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In profondità > Verso l'Assemblea dei Focolari/15

Il tempo del coraggio

di Piero Coda

Piero Coda, autore di Città Nuova

Cosa significa saper comunicare oggi? Scoprire Dio dentro la storia

Guardando al panorama mondiale delle guerre, dell’onda di autocrazia, polarizzazione, tentazione tecnocratica che incombe su di noi, viene in rilievo il valore della comunicazione, fortemente strumentalizzata a fini bellicosi, di oppressione e di interesse economico. C’è una distorsione radicale non solo delle fake news, ma del fatto comunicativo, che è un punto nevralgico della realtà che viviamo.

Come comunicatori, siamo sollecitati a riscoprire il significato profondo della comunicazione stessa. Mi viene in mente la frase di Chesterton, sempre acutissimo: «Oggi abbiamo bisogno di coraggio, che è volere con forte desiderio la vita, essendo pronti a morire». Il coraggio è una parola che viene dal latino, vuol dire avere cuore. Quindi un cuore che desidera la vita e, proprio perché desidera la vita, è pronto a dare la vita.

Che possiamo fare noi allora di fronte alla situazione del mondo, ma anche del Movimento dei Focolari? È il momento del coraggio, dell’avere cuore e del coraggio. Bisogna avere il coraggio di non badare ad altri mezzi, come dice Chiara nella Resurrezione di Roma (Città Nuova 2017). Certamente bisogna badare a tutti i mezzi possibili e immaginabili che la tecnologia e le scienze sociali ci mettono a disposizione. Ma attenzione, al tempo stesso non bisogna badare ad altri mezzi, bisogna mettere tutta la nostra fiducia nell’ascolto della Parola, del dono dello Spirito. Perché poi il grande comunicatore è lo Spirito Santo.

Spiega Chiara: «Bisogna far rinascere Dio in noi, tenerlo vivo e traboccarlo sugli altri come fiotti di vita e risuscitare i morti e tenerlo vivo fra noi amandoci. E per amarsi non occorre strepito, l’amore è morte a noi».

Ecco il coraggio. E la morte è silenzio, è vita in Dio. E Dio è il silenzio che parla. In quel silenzio che è l’unico che parla veramente, perché il frastuono delle parole distorte, dei messaggi che ammorbano la nostra vita, deriva dal fatto che non si ascolta il silenzio e quindi non si comunica niente, cioè si comunica falsità, ingiustizia, conflitto. Allora qual è la vocazione del comunicatore? Nella luce del carisma, è una vocazione formidabile di un’attualità straordinaria. Bisognerebbe tornare ai fondamentali dell’arte della comunicazione, facendo sì che ciascuno ritorni a mettersi di fronte a Dio, se credi in Dio. Di fronte alla coscienza. Fare solo ciò che scaturisce da questo silenzio di fronte a Dio e di fronte alla propria coscienza.

Se penso a Gaza, come si fa a non comunicare la rivolta morale e la necessità di una conversione radicale? Come si fa a rimanere prigionieri di comunicazioni che strumentalizzano le situazioni e che passano sul corpo vivo, sulla sofferenza di questi nostri fratelli e sorelle che muoiono ogni giorno? È il tempo del coraggio, del forte desiderio di vita, giustizia e pace. E per questo ci vuole il coraggio di saper morire a se stessi, anche concretamente, pronti a dare la vita gli uni per gli altri, quindi accogliere, seguire, aver cura. A livello di proclamazione lo facciamo, ma poi a livello concreto… Alcune volte bisogna andare controcorrente nelle situazioni in cui siamo.

Oggi è il momento del coraggio per una comunicazione che parte da questo silenzio. C’è la necessità di un nuovo pensiero, di entrare in un rapporto diverso con Dio per entrare in un rapporto diverso con la realtà. Scoprire Dio dentro la storia. Cioè Dio lo incontri attraverso il massimo silenzio interiore a cui ti abitua l’accoglienza dell’altro fino in fondo e in cui ti introduce la dinamica della reciprocità, dello scambio reciproco.

La reciprocità è quel miracolo di avere la certezza dell’accoglienza, dell’ospitalità reciproca, che è il comandamento nuovo di Gesù, che porta la presenza di Gesù in mezzo a due o più. Da questa cellula nasce una interpretazione della realtà che diventa capacità di comunicare, di incarnare questa realtà. Perché quando c’è questa dinamica di reciprocità, tu comunichi Dio rivestito di parola. Perché ogni cosa ha senso in quanto è riferita a Dio, in quanto è segno e sacramento di Dio, in quanto porta a Dio. Qui c’è la più grossa rivoluzione che si possa fare.

È impressionante per me vedere come proprio questa dinamica relazionale, questa dinamica di reciprocità sia cercata dalla cultura a tutti i livelli, dalla filosofia, dalle scienze, da tutti è invocata.

Questo articolo riflette il linguaggio parlato nella conversazione da cui è nato.

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