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Città Nuova - Febbraio 2026

Le mani sul mondo. Geopolitica e resistenza umana

Il numero di febbraio 2026 di Città Nuova affronta il tema della resistenza alla prepotenza, tra geopolitica, testimonianze di pace, storie di resilienza e riflessioni su tecnologia e benessere. Un percorso che unisce analisi e speranza, invitando all’impegno personale e collettivo.

Copertina Città Nuova febbraio 2026

Il numero di Città Nuova di febbraio 2026 è dedicato a un grande tema che attraversa la cronaca internazionale e le coscienze: la resistenza alla prepotenza e alle logiche di dominio che segnano il nostro tempo. Nelle pagine de “L’Inchiesta” si sviluppa una riflessione profonda sulle nuove forme di potere, sulle derive autoritarie e sulle possibilità concrete di una risposta umana, civile e nonviolenta. L’analisi mette in dialogo geopolitica, responsabilità individuale e impegno collettivo, mostrando come, anche in un mondo frammentato, esistano spazi di libertà e di scelta. L’inchiesta principale, firmata da Pasquale Ferrara, è affiancata dai contributi di Carlo Cefaloni e Cristina Montoya, che ampliano lo sguardo sui testimoni di pace e sulle pratiche di accompagnamento civile nei contesti di conflitto. Ne emerge un numero che invita a non cedere alla rassegnazione, ma a riscoprire una “micro-politica” della fraternità capace di incidere nella storia.

Nell’editoriale Accendere l’immaginazione dal titolo “Sul confine”, il direttore Giulio Meazzini riflette sul ruolo di Città Nuova come spazio di dialogo tra interno ed esterno, tra fede e mondo, invitando i lettori a non smettere di pensare e di sperare.

A pagina 18, nella sezione “L’Intervista”, Carlo Cefaloni dialoga con Gabriele Nissim sul valore dei “Giusti”, uomini e donne comuni che, di fronte al male, hanno scelto la responsabilità personale e il bene possibile come via concreta di cambiamento. La sezione “Storie” ospita il racconto intenso di Godric Mbunya, che ripercorre la resilienza della comunità di Fontem, in Camerun, capace di reagire alla crisi e alla violenza riscoprendo unità, identità e responsabilità condivisa.

Nelle pagine di “Persona, famiglia e benessere”, Benedetta Ionata affronta il tema della sindrome dell’impostore, mostrando come il disagio del “non sentirsi all’altezza” attraversi studenti e professionisti e come il supporto relazionale possa diventare una risorsa di cura.

Nella sezione “Italia”, Carlo Cefaloni propone una riflessione sulla “pace disarmata e disarmante”, interrogando il ruolo del nostro Paese come ponte di dialogo nel Mediterraneo e nel contesto europeo segnato dalla corsa al riarmo.  In “Mondo”  Bruno Cantamessa analizza la situazione dell’Iran tra crisi ambientale, repressione e diaspora, offrendo una chiave di lettura che va oltre la cronaca per cogliere le dinamiche profonde del Paese.

Chiude il percorso la sezione “Radar”, in cui Giulio Meazzini riflette sull’intelligenza artificiale e sulle trasformazioni antropologiche che coinvolgono i nativi digitali, invitando a un uso critico e consapevole delle tecnologie.

In questo numero, collocato al centro, c’è anche il Dossier dal titolo “Dopo il fondatore” dove si esplora come ordini, movimenti e comunità ecclesiali affrontano la delicata fase successiva alla scomparsa del fondatore, tra fedeltà al carisma e necessità di rispondere alle sfide del tempo.

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