Il 6 febbraio 2021, alla fine dell’Assemblea Generale dei Focolari, i partecipanti si recano in udienza da papa Francesco. Lui ci lancia diverse sfide ancora attuali. Mi soffermo su una, «Vivere la spiritualità con coerenza e realismo», con impegni diversi se si guarda “dentro” (spronando l’esperienza del camminare insieme) o “fuori” le mura del Movimento, testimoniando la vicinanza con l’amore fraterno, senza paure.
Ora che ci prepariamo per l’Assemblea del 2026, continua ad essere importante «promuovere sempre più la sinodalità», come ci indicava papa Francesco, e per questo dedicare forze a formare i membri del Focolare, incominciando dai piccoli, nella cultura del camminare insieme, facendo esperienza di ciò a tutti i livelli. Questo significa destinare tempo e risorse per condividere buone pratiche e imparare reciprocamente, coltivare atteggiamenti che lo favoriscano, avere percorsi chiari, trasparenti e partecipativi, che mostrino cosa significa vivere in maniera sinodale e prendere decisioni con questo stile.
Il carisma dell’unità porta ad andare verso l’Altro e gli altri. Consci del valore del rapporto con Dio e forti dall’esperienza di comunione che si fa all’interno del Movimento, perdere le paure di uscire incontro alla società così come è, perché anche ciascuno di noi è figlio di essa.
In questo momento c’è la mancanza di un vero e proprio tessuto sociale, per la perdita dei rapporti sia a livello personale che comunitario. La fiducia negli altri e i rapporti sono stati sostituiti da una radicalizzazione delle posizioni, un divario tra persone e gruppi, con grandi disuguaglianze e una spaventosa crescita della solitudine. Ultimamente c’è chi si illude davanti al miraggio di un ritorno del religioso, inteso come forza estetica e simbolica, che suscita dubbi ed inquietudine, ma che manifesta il desiderio di profondità che continua a pulsare nell’essere umano.
In questo contesto ci siamo noi con la spiritualità dell’unità! Sicuramente vogliamo, possiamo e dobbiamo fare tante cose, però una è ante ommia, indispensabile e prioritaria: siamo chiamati a ricucire rapporti, a costruire ponti che ricostruiscano vincoli, a camminare con altri creando legami di collaborazione e amicizia… in definitiva, siamo chiamati a vivere e promuovere la comunione. Questo è quello che ci si aspetta da noi.
Per concretizzare quanto detto, all’espressione “dialogo a 360 gradi”, farei precedere “l’accoglienza e l’ascolto a 360 gradi”. Ciò significa mettersi in discussione, sapere di dover imparare, mostrarsi vicini e vulnerabili. Il dialogo con la parola verrà dopo il dialogo dei fatti, quando avremo iniettato legami di carità ovunque.
Chiara Lubich nel suo scritto Risurrezione di Roma, testo profetico per re-imparare a guardare oggi la realtà, spiegava: «Guardo al mondo e alle cose; però non più io guardo, è Cristo che guarda in me e rivede ciechi da illuminare e muti da far parlare e storpi da far camminare. […] Cosicché riaprendo gli occhi sul di fuori vedo l’umanità con l’occhio di Dio che tutto crede perché è Amore».