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Italia > Dibattiti

Mediterraneo, la strage nascosta dei migranti in mare

di Francesca Cabibbo

- Fonte: Città Nuova

Il ciclone Henry non ha provocato vittime in Sicilia, ma da notizie finora trascurate emergerebbe una devastante strage di migranti nel mare in tempesta La più grande tragedia tra quelle avvenute finora nel Mediterraneo. Segno ch le politiche migratorie più volte annunciate dal governo non hanno quindi fermato la conta dei morti che tuttavia rischiano di non entrare mai in alcuna statistica ufficiale

Archivio. Recupero dei corpi dopo naufragio di un’imbarcazione di migranti in Sicilia nel 2023 ANSA/ MAX FIRRERI One of the bodies recovered after a boat ran aground on the beach of Marinella di Selinunte, in Castelvetrano (Trapani), 28 October 2023. The vessel was used for crossing by dozens of migrants. The five bodies would arrive on the beach carried by the currents. On the ground there are 18 migrants who were stopped while trying to get away. ANSA/ MAX FIRRERI

Lo sguardo di tutti è sulla conta dei danni. Il lungomare devastato di Santa Teresa Riva, Furci Siculo e Itala, le devastazioni a Marzamemi (Sr), a Marina di Ragusa e nelle coste di Pozzallo e Scicli.

Poi ci sono i danni all’agricoltura, con i campi di grano sommersi dall’acqua nella piana di Catania, agrumeti distrutti nel messinese, i ristori annunciati e promessi, su cui bisognerà vigilare.

Per fortuna – si afferma spesso – non ci sono state vittime. Anche perché il ciclone Harry era stato annunciato, i cittadini erano stati allertati e invitati a non uscire, le scuole e alcune strutture pubbliche erano state chiuse.

Ma la notizia è palesemente un “falso”. Le vittime ci sono, purtroppo! Le cronache dei nostri quotidiani non parlano della tragedia in mare che si è consumata in quei giorni. Solo qualche trafiletto qua e là, senza nessuna attenzione mediatica. I morti in mare oggi non fanno più notizia.

E così, nel silenzio generale, si è consumata la tragedia forse più imponente nella storia ormai più che quarantennale, delle migrazioni via mare. Una tragedia che, secondo i dati e le testimonianze raccolte da Mediterranea Saving Humans, riguarderebbe  almeno mille vittime

Il Centro per il coordinamento del soccorso marittimo di Roma aveva segnalato la presenza nelle acque del Mediterraneo di 380 persone, di cui non si avevano notizie e che risultavano disperse. Si era infatti avuta notizia di otto imbarcazioni partite dalla Tunisia, dal porto di Sfax, nella settimana tra il 14 e il 21 gennaio. A bordo ci sarebbero state 49, 54, 50, 51, 36, 42, 53 e 45 persone.

Uomini, donne e bambini. Il condizionale è d’obbligo nel momento in cui non si sa nulla di preciso. Di queste imbarcazioni e di queste persone si hanno solo notizie generiche. Nulla di verificabile. Le tracce dei possibili naufragi sarebbero state cancellate dalle onde e dal vento che spazzava il Mediterraneo con raffiche di 54 nodi.

Il mare finora non ha restituito corpi, né resti di imbarcazioni. Alcune notizie certe però ci sono: una tra queste è il salvataggio di Ramadan Konte, della Sierra Leone. È stato tratto in salvo dopo essere rimasto per 24 ore in balia delle acque del Mediterraneo, quando ormai disperava di farcela.

Nell’imbarcazione con 50 persone partita da Sfax ci sarebbero state 50 persone, stando a quanto raccontato da Konte. Sarebbero morti tutti, anche suo fratello, la moglie di suo fratello e suo nipote. Konte ha anche raccontato di aver visto molti corpi galleggiare in mare. Il 30 gennaio il corpo di una donna è stato recuperato dalla nave Ocean Viking e poi sbarcato a Siracusa. Un’imbarcazione con un corpo senza vita è arrivata a Lampedusa. Tra i dispersi ci sarebbe anche un attivista nigeriano, mentre un medico tunisino parla di cinque suoi familiari dispersi.  

Ci si chiede anche perché queste imbarcazioni avrebbero preso il largo proprio nei giorni del ciclone Harry, che non è arrivato all’improvviso, ma era stato annunciato con largo anticipo. Perché rischiare la traversata in simili condizioni ? Davvero i traghettatori sarebbero così crudeli da mandare in mare persone destinate alla morte quasi certa ?  Una delle ipotesi è che queste partenze assurde siano frutto di una maggiore pressioni delle autorità tunisine sui campi e, al contempo, un minore controllo delle coste, che avrebbe favorito le partenze.

«I trafficanti di essere umani sono dei criminali assassini. Non si fa partire una barca con un mare in tempesta, sapendo che si mandano a morte certa»: lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a Palermo nei giorni successivi al passaggio del ciclone Harry, quando annunciava le prime misure assunte dal governo per le regioni meridionali martoriate.

Ma queste notizie hanno trovato davvero poco spazio sui nostri giornali.

Eppure, 380 vittime sono un numero enorme. E se le notizie ufficiose venissero confermate oggi i migranti che mancano all’appello sarebbero quasi mille. Si tratterebbe della più grande tragedia del Mediterraneo. Ben più dei morti nel canale d’Otranto nel 1997, della tragedia di Lampedusa del 3 ottobre 2013 e dei morti sulla spiaggia di Cutro del febbraio 2023.

Le politiche migratorie più volte annunciate dal governo non hanno quindi fermato la conta dei morti. Che in questi anni – per una molteplicità di ragioni – sono anche aumentate. Questi morti poi probabilmente non entreranno mai in alcuna statistica ufficiale, perché diventa difficile documentare ciò che è veramente accaduto.

Ma un interrogativo su quali siano le politiche più efficaci per contrastare e impedire le migrazioni e i morti in mare resta imperante. E tuttora senza risposte. Anche perché non esistono soluzioni salvifiche e ricette facili per un fenomeno – quello delle migrazioni e delle organizzazioni criminali che le gestiscono – che dura da decenni, che ha cause molteplici e appare come la punta di un iceberg delle tante tragedie che attraversano quello che una volta veniva definito “terzo mondo”, quel continente africano ricco di storia e di risorse, depredato e vilipeso da centinaia di anni, spesso vittime di scontri tribali, di guerre fratricide, anche con radici negli estremismi religiosi.

Le scelte dei vari governi che si sono succeduti, spesso annunciate e decantate, non hanno mai consentito di trovare una soluzione. E talvolta hanno anche mostrato i volti dell’assurdo, come quelli dei pescatori siciliani di Mazara del Vallo, spesso vittime delle motovedette libiche, a causa dei noti contrasti sulle zone di pesca nel Mediterraneo e delle rivendicazioni della Libia in contrasto con le norme internazionali.

I libici spesso utilizzavano in mare anche quelle imbarcazioni della Guardia Costiera italiana, che la marina militare aveva dismesso e che aveva regalato ai libici perché fossero agevolati nel pattugliare le coste. Imbarcazioni italiane per fermare o imprigionare i pescatori italiani. Anche questo il volto dell’assurdo!

 

 

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