economisti ritengono che altre misure sarebbero più efficaci: raccomandano quindi di ridurre le imposte, potenziare l’assistenza all’infanzia, migliorare le con-dizioni quadro per l’assistenza e limitare i cosiddetti minijob (lavori non soggetti a contribuzione previdenziale con un salario mensile massimo di 603 euro o un massimo di 70 giorni lavorativi all’anno) agli studenti universitari e delle scuole superiori: in questo modo il lavoro a tempo pieno tornerebbe ad essere più redditizio. Gli esperti del mercato del lavoro spiegano che, sebbene la percentuale di lavoratori part-time sia aumentata negli ultimi anni, il numero complessivo delle ore lavorative non è diminuito. Infatti, chi oggi lavora part-time spesso lavora più ore rispetto al passato. Non si può parlare di condotta professionale poco seria anche per un altro motivo: ogni anno vengono effettuati circa 1,2 miliardi di ore di straordinario.
Gli esperti sottolineano inoltre i vantaggi del lavoro part-time: numerose aziende nel settore della ristorazione non potrebbero sopravvivere senza di esso. Anche le professioni sanitarie dipendono dai lavoratori part-time. I medici avvertono che il lavoro part-time nel settore sanitario è spesso un’ancora di salvezza per evitare il burnout. Aiuta molti lavoratori a conciliare lavoro, famiglia, formazione e tempo libero, e facilita l’impegno nel volontariato. Può ridurre i rischi per la salute e consentire soprattutto alle persone anziane di rimanere più a lungo nella vita lavorativa.
Il dibattito sul lavoro part-time non si è ancora placato che una parte del partito del cancelliere, la Cdu, ha già scatenato la prossima ondata di indignazione: la proposta per risparmiare è di eliminare le cure dentistiche dalle prestazioni delle casse malattia, e farle pagare ai cittadini stessi.