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In profondità > Novità editoriali

Margaret Karram: la pace nasce dai piccoli gesti e da incontri che sembrano insignificanti

di Sara Fornaro

- Fonte: Città Nuova

Sara Fornaro

Presentato il nuovo libro della presidente dei Focolari, Margaret Karram. Un’occasione di dialogo tra ebrei, cristiani e musulmani e di sperimentazione concreta della prossimità (clicca qui per rivedere la diretta)

Presentazione libro di Margaret Karram alla Lumsa, foto di Sara Fornaro

«La domanda che da sempre mi porto dentro si è fatta più pressante: “Ma io come posso contribuire alla pace?”. Scrivere questo libro è stato in un certo senso la mia risposta e un atto di fiducia. Ho pensato: se posso condividere almeno una scintilla di speranza, allora vale la pena provarci. Questo libro vorrebbe dare testimonianza di piccoli semi di pace che ho visto germogliare nonostante tutto. È un invito a non arrenderci, a non lasciare che le notizie negative soffochino ciò che di buono cresce nel silenzio». Con molta commozione Margaret Karram, araba, cristiana con cittadinanza israeliana, presidente del Movimento dei Focolari, è intervenuta alla presentazione del suo libro dal titolo Prossimità, via alla pace. Pagine di vita, edito da Città Nuova (guarda di seguito il video della diretta).

(Se non visualizzi il video, clicca qui per rivederlo)

«La pace – ha sottolineato Karram – non è un sogno ingenuo. È un cammino, fatto di scelte, di cadute, di ripartenze, di perdono, di riconciliazione. È un cammino spirituale prima che politico e sociale». In un’affollata sala Giubileo dell’Università Lumsa, dopo il saluto del rettore Francesco Bonini, sono intervenuti l’imam Nader Akkad, consigliere per gli affari religiosi della Grande Moschea di Roma, Irene Kajon, docente emerita di Filosofia morale e membro della comunità ebraica romana, e Alberto Lo Presti, politologo e docente di Storia delle dottrine politiche. Ha moderato Alessandro Gisotti, vicedirettore editoriale del Dicastero per la Comunicazione. «Abbiamo come relatori – ha affermato – i rappresentanti delle tre grandi religioni abramitiche che, come la presidente del Movimento dei Focolari, credono nel potere trasformativo della prossimità. Il fatto che siano qui insieme, prossimi l’uno all’altra, è un segno tangibile, concreto, che in tempi così travagliati si può, anzi si deve dialogare, confrontarsi sui grandi temi della vita di oggi, portando le proprie storie, la propria identità, la propria visione del mondo».

Presentazione libro di Margaret Karram alla Lumsa, con Lo Presti, Akkad, Gisotti, Kajon e Margaret Karram. Foto © J. Masera – CSC Audiovisivi

La professoressa Kajon ha sottolineato l’importante ruolo dell’educazione, che deve servire a rinnovare le relazioni sociali, dal basso, e la necessità di un rinnovamento della sfera politica. In un momento di grande cristi tra governi e delle relazioni internazionali, la politica per Kajon deve ritrovare una stabilità di rapporti e una possibilità di dialogo per evitare le guerre.

La docente si è anche soffermata sul concetto di identità, spiegando che è positivo «il contrasto tra gli elementi che la formano, perché questo garantisce l’apertura all’altro. Un’identità che non si chiude in sé stessa, inquieta, che vive in sé il dubbio, un’incertezza della propria stabilità, un’identità che è particolarmente aperta verso gli altri». Un’apertura che per Kajon non porta alla disgregazione. «Quello che unifica l’identità, e questo si trova molto bene nel libro di Karram, è appunto la prossimità, cioè l’essere umano. Qualcosa di universale che noi tutti condividiamo. È proprio l’idea della prossimità della famiglia umana, per usare il bel termine che ricorre nel libro, che permette di unificare le identità che si trovano in ciascuno. Credo che non si debba aver paura di considerare gli altri come coloro che possono darci un’identità diversa da quella che io stesso vivo. L’identità non è soltanto quella che ciascuno di noi pensa di avere, ma è un’identità che ci viene anche assegnata dagli altri, che possono vederci in un modo diverso da come io stesso posso vedermi». Quindi, ha spiegato, «non solo l’identità che io do a me è importante, ma anche sapere che il modo in cui gli altri mi vedono possa essere diverso da quello in cui io mi vedo e proprio questo forma la ricchezza del dialogo».

Presentazione libro di Margaret Karram alla Lumsa, foto di Sara Fornaro

L’imam Akkad, tornato di recente dalla Siria, ha affermato di aver letto il libro di Karram «con il cuore ancora ad Aleppo. In Siria si vive di prossimità non come un concetto astratto, ma come un vissuto. La prossimità ha consentito la sopravvivenza del popolo siriano in questi anni. Immaginate una terra martoriata, priva di elettricità, acqua, cibo, sicurezza. Cosa rimane se non il prossimo, quello che sta vicino te?». Spiegando di “sentirsi in famiglia” con i presenti, l’imam ha aggiunto che la Siria ha davanti diverse sfide. Quella terra martoriata è come «un mosaico bellissimo, composto da tanti tasselli, che devono essere composti insieme» dal popolo siriano, che deve riconoscersi come unica famiglia, ponendo la fraternità alla base della ricostruzione del proprio futuro. Perché la pace, ha ricordato Akkad, «non arriva dai trattati, la pace parte dalla fraternità. La sfida è ricostruire i legami e le relazioni tra il popolo siriano». Anche i palestinesi, come i siriani, devono cercare la pace tramite il dialogo e la fraternità.

Presentazione libro di Margaret Karram alla Lumsa, foto di Sara Fornaro

In un mondo segnato da guerre, conserva ancora pieno significato il mistero di Gesù Crocifisso e abbandonato come via privilegiata per raggiungere l’unità. In lui faceva affidamento la fondatrice dei Focolari, Chiara Lubich, come ha ricordato il politologo Lo Presti. Partendo da quel mistero per spiegare il dolore, appare chiaro che «il dolore è costitutivo del divenire della storia umana. Si capisce che il fallimento è dietro l’angolo, che puoi cadere anche domani, ma il mondo unito non è una marcia trionfale, è una corsa a ostacoli. Ci vogliono personalità capaci di gettare lo sguardo al di là dell’ostacolo e non arrendersi ad esso. Ci vogliono persone capaci di avere la speranza che si sprigiona nel proprio cuore, che vedono nelle crisi le opportunità futuribili. E tutto questo significa, appunto, essere inventivi, creativi, immaginare, lasciare spazio alla libertà di espressione, non rassegnarsi».

Presentazione libro di Margaret Karram alla Lumsa, foto di Sara Fornaro

Il messaggio di Chiara Lubich venne interpretato politicamente da Igino Giordani, uno dei padri costituenti, cofondatore dei Focolari. Lo Presti ha ricordato che Giordani affermava che «la guerra è un virus che intossica tutto, la chiamava la logica di Caino. Infetta perfino coloro che vorrebbero la fine della guerra. Infetta, polarizza e divide perfino i pacifisti. Una traccia di questo virus ce l’abbiamo pure noi, ogni volta che osserviamo che le culture della pace, tutte protese verso la ricomposizione delle guerre in corso, spesso si guardano con diffidenza».

Bisogna essere uniti, perché da soli non si va da nessuna parte, ha sottolineato Lo Presti. Magari ispirandosi alla visione di Giordani di disarmare le guerre per riuscire a districarci in mezzo alla conflittualità presente, perfino tra i cristiani, perfino tra i fedeli di diverse religioni, per riuscire a fare massa critica per fermare la guerra. «Come Movimento dei Focolari – ha aggiunto Lo Presti – siamo esperti di guerra, non perché le scateniamo, ma perché cerchiamo di vivere e morire per l’unità, soprattutto nei luoghi dove questa purtroppo è messa in discussione».

Presentazione libro di Margaret Karram alla Lumsa, foto di Sara Fornaro

La costruzione della pace si fa dunque insieme, con piccoli gesti e gli incontri che facciamo, anche se sembrano insignificanti. Per costruire un ponte, ha sottolineato Gisotti, servono due sponde e oggi forse cioè che manca sembra la capacità di raggiungere e di esprimere un significato condiviso. La prossimità, che è il tema del libro di Karram, può aiutare a raggiungere questo obiettivo.

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