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Una lettera da Aleppo: quando la guerra ritorna

di Robert Chelhod

- Fonte: Città Nuova

La Siria continua a vivere una fase estremamente fragile e instabile

Un bambino siriano fuggito dall’area di Deir Hafer, nella campagna di Aleppo, viaggia con i suoi effetti personali su una strada nella città di Humaymah, in Siria, il 15 gennaio 2026, nel mezzo delle tensioni tra le Forze Democratiche Siriane (SDF) a guida curda e l’esercito siriano. Foto: EPA/AHMAD FALLAHA via Ansa

Nonostante la caduta del regime nel dicembre 2024 abbia aperto una nuova pagina nella storia del Paese, il processo di transizione resta incompiuto e segnato da forti tensioni politiche, militari e sociali. In particolare, l’Est della Siria e le regioni a maggioranza curda restano uno dei nodi più delicati del futuro del Paese, con equilibri precari tra le autorità locali curde, il nuovo potere centrale e gli attori regionali e internazionali coinvolti.

Queste tensioni non rimangono confinate alle periferie del Paese. Esse si riflettono drammaticamente anche nelle grandi città, come Aleppo, già duramente provata da 14 anni di guerra, da sanzioni economiche soffocanti e dal devastante terremoto del 2023. Quartieri come Achrafieh e Cheikh Maksoud, sotto controllo delle forze curde e abitati da popolazioni di diverse etnie e religioni, sono oggi nuovamente teatro di scontri armati, causando nuovi sfollamenti e una paralisi totale della vita cittadina.

La lettera che segue è una testimonianza diretta, scritta “dall’inferno della guerra”, nel cuore di Aleppo. Non è un’analisi geopolitica, ma un grido umano e spirituale. È la voce di chi vive accanto alle vittime, di chi vede famiglie costrette a fuggire ancora una volta, di chi ascolta la paura negli ospedali, nelle strade, nelle case svuotate. È anche un appello accorato alla comunità internazionale: basta guerra, basta violenza, basta indifferenza.

Una lettera da Aleppo – fuori serie
Questa lettera la scrivo dall’inferno della guerra che infuria ad Aleppo da quattro giorni. Nella nostra città ci sono due quartieri sotto il controllo delle forze curde: Achrafieh e Cheikh Maksoud. In questi due quartieri vivono centinaia di migliaia di persone di tutte le etnie e religioni. I cristiani di Aleppo chiamano il quartiere di Cheikh Maksoud Jabal El Saydeh (la collina di Nostra Signora). È in questo quartiere che vive una comunità cristiana molto povera. Ed è da questo quartiere che sono nati i Maristi Blu.

Questi due quartieri hanno sofferto enormemente durante la guerra. Il Venerdì Santo del 2013, tutta la comunità cristiana di Jabal El Saydeh è stata costretta a fuggire. In quell’occasione avevamo creato una cellula di crisi e avevamo accolto nella nostra comunità marista una trentina di famiglie, che hanno vissuto per sei mesi nei nostri locali. Successivamente abbiamo aiutato tutte queste famiglie a prendere in affitto degli appartamenti lontano dal loro quartiere di origine. Poco a poco, con l’instaurarsi di una pace precaria, le famiglie hanno ripreso la strada di Jabal El Saydeh per tornare alle loro case, anche se il quartiere restava sotto il controllo delle forze curde. Sapevamo molto bene che non era la soluzione migliore.

Dal dicembre 2024 la situazione si è deteriorata tra le forze curde e l’esercito governativo, con momenti di calma alternati a momenti di tensione. Il 10 marzo 2025 è stato firmato a Damasco un accordo tra il governo siriano e i responsabili dell’autorità curda. Oltre alla situazione dei due quartieri di Aleppo, questo accordo prevedeva un processo di normalizzazione delle relazioni tra le due parti nella regione del nord-est della Siria, anch’essa sotto controllo curdo. L’accordo stabiliva un piano che avrebbe dovuto essere attuato entro il 31 dicembre 2025. Purtroppo, tale accordo non è stato eseguito.

Da diverse settimane scoppiavano combattimenti ad Aleppo, ma una tregua li fermava. Tuttavia, da lunedì 5 gennaio 2026 fino al momento in cui vi scrivo questa lettera, i combattimenti si sono intensificati, provocando soprattutto uno sfollamento massiccio della popolazione dei due quartieri. Scene orribili di persone che vagano senza sapere dove andare: bambini, giovani, donne e uomini continuano a uscire dai due quartieri. I colpi di artiglieria non si fermano né di notte né di giorno. I quartieri della città che confinano con le zone dei combattimenti sono gravemente colpiti. Le scuole e le università, nel pieno della sessione di esami semestrali, sono chiuse a tempo indeterminato. La vita è paralizzata. Un vero coprifuoco immerge la città nel silenzio e nella paura… Una notte oscura invade i cuori degli abitanti.

È un’orrore, come se 14 anni di guerra, di sanzioni e di terremoto non fossero sufficienti. Come se questa città fosse maledetta. Come se le strade di Aleppo fossero assetate di sangue… Come se l’orrore si moltiplicasse senza fine. Perché Aleppo e i suoi abitanti devono subire una tale sorte? Fino a quando? Quando l’orizzonte della pace diventerà una realtà? Non abbiamo più la forza di resistere né di essere resilienti. Abbiamo paura e ci chiediamo: fino a quando?

Condivido con voi alcune parole di un giovane medico marista che, dall’ospedale universitario dove è tirocinante, mi confida i suoi sentimenti: «Nel cuore dell’ospedale universitario di Aleppo… volti spaventati… personale inquieto che si chiede se la strada sia praticabile per tornare a casa… pazienti esausti, senza medicinali né denaro… un esodo e uno sradicamento che segnano il cammino dell’arrivo, un freddo glaciale che stringe ciò che resta dei battiti di un cuore stanco… e noi continuiamo a dire: c’è speranza…».

Vi scrivo queste parole per denunciare le guerre, i loro autori e i loro mandanti. Ho bisogno di voi per denunciare: basta, è sufficiente, kafà… I nostri nervi non reggono più. Siamo traumatizzati e angosciati. Preghiamo, invochiamo Dio, Allah… Donaci la TUA PACE.

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