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Giappone: il trionfo di Sanae Takaichi

di Ravindra Chheda

- Fonte: Città Nuova

Ben oltre i 300 seggi previsti dalle proiezioni, e ancora più distante dai 261 sufficienti per ottenere la maggioranza assoluta: la coalizione guidata da Sanae Takaici, la prima donna premier in Giappone, ha ottenuto 316 seggi nelle elezioni di domenica scorsa

Il primo ministro giapponese Sanae Takaichi, leader del Partito Liberal Democratico (LDP) al governo, depone una rosa rossa di carta sul nome di un candidato eletto presso la sede centrale dell’LDP il giorno delle elezioni generali a Tokyo, Giappone, l’8 febbraio 2026. Ansa EPA/Kim Kyung-Hoon / POOL

L’avevano definita una scommessa la scelta che la premier giapponese Sanae Takaichi aveva deciso di affrontare. In carica dallo scorso mese di ottobre dopo l’uscita di scena di Shigeru Ishiba, sconfitto nel voto per la Camera alta, Sanae Takaichi aveva, infatti, deciso per un azzardo: cercare di trasferire il proprio consenso personale al proprio partito, profondamente indebolito dagli scandali e dalle lotte interne del dopo-Abe. Da qui la decisione senza dubbio coraggiosa di indire le elezioni per l’8 febbraio, in tempi considerevolmente brevi rispetto ad una logica politica di una neo-leader in un Paese come il Giappone che da anni conosce una totale instabilità politica. Si trattava di una sostanziale richiesta di fiducia ad personam.

Com’è noto, la Takaichi è la prima donna a occupare la posizione di primo ministro nella storia del Giappone, ma si sta rivelando tutt’altro che un’eccezione transitoria o un incidente di percorso. Infatti, con i sondaggi della vigilia che la davano già – sorprendentemente per molti – nettamente favorita, ha stravinto la tornata elettorale, assicurandosi 316 seggi, ben oltre i 300 previsti dalle proiezioni, e ancora più positivamente distante dai 261 sufficienti per arrivare alla maggioranza assoluta. Dunque, scommessa vinta – e anche largamente – non solo nei numeri ma anche nell’immagine che la Takaichi ha saputo proiettare di sé e della sua strategia economico-politica. Il tutto nel giro di pochi mesi. Oggi, infatti, il Giappone ha non solo una primo ministro donna, ma una donna politica che ha saputo battere tutti i record elettorali da quando il suo partito – il Democratic Party (Ldp) – è stato fondato, nel 1955. Il record precedente era quello che resisteva da 40 anni: Yushiro Nakasone, nel 1986, aveva raggiunto i 300 seggi.

Tuttavia, questa “donna di ferro” nipponica non lancia solo un segnale di numeri, ma anche di una politica precisa e, in un certo senso, preoccupante nell’attuale panorama mondiale. La sua agenda, come già accennato in precedenza, ha un carattere chiaramente destrorso e mira ad assicurare una ripresa all’economia del Paese del Sol levante ma, soprattutto – e questo è ciò che più preoccupa – ad aumentare le capacità militari. Da qui potrebbero nascere nuove tensioni con la Repubblica della Cina Popolare con la quale la nuova primo ministro ha già dato prova di ingaggiare un confronto riguardo alla questione di Taiwan, isola particolarmente vicina, e non solo geograficamente, al Giappone. La Takaichi, pochi giorni dopo il suo insediamento, aveva chiarito che ogni ingerenza di Pechino nelle questioni di Taipei sarebbe stata considerata come una minaccia diretta alla sicurezza del Giappone. Le elezioni di domenica scorsa confermano che questi pochi mesi di governo sono stati sufficienti a galvanizzare uno scenario politico giapponese che stagnava nell’insicurezza e nella coscienza di un mondo corrotto e poco affidabile. Infatti, nell’ultimo voto per la Camera bassa di ottobre 2024, il Partito Liberal Democratico aveva fatto registrare un tracollo, ottenendo 191 seggi (ben 68 in meno rispetto alle precedenti consultazioni). Si è trattato di un terremoto che ha portato la forza che aveva dominato quasi ininterrottamente la politica giapponese dagli anni ’50 ad oggi a perdere il controllo del Parlamento. Accettando la sfida di diventare la prima donna a capo del governo di Tokyo, la Takaichi aveva dovuto accettare la condizione di allearsi per formare una coalizione con Ishin, il partito populista di centro-destra di impronta riformista.

In un’intervista rilasciata alla tv giapponese, la Takaichi è tornata a parlare di una proposta di modifica della Costituzione attuale, per la quale sarà necessario un dibattito parlamentare che ora la premier può permettersi di affrontare. Questa vittoria schiacciante dimostra l’ascesa delle simpatie in Giappone verso le forze di destra e di estrema destra. Anche il Sanseito, partito che vanta un’agenda vicina a quella Maga di Trump, da 2 seggi è passato a 11. In generale, i partiti che gravitano in questa area chiedono una linea dura contro l’immigrazione, come ha più volte affermato la premier durante la campagna elettorale. Tuttavia, il nuovo governo dovrà gestire una situazione complessa in quanto, a causa della drastica riduzione delle nascite e l’innalzamento dell’aspettativa di vita, il Giappone si trova nella necessità di attirare forza lavoro straniera. Non sarà semplice equilibrare questi aspetti, ma la nuova premier del Giappone pare, contro tutte le previsioni, essersi installata a capo del governo di Tokyo con tutte le intenzioni di rimanerci e di lasciare il segno.

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