Si cammina su due binari. L’emergenza che continua e lo sforzo di guardare avanti. Niscemi continua a fare i conti con l’emergenza, con una frana che non si è ancora fermata, che potrebbe creare ancora crolli e smottamenti. Si fa la conta dei danni e il bilancio è pesante. Niscemi dovrà guardare al proprio futuro in modo diverso, sarà per sempre una città ferita con piaghe difficili da rimarginare. Ma con queste piaghe deve imparare a convivere, costruendo in maniera diversa il proprio futuro. Da lunedì sono state riaperte le scuole. Circa 300 alunni, che frequentavano i plessi di scuola materna e dell’infanzia nella “zona rossa”, sono stati trasferiti e ricollocati in altri plessi. Il ritorno a scuola è stato difficile: un team di psicologi sta supportando i bambini per aiutarli ad affrontare la paura.
Dopo la prima emergenza e i letti da campo allestiti presso il palazzetto dello sport, oggi quasi tutti gli sfollati hanno trovato un alloggio. Un sacerdote, don Giuseppe Cafà, ha girato in lungo e in largo la città alla ricerca di case vuote, inutilizzate, da prestare o da concedere in affitto. «Tanti hanno messo a disposizione, anche gratuitamente, le loro case – racconta don Giuseppe – le seconde case non utilizzate, sia nel centro abitato che nelle zone di campagna, sono state aperte e messe a disposizione, in alcuni casi anche gratuitamente. Lo hanno fatto anche le città vicine: una famiglia è ospitata a Caltagirone, un’altra a Gela. Abbiamo visto tanta generosità. Questa è una comunità viva, fatta di gente forte, che sta affrontando l’emergenza con serietà e responsabilità». Una comunità che non si piange addosso. Che sa affrontare l’emergenza con dolore e con fermezza. Chiedendo l’intervento del governo che però – quasi certamente – non potrà risolvere il problema. Una collina franosa, un territorio debole, non può essere messo in sicurezza, gli interventi, pur necessari, non potranno essere risolutivi. A Niscemi – bisogna prenderne atto – niente sarà più come prima.
Intanto, il sindaco, Massimiliano Conti, ha avviato un censimento degli alloggi disponibili sul territorio, anche da ristrutturare, per pianificare le scelte future. Il Comune ha pubblicato un avviso pubblico per la ricerca di immobili da destinare agli sfollati. Nella zona rossa non si potrà più rientrare nelle proprie abitazioni, 1700 persone (320 nuclei familiari) dovranno essere ricollocate. Per alcune di loro, in futuro, se la frana dovesse assestarsi, sarà possibile prevedere un rientro. Ma c’è una “zona nera”, la fascia di 50 metri che si affaccia direttamente sul dirupo e dove molte abitazioni sono sospese nel vuoto, dove non potrà rimanere nemmeno un mattone. Lì ci sono 201 fabbricati. Nella fascia tra 50 e 100 metri dalla linea di frana ce ne sono 240, altri 439 sono nella fascia più lontana, entro 150 metri dalla frana.
Niscemi cambierà volto. Una fetta importante della città sarà destinata a scomparire. Sono gli storici quartieri di Sante Croci, Pirillo e Marinnuzza. Nella zona rossa si trova la chiesa della Madonna delle Grazie, una rettoria che per ora non si potrà utilizzare e forse non sarà più aperta al culto. Dopo la frana del ’97, un’altra chiesa settecentesca, quella delle Sante Croci, venne abbattuta. «I quartieri in zona rossa sono quelli storici della città – continua don Giuseppe Cafà −, sono quei luoghi a cui tutti sono legati. Per molti rappresentano i luoghi dell’infanzia, i luoghi dei ricordi. La zona rossa attraversa tutto il centro storico di Niscemi, la parte più antica e più bella della città».
Andrà quasi certamente perduta anche la storica biblioteca Angelo Marsiano, una collezione privata di 4 mila volumi lasciati dello studioso e storico niscemese, ma anche mappe, documenti e appunti inediti e unici. Marsiano dedicò tutta la sua vita a studiare e a descrivere nelle sue opere gli aspetti storici, culturali, religiosi e persino l’evoluzione urbanistica della sua città. Oggi la biblioteca è ospitata in un edificio situato proprio sul ciglio della frana. Una delle stanze che la compongono si affaccia nel vuoto. È la zona oggi totalmente inaccessibile, persino ai vigili del fuoco. I libri quasi certamente non potranno essere salvati. Molti studiosi italiani hanno riposto a un appello di Stefania Auci per salvare la biblioteca Angelo Marsiano. Ma ad oggi non esiste una possibilità reale di intervento in una zona che si sta sfaldando come un biscotto. Quei libri cadranno probabilmente nel vuoto e solo dopo si potrà cercare di salvare qualcosa.
La frana di Niscemi era conosciuta fin dal 1790, quando le prime fonti storiche documentano un fenomeno simile. Nel frattempo la città è cresciuta. Ma la sua parte occidentale, quella che domina la splendida valle con lo sguardo che si allarga fino a Caltagirone, a Butera, al mare di Gela e al Monte Formaggio, in territorio di Mazzarino, ora cambierà assetto. In quella zona, dal 1997 vige il divieto di edificabilità assoluta. Nessun nuovo edificio è sorto negli ultimi decenni e peraltro la zona ormai satura non lo avrebbe consentito. Negli ultimi 28 anni sono stati effettuati – e autorizzati dal comune – solo interventi di ristrutturazione. Gli edifici di quella zona sono stati realizzati nel secolo scorso, in alcuni casi persino nell’’800. Nessuna relazione quindi con i guasti dell’abusivismo, come talvolta si è fatto parlando delle conseguenze del maltempo in Sicilia.
Tutta l’Italia e il meridione in particolare devono fare i conti con un territorio fragile, con la realtà di paesi inerpicati sulle montagne, sorti nei secoli scorsi, talvolta persino in epoca medievale. Non si possono giudicare le scelte del passato con la cultura del presente. Bisogna prendere atto di ciò che c’è e assumere oggi le decisioni più opportune. In alcuni casi, le opere di consolidamento sono utili e necessarie. In altri, come nel caso di Niscemi in cui il fronte franoso e costituto prevalentemente da argilla e da materiale friabile, il risanamento e il recupero non saranno possibili. Alcuni quartieri non esisteranno più e dovranno essere delocalizzati. Le scelte urbanistiche future dovranno essere accompagnate dagli esperti (una commissione è stata insediata a livello nazionale) e interpelleranno direttamente la comunità locale. Sarà un atto di responsabilità, ancora una prova di maturità e di responsabilità, per una comunità che da oggi dovrà guardare in modo diverso al proprio futuro. Custodendo la sua storia e costruendo il futuro e saldandolo con essa.
La storia di Niscemi è bella e complessa. Attraversata − in alcuni momenti – da scelte e vicende di caratura internazionale. È accaduto alcuni anni fa quando nel suo territorio è stato installato il M.U.O.S. (Mobile User Objective System) un sistema di comunicazione satellitare della marina militare statunitense che ha cinque basi distribuite in tutto il pianeta. Uno tra questi è a Niscemi, nella riserva protetta della Sughereta. Niscemi divenne celebre per le proteste organizzate dal Comitato No Muos, che cercò di contrastare la militarizzazione del territorio, contestando la scelta di collocarla in un’area naturale protetta ed evidenziando i possibili danni per la salute (sempre negati dagli Usa) che le tre parabole satellitari potrebbero comportare. Anche in quell’occasione emerse la fragilità geologica del territorio, anche se il Muos si trova ad alcuni chilometri di distanza da Niscemi, sul fronte opposto rispetto alla zona della frana.
Oggi si vive una fase e una storia diversa. Ma questa città ferita chiede attenzione. Il territorio deve essere tutelato e rispettato.