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Italia > Dibattiti

Legge elettorale, le regole vanno condivise 

a cura di Silvio Minnetti

- Fonte: Città Nuova

Intervista al professor Roberto D’Alimonte sulla proposta annunciata dal governo Meloni di cambiare le regole del gioco sui risultati delle urne alle prossime elezioni politiche del 2027. La necessità di arrivare a definire una norma condivisa tra maggioranza e opposizione che sia in grado di garantire rappresentanza e governabilità

Parlamento italiano. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il governo Meloni ha annunciato da tempo che intende cambiare la legge elettorale anche se sul tavolo non c’è ancora un testo scritto ma alcuni punti chiave come l’eliminazione dei collegi uninominali e l’adozione di un sistema proporzionale corretto con il premio di coalizione. Non è certo la prima volta che si cambia la legge decisiva per definire la volontà popolare. La presidente del Consiglio ha detto che intende avviare una consultazione con i partiti di opposizione per arrivare ad alcuni punti condivisi, ma la tabella di marcia sembra già avviata con la proposta da definire entro febbraio 2026 per arrivare alla discussione alle Camere dopo il referendum costituzionale sulla giustizia che si terrà a fine marzo.

Le proiezioni sui possibili risultati delle urne cambiano in maniera significativa in base ai diversi sistemi elettorali che possono indurre alla formazione di diverse coalizioni e alla nascita di nuovi partiti, anche se il dato più incerto resta l’effettiva partecipazione dei cittadini alle elezioni politiche previste nel 2027 vista la crescita inquietante dell’astensionismo in una società italiana che non si sente rappresentata.

Ne abbiamo parlato con Roberto D’Alimonte, docente di Sistema politico italiano alla Luiss di Roma, politologo ed editorialista del Sole 24 Ore.

Siamo il Paese al mondo che ha cambiato più leggi elettorali negli ultimi anni. Perché  questo fatto è stato definito uno scandalo? 

È scandaloso che si continuino a cambiare le regole del gioco a seconda delle convenienze di parte. Sarebbe ora che si facesse una riforma elettorale condivisa che durasse nel tempo per dare a tutti gli attori – candidati, partiti, elettori – delle certezze su come si gioca la partita.

Cosa emerge dalle prime notizie sulla riforma elettorale che il Governo intende far approvare in Parlamento, a 18 mesi dalle elezioni?

Premetto che non ho ancora visto un testo, ma da quello che trapela sembra che l’idea di fondo sia quella di introdurre un sistema proporzionale con premio di maggioranza. La coalizione che arriverà prima, dopo aver superato una certa soglia, probabilmente il 40-42%, avrebbe un premio tale da garantire il 55% dei seggi. Non è chiaro cosa succede se nessuna coalizione superasse la soglia.

Lei ha suggerito: «Il PD rinunci ai collegi uninominali e Meloni accetti il doppio turno». Quale logica politico-elettorale ispira questa affermazione? 

Più che alla rinuncia ai collegi io penso che sarebbe opportuno che la riforma sia fatta insieme da governo e opposizioni. Se il Pd accettasse di trattare, il doppio turno dovrebbe essere una delle sue richieste perché è la soluzione migliore per scegliere il vincente della competizione per il governo del Paese.

Donzelli, responsabile organizzativo dei FdI, ha dichiarato che una nuova legge elettorale è necessaria per assicurare  stabilità al sistema. Perché modificare il Rosatellum? Perché piace il Tatarellum adottato nelle Regionali? Come mai sarebbe preferibile un sistema proporzionale con premio di maggioranza? 

Il Rosatellum non può garantire che dalle urne esca un vincitore con la maggioranza assoluta dei seggi perché la sua componente maggioritaria è insufficiente. Infatti, i collegi uninominali sono poco più di un terzo. Sono troppo pochi per generare con certezza una disproporzionalità sufficiente, cioè un premio in seggi, a favore di uno dei competitori. Nelle elezioni del 2022 questo è successo perché Pd e M5s si sono presentati divisi. Se nel 2027 si presentassero uniti, è possibile che nessuno vinca. Con un sistema proporzionale con premio simile a quello delle regionali, il vincitore sarebbe certo. Con questo sistema l’attuale maggioranza pensa di avere più chance di vittoria.

L’impianto della Costituzione, l’equilibrio dei poteri e le regole che ne derivano, non è strettamente legato con il sistema elettorale su base proporzionale attento alla rappresentazione della società nella sua varietà e pluralità? 

No. La rappresentatività è uno degli obiettivi da perseguire. L’altro, altrettanto importante, è la stabilità dei governi. Avere una democrazia rappresentativa incapace di produrre governi stabili non è una buona cosa, è fragile. Occorre trovare un equilibrio tra questi due obiettivi. In certi momenti e in certi contesti la scelta giusta è il sistema proporzionale. In altri momenti e in altri contesti è meglio utilizzare sistemi elettorali maggioritari o misti.

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