Elisa Rumici nasce a Gemona del Friuli. È una giovane che pensa. Non nel senso astratto del termine, ma in quello più concreto e raro: pensa mentre fa, mentre studia, mentre suona, mentre attraversa il tempo con attenzione. La ricerca, per lei, non è soltanto un ambito accademico o professionale, ma un modo di stare al mondo. Un esercizio quotidiano di ascolto.
Il pianoforte è il suo centro operativo, ma non il suo confine. Quando non studia o suona, Elisa si muove tra musei, città, mostre, natura. Cammina, osserva, attraversa. E poi torna spesso al mare — luogo che definisce “casa”. Ha vissuto a Grado, e ovunque si trovi, quel rapporto resta: non evasione, ma punto fermo, spazio di continuità e raccoglimento. Nel suo rapporto con la musica non c’è fretta, né desiderio di esposizione. Studiare è lavoro, ma anche una forma di meditazione laica: un tempo in cui il pensiero si ordina, si chiarisce, si deposita in fondo.
Il suono nasce da lì, da una concentrazione profonda che non ha nulla di rigido, ma di essenziale. Forse anche grazie alla frequentazione dei Paesi del Nord Europa — chissà. Anche il suo modo di vivere le altre arti segue la stessa traiettoria. Tra cinema e teatro non sceglie per principio: dipende dall’occasione. Ama Pirandello e Ibsen, scoperti attraverso il teatro, ma ciò che la interessa di più non è solo la rappresentazione. È il “dopo”. Il tempo dedicato a parlare, a riflettere insieme alle persone con cui ha condiviso lo spettacolo. L’arte, per Elisa, è sempre una relazione che continua oltre la scena.

Elisa Rumici. Fonte: Elisa Rumici.
I suoi ascolti raccontano una curiosità libera da gerarchie: jazz, rock, hip-hop. E, con autoironia, ricorda le passioni adolescenziali per Britney Spears e Avril Lavigne. Anche questo fa parte del suo percorso: nulla viene rinnegato, tutto contribuisce a costruire uno sguardo. Ballare? Sì, anche se “malissimo”, dice ridendo. Ma lo fa lo stesso. Perché l’esperienza conta più della performance. A 30 anni, compiuti da poco, ha festeggiato in più luoghi del mondo: Italia, Svizzera, America. Non un’esibizione, ma una celebrazione diffusa delle relazioni che hanno attraversato la sua vita. Il compleanno diventa così un’occasione per riconoscere i legami, i passaggi, i luoghi che hanno dato forma al cammino.
Elisa è una ricercatrice nel senso pieno del termine. Ama lo studio, ne riconosce la fatica e il valore, e lo vive come un lavoro necessario (come potrebbe sennò essere così preparata?) quasi contemplativo. Non cerca scorciatoie, non indulge in semplificazioni. Preferisce restare nel dubbio, approfondire, tornare sulle cose. Non è distanza la sua, ma rispetto. Per il pensiero, per il tempo, per la complessità. Elisa non cerca di piacere. Cerca di capire. E chiede lo stesso a chi la ascolta. In un tempo che spinge alla velocità e alla semplificazione, il suo modo di stare nella musica e nella ricerca è un invito silenzioso ma potente: fermarsi, ascoltare, pensare.
Adesso viene proprio voglia di andarla ad ascoltare dal vivo. Magari al prossimo Feminale Festival di Basilea, che ne dite?