Incantato, vado scorrendo i minuziosi dettagli del dipinto di Jan Wildens Gennaio, pattinatori sul ghiaccio. Come in una ripresa da drone, il paesaggista fiammingo originario di Anversa (1586-1653) ha rappresentato dall’alto, realisticamente, un tratto del fiume Schelda ghiacciato sul quale c’è chi pattina con grazia, chi scivola miseramente, chi corre in soccorso di uno caduto in una frattura del ghiaccio infido, mentre sulle rive bambini giocano a lanciarsi palle di neve o facendosi trainare su uno slittino. Lontano, nella bruma, si profila Anversa con i suoi campanili. In primo piano, uno scorcio di villaggio col suo ponticello, casette, una chiesetta, alberi spogli…E ancora, canne da pesca, ceste, cavalli, grembiuli, barche bloccate nel ghiaccio…
Si respira un’atmosfera vivace e gioiosa in questa specie di affollato presepe fiammingo. Su tutto domina l’inverno con le sue atmosfere magiche. E L’inverno nell’arte. Paesaggi, allegorie e vita quotidiana è appunto la mostra in corso fino al 15 marzo 2026 al Castello del Buonconsiglio a Trento: tra realtà e immaginario, un racconto della stagione invernale come ce l’hanno rappresentata con le sue innumerevoli sfaccettature gli artisti del passato, lungo un arco cronologico che va dal Medioevo all’Ottocento.

Jan wildens, “Gennaio, pattinatori sul giacchio”. Credit: Oreste Paliotti.
Il percorso espositivo – 8 sezioni in altrettante sale – comprende dipinti, sculture, incisioni, porcellane in prestito anche da altri musei. Nella prima il visitatore, accolto dalla musica dell’Inverno di Vivaldi, è introdotto ai temi della mostra con la riproduzione del mese di Gennaio di Torre Aquila, dove compare per la prima volta nella storia dell’arte occidentale una “battaglia a palle di neve” tra nobili dame e cavalieri. La successiva ospita il capolavoro di Pieter Bruegel il Giovane Adorazione dei Magi nella neve. La seconda e la terza sono dedicate alle allegorie dell’inverno, rappresentato ora come un vecchio nudo e infreddolito, ora come una donna che si scalda al fuoco o come bambini che giocano sulla neve. L’inverno nelle opere di alcuni pittori lombardi è argomento della quarta sezione.
La quinta illustra la vita quotidiana e le attività tipiche della stagione fredda: dalla macellazione del maiale alla raccolta della legna; dai corsi d’acqua ghiacciati utilizzati come percorsi stradali alle scene di mercato. Nella sesta sezione compaiono le attività ludiche invernali: molte le scene di pattinatori sul ghiaccio, ma non mancano i giocatori di curling o chi si diletta a lanciare palle di neve: tutte scene ben documentate nei paesaggi di Jan Wildens e Barent Avercamp. Da notare in questi stessi dipinti la rappresentazione delle classi più umili, per le quali i mesi più freddi dell’anno hanno costituito da sempre una sfida per la sopravvivenza. Nella settima sezione, riservata alla slitta in quanto opera d’arte, sono esposti tre esemplari settecenteschi da parata con i loro accessori e un trattato di fine Settecento sulle slitte. Nell’ultima sezione trionfa la raffigurazione del paesaggio innevato.
Gli ambienti sono moderatamente riscaldati, ma se per il realismo di alcuni dipinti qualche visitatore dovesse accusare brividi di freddo, basta trasferirsi nelle sale del Castello dove in pianta stabile sono esposti alcuni straordinari esemplari di stufe a olle in modo da riprendere – ovviamente per suggestione – calore e colore. Cosa sono le stufe a olle? Sistemi di riscaldamento in ceramica (maiolica) e mattoni refrattari, tipici del Trentino e del Sudtirolo, che una volta spenti, rilasciavano lentamente calore nell’ambiente. E ciò perché il fumo caldo, prima di raggiungere la canna fumaria, circolava a lungo nelle labirintiche cavità interne della stufa, costruita con olle (contenitori) di terracotta e mattoni refrattari. Un sistema semplice e geniale, che non rinunciava alla bellezza. Venivano sempre sistemate in un angolo della stanza e il carico della legna avveniva da un locale adiacente attraverso uno sportello ricavato nella parete, oppure dalla cappa del camino della stanza accanto: in questo modo non si sporcava l’ambiente con polvere e fuliggine e, nei castelli o palazzi signorili, i membri della famiglia padronale potevano dedicarsi alle proprie attività senza il disturbo della servitù.

Stufa a olle, Castello del Buonconsiglio. Credit: Oreste Paliotti.
A volte monumentali, questi simboli di ricchezza e di status che arredavano gli spazi delle dimore agiate costituiscono delle vere opere d’arte grazie alle piastrelle maiolicate dagli smaglianti colori (bianco latte, turchino, viola, verde, giallo, terra di Siena, verde ramina…), riccamente ornate di rilievi e medaglioni riproducenti personaggi della storia sacra e civile. Nelle abitazioni più modeste, invece, le piastrelle a tinta unita erano prive di disegni e ornamenti. Aggiungo che, andate in disuso sul finire dell’Ottocento con l’introduzione del petrolio come combustibile, negli ultimi decenni le stufe a olle sono tornate nuovamente in auge nel mercato con design moderni che uniscono la funzionalità all’estetica.
A quanti poi, sensibili come me ai rigori dell’inverno, avessero voglia di approfondire tutto ciò che riguarda questi antichi strumenti di riscaldamento, consiglio un libro ricco di illustrazioni: Racconti al caldo delle stufe a olle, edito dall’Associazione Antiche Fornaci di Sfruz, il borgo della Val di Non divenuto famoso per i suoi meravigliosi manufatti un tempo apprezzati anche nelle più ricche dimore di Mantova, Ferrara, Salisburgo e Vienna. Due gli autori che vi hanno collaborato: il noto scrittore trentino Mauro Neri, che in 15 racconti traccia dall’epoca romana agli inizi del Novecento un viaggio intimo e coinvolgente nel cuore delle case e delle vite di quanti hanno costruito e utilizzato le stufe ad olle; e Silvia Vernaccini, che con competenza e passione ha arricchito ogni capitolo con approfondimenti sulle caratteristiche tecniche, le innovazioni e le curiosità legate a ciascuna fase storica di tali manufatti. Un testo capace di trasmettere conoscenze e quasi di far immaginare il dolce tepore che da essi promana.