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Italia > Noi due

Piccoli cambiamenti per una relazione migliore

di Benedetta Ionata

Tanti gesti apparentemente insignificanti possono portare a significativi miglioramenti nel rapporto di coppia

Foto Pexels

Se osserviamo attentamente il funzionamento del nostro cervello, notiamo che spesso oppone resistenza alle richieste più complesse, mentre risponde con maggiore facilità a quelle semplici e alla sua portata. Quando l’obiettivo è troppo grande, la motivazione crolla sotto il peso delle aspettative, ma quando l’obiettivo è piccolo, il sistema nervoso si rilassa abbastanza a lungo da provarci.

In ambito relazionale, quando un obiettivo sembra troppo grande o troppo inautentico, il sistema nervoso può percepirlo come un peso e bloccarsi di conseguenza, mentre un piccolo aggiustamento gestibile sfugge al radar delle minacce del cervello. In definitiva, un piccolo cambiamento promosso nella coppia può essere sufficiente affinché il sistema cooperi anziché resistere, permettendo al vero cambiamento di radicarsi.

Portando avanti questo atteggiamento, cosa si ottiene?

Le risposte di minaccia vengono disinnescate, perché un piccolo sforzo o anche un piccolo progresso verso l’obiettivo rientra ampiamente nella finestra di tolleranza e sembra sicuro e fattibile. Al contrario, quando nella coppia ci si promette di “sistemare tutto”, la pressione è così alta che il cervello potrebbe interpretare il compito come pericoloso. Questo porta ad atteggiamenti difensivi, evitamento e, a volte, a un senso di paralisi.

In più si ottiene anche lo sviluppo di cicli comportamentali positivi. Partiamo dal presupposto che la psicologia comportamentale a volte consideri le relazioni come sistemi: in questa ottica ciò che una persona fa influenza la risposta dell’altra, che a sua volta influenza il comportamento successivo della prima. Dunque, un piccolo cambiamento positivo spesso innesca una cascata di piccoli miglioramenti.

Ma quali potrebbero essere questi piccoli cambiamenti da promuovere?

L’empatia prospera nelle relazioni che si sentono sicure e non giudicanti, e cresce gradualmente con la pratica ripetuta. In pratica, l’empatia, consiste nell’umile disponibilità a considerare ciò che qualcun altro potrebbe provare prima di reagire. Se la vostra relazione è già solida, non c’è nulla di male nell’aggiungere un ulteriore livello di empatia. E se pensate che voi o il vostro partner abbiate una tendenza all’attaccamento insicuro, allora aggiungere un po’ di empatia in più può essere la via più facile. Per esempio, potreste chiedervi cosa potrebbe averlo/a spinto/a a reagire in quel modo oggi; oppure potremmo sostituire un giudizio affrettato con il semplice osservare la situazione, o anche usare una frase per riconoscere la sua esperienza prima di sostenere la propria.

Un altro cambiamento importante sta nella pazienza. Dal punto di vista comportamentale, la pazienza è un’abilità pratica e che facilmente si può allenare. È la capacità di tollerare una piccola ondata di disagio emotivo abbastanza a lungo da riuscire a scegliere una risposta migliore. E anche il più piccolo ritardo conta. Aumentare la pazienza significa anche prendere un respiro prima di intervenire, fare una pausa di 10 secondi prima di ribattere o scegliere di rimandare la conversazione difficile finché entrambi non sarete regolati.

Ma queste piccole pause fanno miracoli perché creano una breve finestra in cui il cervello può passare dalla reazione automatica alla regolazione deliberata. Anche momenti molto brevi di attenzione consapevole, come notare il respiro o interrompere una risposta riflessa, coinvolgono i sistemi di regolazione delle emozioni. Questi meccanismi attivano la corteccia prefrontale (che supporta il ragionamento e la prospettiva) e smorzano la reattività guidata dall’amigdala. Quindi, quello che sembra un piccolo sforzo ha un impatto sproporzionatamente positivo: dà al cervello il tempo necessario per scegliere la connessione rispetto all’impulso.

Con la pratica ripetuta, questi atti di piccole regolazioni della durata di pochi secondi si accumulano per interrompere gli schemi di conflitto, ridurre le escalation inutili e rafforzare la capacità di rimanere ancorati nei momenti emotivamente carichi.

Infine, un altro elemento è la curiosità, che consiste nel desiderare di continuare a comprendere l’altro e di scoprirne nuove sfaccettature. È ciò che alimenta la dinamica della relazione e fa sì che entrambi ipartner abbiano il permesso di essere sé stessi in ogni momento, imperfezioni comprese. Per cambiare la tua curiosità potrebbe bastare semplicemente porre un’altra domanda nelle tue conversazioni quotidiane, chiedendo ad esempio di spiegare il punto di vista dell’altro o cosa stava pensando il nostro partner in una data situazione.

Questo perché la curiosità interpersonale, in particolare quella rivolta al mondo interiore di un’altra persona, è fortemente correlata a migliori competenze sociali ed emotive e a un maggiore benessere. La curiosità rafforza la sintonia emotiva, riduce la possibilità di fraintendimenti e accresce la vicinanza relazionale. Inoltre, spesso diamo per scontato o proiettiamo ciò che proviamo e ciò che sappiamo sulla base di dati passati. È qui che una domanda di approfondimento apparentemente insignificante stimola una vera comprensione. Questi piccoli gesti del tipo “Voglio conoscerti meglio” si accumulano, cambiando il tono di un’intera settimana e, di conseguenza, il clima emotivo di una relazione.

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