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Mondo > Diritti umani

Il Premio Zayed 2026 per la fratellanza all’afghana Zarqa Yaftali

di Daniela Bignone

- Fonte: Città Nuova

Daniela Bignone, autore di Città Nuova

L’attivista ha ricevuto il premio Zayed 2026 per la fratellanza umana. Zarqa Yaftali lotta da anni per l’educazione di bambine e ragazze in Afghanistan. Educazione che è stata bandita dai talebani dopo il loro ritorno al governo nel 2021.

 

Manifestazione a sostegno delle donne afgane all’Arco della Pace a Milano, 11 settembre 2021. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

L’ong Women and Children Legal Research Foundation (Wclrf) fondata nel 2003 – di cui Zarqa Yaftali è direttrice esecutiva – opera in diverse province afghane per ampliare le reti di sostegno a donne e bambini attraverso la ricerca giuridica, la difesa dei diritti, iniziative educative e servizi di base nelle comunità. Ha svolto un ruolo cruciale nella creazione di oltre 100 scuole e nell’ampliamento dell’accesso all’istruzione per le ragazze nelle zone colpite dal conflitto, sostenendo oltre 100 mila donne e bambini afghani.

L’organizzazione gestisce anche la Kabul Online School, che fornisce istruzione a distanza alle ragazze dalla seconda media alla quinta superiore, alle quali è vietato frequentare le lezioni in presenza. Zarqa ha vissuto sulla sua pelle la discriminazione di genere quando, durante il primo periodo di potere dei talebani, tra il 1996 e il 2001, le era stata negata la possibilità di continuare il percorso educativo, poi ripreso dopo il loro allontanamento dal 2001 al 2021. Era stata sua madre, direttrice didattica, a fondare e sostenere una scuola clandestina per ragazze.

Il premio Zayed, sicuramente poco conosciuto, è però carico di significato.  Il 4 febbraio 2019 papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmed Al-Tayyeb, firmavano il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”. Il documento si concludeva con un forte appello a diffondere il messaggio a tutti i livelli, a farne oggetto di ricerca e riflessione nelle scuole e nelle università, affinché i suoi principi potessero diventare politiche, leggi, programmi di studio per contribuire a «creare nuove generazioni che portino il bene e la pace e difendano ovunque il diritto degli oppressi e degli ultimi».

Manifestazione a sostegno delle donne afgane all’Arco della Pace a Milano, 11 settembre 2021. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Un accordo che è diventato un punto di riferimento per alcuni circoli culturali cristiani e musulmani, pur incontrando molte resistenze e quasi nessuna considerazione in molti ambienti. Ha però continuato a lavorare nel silenzio.  Il premio Zayed per la fratellanza umana, riconoscimento internazionale indipendente, ne è la prova. È stato istituito nel 2019 per onorare e sostenere persone e organizzazioni il cui lavoro incarna i valori di solidarietà, convivenza e compassione, e genera speranza. Prende il nome dal defunto sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan, fondatore degli Emirati Arabi Uniti, di cui vuole riflettere l’eredità umana, la moralità e dedizione nel lavorare a stretto contatto con persone di ogni estrazione sociale, indipendentemente da religione, genere o background.

L’edizione 2026 ha premiato, accanto a Zarqa Yaftali, anche i leader di Armenia e Azerbaijan per il processo di pace avviato, che ha aperto una nuova era fra le due nazioni; e l’ong palestinese Taawon per l’impegno umanitario a favore di un milione di palestinesi con programmi nei settori dell’istruzione, sanità, cultura e sviluppo comunitario.

Che senso può avere parlare oggi di riconoscimenti pressoché sconosciuti? Si stima che nel mondo contemporaneo premi e riconoscimenti siano nell’ordine di decine di migliaia: sono premi internazionali, nazionali, locali, premi di nicchia e riconoscono le eccellenze più varie nel mondo dello sport, del lavoro, dell’arte, delle scienze. Anche il numero di onorificenze per i diritti umani è difficile da quantificare e cresce con il crescere dei tentativi di dare visibilità a nuove iniziative e a nuovi attivisti. Sono veicoli di messaggi positivi che mettono in luce un traguardo raggiunto, dicono all’opinione pubblica che si crede nelle potenzialità dell’uomo, incoraggiano persone che, spesso fuori dai riflettori, si spendono per un valore. Come ha sottolineato Zarqa Yaftali durante la cerimonia di conferimento del Premio, tenutasi significativamente ad Abu Dhabi il 4 febbraio scorso: “È un riconoscimento della resistenza e del coraggio delle donne afghane, un chiaro messaggio di solidarietà e dimostra che il mondo non ha dimenticato le donne afghane”.

E, potremmo aggiungere, un ulteriore tassello al mosaico di quella fraternità così urgente di cui parla papa Leone nel messaggio inviato in occasione dell’evento, ricordando che «non è un ideale lontano, ma una necessità urgente” quando molti “sperimentano gli orrori della violenza e della guerra». «La fraternità umana è una realtà vissuta, più forte di tutti i conflitti, le differenze e le tensioni. È un potenziale – ha scritto il pontefice – che deve essere realizzato attraverso un impegno quotidiano e concreto al rispetto, alla condivisione e alla compassione».

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