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Cultura > Serie Tv

“The Paper”: la serie sulla crisi del giornalismo

di Edoardo Zaccagnini

- Fonte: Città Nuova

Ambientata in una piccola redazione dell’Ohio, “The Paper” usa la commedia per raccontare la fragilità del giornalismo contemporaneo. Tra personaggi eccentrici e ritmo incerto, affiora il rimpianto per un mestiere che cerca ancora la sua forma

Foto di scena della serie Tv “the paper”. Fotografia: Aaron Epstein/ PEACOCK.

È disponibile su Sky, da qualche giorno, la serie The Paper, coi suoi 10 episodi presentati come spin-off della storica The Office: serie che andò avanti per 9 stagioni parlando della vita quotidiana di un gruppo di lavoratori in un ufficio di Scranton, in Pennsylvania. Al pari di The Paper, il suo stile era quello del mockumentary, ovvero del finto documentario: una finzione mascherata da realtà, per stile di regia con la macchina a mano e le immagini traballanti, con le interviste frontali dei personaggi, le inquadrature mosse, come rubate al quotidiano. Lo stile degli attori iperrealistico, confidenziale con lo spettatore.

Ora, l’ufficio di The Office diventa la redazione di un piccolo giornale locale, e la cosa è interessante perché dà la possibilità, attraverso questa serie non drammatica, di ragionare sul momento delicato che il giornalismo − e più in generale la comunicazione − attraversano con le nuove forme di linguaggio (leggi social, influencer e via dicendo) e le avanzate tecnologie che ci rimandano all’intelligenza artificiale, alle fake news e al fenomeno del clickbait: ricavare visite e contatti su un sito in ogni modo, con furbizia pur di fare numeri, al di là del valore dei contenuti.

Con The Paper siamo in Ohio, e il piccolo quotidiano locale è il Toledo Truth Teller, che sta cercando di barcamenarsi nella complessità del presente, inglobato in una società più grande che produce carta igienica. Riusciranno i nostri antieroi a rimanere a galla nel mondo digitale aggredito da inevitabili e pesanti tagli avvolti da un mare di concorrenza?

Di certo, la squadra che anima questo giornale (e l’intera The Paper) dà vita a una commedia che non diventa mai davvero amara, e solo raramente si fa aspra, mantenendosi statica nel mood della sit-com leggera con una redazione eccentrica per nulla paragonabile a quelle di film apicali sul giornalismo: da Tutti gli uomini del presidente a The Post, per citarne solo due. Esempi a distanza siderale.

Foto di scena della serie Tv “The Paper”. Domhnall Gleeson nei panni di Ned , Tim Key nei panni di Ken, Sabrina Impacciatore nei panni di Esmeralda. Fotografia: Aaron Epstein/ PEACOCK.

Siamo decisamente su altri lidi, con The Paper, a partire da una caporedattrice uscente vistosamente sopra le righe, ben interpretata dall’italiana Sabrina Impacciatore: brava nei panni di Samantha Grand, convulsa e bizzarra, più manager − improbabile − che vera esperta di comunicazione. Si muove nella superficialità totale con buffa goffaggine, con manipolatoria meschinità, mentre il nuovo caporedattore, Ned Sampson, si rivela, dal suo arrivo, giornalista più puro e appassionato, motivato e volenteroso, anche se smarrito nella confusione generale, fiaccato nei tentativi di risollevare il giornale, anche dai limiti dei lavoratori volontari, tutt’altro che impeccabili, anche loro.

Sia chiaro, i toni sono sempre leggeri e tutti i personaggi non si scostano dalla morbidezza, compresi quelli che aprono un sottile, poi crescente, sentiero romantico con bacio finale, dopo un premio ottenuto dal giornale. Traccia rosa che non guasta, anzi, valorizza una serie dal potenziale più che buono, ma alla lunga, purtroppo, indebolita dalla troppo facile perdita di ritmo e di incisività, a partire da dialoghi e situazioni non sempre pungenti. The Paper soffre di evanescenza in diversi passaggi, e sovente perde il passo giusto. Un mezzo peccato, perché il materiale di partenza è ottimo, come si evince nelle volte che viene modellato al meglio, quelle in cui la serie creata da Greg Daniels svela ciò che in futuro potrebbe diventare. Del resto anche The Office ha avuto bisogno del suo tempo.

Foto di scena della serie Tv “The Paper”. Ph Aaron Epstein/ PEACOCK.

Aspettiamo, dunque, segnalando la sigla che apre ogni episodio, con la carta di giornale usata in tanti modi, meno che per quello principale: conoscere, sapere, capire, riflettere, crescere. Ecco, quella sigla si impregna di malinconia, colpisce, e sta forse in questo dettaglio la strada che The Paper può seguire nelle prossime stagioni.

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