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Italia > Dibattiti

Le ragioni del silenzio sulla guerra in Sudan

di Carlo Cefaloni

- Fonte: Città Nuova

Carlo Cefaloni

La strage in atto della popolazione sudanese è al centro di uno scontro fra attori internazionali e regionali per il controllo di oro, petrolio e terre rare. L’azione urgente richiesta all’Italia e all’Unione europea nel webinar promosso da numerose realtà della società civile in collaborazione con le comunità sudanesi in Italia.

Manifestanti per la pace in Sudan nel 2024 di fronte alla sede di Ginevra delle Nazioni Unite, EPA/SALVATORE DI NOLFI

È difficile quasi impossibile rompere il silenzio mediatico sulla situazione in Sudan come si può verificare facilmente confrontando lo spazio smisurato offerto in questi giorni a polemiche su un dettaglio di una chiesa romana con la tragedia che colpisce milioni di persone in un Paese africano.

Ma il fatto non si piega solo con il disinteresse verso la sofferenza di categorie di persone “invisibili” come si è visto negli ultimi decenni nei confronti della popolazione palestinese sotto occupazione, prima che lo scempio di Gaza muovesse anche i più refrattari.

Ci sono sempre interessi innominabili e responsabilità da tener nascoste. Si cerca di fare informazione controcorrente non per deprimere l’opinione pubblica ma in ragione della fiducia che dall’indignazione si riesca a passare all’azione.

Il Webinar promosso il 2 febbraio 2026 “per rompere il silenzio assordante sul Sudan” resterà on line come appello alla coscienza personale e collettiva per agire politicamente. Il Webinar è uno strumento disponibile on line per analizzare come si è formato e strutturato il potere nel Sudan post-coloniale
La guerra, esplosa in Sudan il 15 aprile 2023, vede contrapposti due attori principali: Le Forze Armate Sudanesi (SAF), guidate dal generale Abdel Fattah al-Burhan. Le Forze di Supporto Rapido (RSF), un potente gruppo paramilitare guidato dal generale Mohamed Hamdan Dagalo, meglio noto come “Hemedti”.

Occorre però superare la narrazione semplicistica di uno scontro tra due generali assetati di potere. Per comprendere la catastrofe attuale, è necessario scavare a fondo, come emerge dal Webinar che ha visto tante testimonianze e analisi. nelle complesse radici storiche, economiche e politiche che hanno minato lo stato sudanese per decenni.

Nel Paese africano si consuma quella che le Nazioni Unite hanno definito la più grave crisi umanitaria al mondo, un silenzio che copre indicibili crimini di guerra: civili uccisi mentre cercano cibo e acqua, e un uso sistematico della violenza sessuale come arma. I dati sono sconvolgenti: circa 12-14 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case e le vittime stimate ammontano a 150.000, un numero tragicamente fermo nel tempo non perché la violenza sia cessata, ma a causa della difficoltà enorme nell’accedere al territorio e nel riportare informazioni attendibili

Esistono attori esterni che hanno un’influenza determinante nella guerra poiché garantiscono a entrambe le parti un flusso costante di armi. Secondo quanto emerso nella trasmissione on line le Forze di Supporto Rapido (RSF) sono sostenute principalmente dagli Emirati Arabi Uniti, che inviano armi attraverso la Libia e il Ciad. Invece le Forze Armate Sudanesi (SAF) hanno una forte alleanza con l’Egitto e ricevono un supporto più variabile da parte di Iran e Turchia.

Entrambe le fazioni finanziano lo sforzo bellico sfruttando le immense risorse naturali del Paese: l’oro, controllato da entrambi, e il petrolio, principalmente nelle aree sotto il controllo dell’esercito. In questo quadro, spicca il ruolo di “grandi assenti” degli Stati Uniti e dell’Unione Europea sul piano diplomatico. Nonostante l’UE abbia collaborato per anni con il Sudan per il contrasto alle migrazioni, oggi non sembra ritenere prioritario un intervento per porre fine al massacro.

Come ha affermato al termine della trasmissione Alfio Nicotra , coordinatore di Rete italiana pace e disarmo, «oggi abbiamo dimostrato dando la parola a docenti, attivisti e attiviste umanitarie, sudanesi in patria e nella diaspora,  che sono enormi i giochi di potere con cui le potenze mondiali e regionali cercano di mettere le mani sulle immense risorse naturali del Sudan. Questo è un genocidio per l’oro e per le terre rare, alimentato da armi su cui lucra anche la nostra industria bellica nazionale. È una guerra moderna combattuta con sciami di droni e armi di ultima generazione. Ma esiste anche un’ altra Italia, quella che apre la finestra sul mondo, che incontra le società civili africane e che vuole camminare insieme. Oggi abbiamo provato a dare la parola a tanti testimoni di una tragedia che non è dovuta a qualche catastrofe naturale ma a precise responsabilità prodotte da un sistema economico ingiusto e da un’attitudine coloniale che nei confronti dell’ Africa il Nord del mondo non ha mai veramente dismesso».

Serve un forte e coordinato intervento diplomatico internazionale, che faccia pressione sui governi italiano ed europeo. È indispensabile un embargo reale ed efficace sulle armi, perché, come sottolinea Amnesty International, “dove ci sono le armi ci sono violazioni”.

Qui il link alla trasmissione registrata on line

Iniziativa promossa da: ACLI – Amnesty International Italia – ANPI – AOI – ARCI – Baobab experience – Caritas Italiana – COMITATO INTERNAZIONALE PER LA PACE IN SUDAN – Comunità Sant’Egidio – Comunità sudanese in Italia – Economia Disarmata Movimento dei Focolari Italia – Emergency – FOCSIV – Fondazione Nigrizia ONLUS – Medici senza frontiere – Missionari comboniani in Italia – Rete italiana pace e disarmo – Un Ponte Per

 

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