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Italia > Società

Ad Assisi la festa di san Francesco

di Alessio Lanfaloni

- Fonte: Città Nuova

Nel giorno dedicato al patrono d’Italia, la città del Santo vive una festa di fede e di popolo, mentre dal cuore d’Assisi si leva un forte invito alla pace in un mondo attraversato da guerre e divisioni

Basilica San Francesco Assisi ANSA/GIANLUIGI BASILIETTI

Il cielo terso di Assisi ha accolto la festa di san Francesco, patrono d’Italia, in una città gremita di pellegrini, cittadini e autorità. La Basilica, imponente e luminosa, sembrava annunciare l’apertura di un tempo speciale: quello dei festeggiamenti per l’ottavo centenario della morte del Poverello, che accompagneranno Assisi, l’Italia e il mondo fino ad ottobre 2026. Novità storica per questo centenario, è l’esposizione prolungata dei resti mortali di san Francesco, dal 22 febbraio al 22 marzo 2026.

La festa di san Francesco, come ogni anno, non è solo un appuntamento religioso ma anche civile. La recente decisione del Parlamento di riconfermare all’unanimità il 4 ottobre come festa nazionale è stata accolta con gioia: un segno di unità e di gratitudine verso colui che, insieme a santa Caterina da Siena, è patrono del nostro Paese.

Eppure, a fare da cornice a questo giorno di festa non c’è un mondo sereno. La flottiglia umanitaria per Gaza è stata fermata con la forza da Israele, con decine di attivisti – tra cui molti italiani – ancora trattenuti. In Italia monta la polemica sull’azienda Leonardo, dopo che l’amministratore delegato Roberto Cingolani ha ammesso forniture militari a Israele in nome di contratti pregressi. Proteste, tensioni diplomatiche e tregue divisive confermano un contesto internazionale fragile. In questo quadro, la presenza del governo ad Assisi assume un peso politico che va oltre il semplice cerimoniale.

La presidente del consiglio, Giorgia Meloni, ad Assisi 4 ottobre 2025 Gasperini

Proprio fuori dalla Basilica, in attesa dell’arrivo delle istituzioni civili e religiose, il custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni, ha risposto così ai giornalisti che gli chiedevano cosa avrebbe detto ai rappresentanti del Governo: «Chiedo scelte di pace, attenzioni alle popolazioni che soffrono e un futuro senza armi, senza produzione e commercio. La deterrenza non serve, armarsi per fare pace non è soluzione: se vuoi la pace prepara la pace». Una dichiarazione che ha sintetizzato in poche parole l’eredità viva di Francesco e il messaggio che “Assisi città per la pace” continua a offrire al Paese e al mondo.

La presidente Giorgia Meloni ha rappresentato il Governo nel tradizionale discorso dalla Loggia di Assisi durante il rito civile. Le sue parole hanno intrecciato la memoria del Santo con la storia d’Italia, collocando il Poverello tra i fondatori della nostra identità nazionale e culturale e ricordando il Cantico delle Creature come primo testo in volgare italiano. Una concezione concentrata sull’aspetto nazionale del Poverello, di fronte ad una piazza pieni di fedeli provenienti da tutto il mondo: segno che Francesco non appartiene solo alla storia d’Italia, ma alla fede e alla coscienza universale.

Alcuni passaggi hanno colpito i pellegrini, come la definizione di Francesco “estremo ma non estremista”: un modo efficace per esprimere la radicalità delle sue scelte, mai degenerata in fanatismo o violenza. Tuttavia, nell’immagine proposta dalla premier sembra attenuato il lato più spigoloso e profetico del giovane che rompe con la famiglia, mette in crisi la società del suo tempo e persino la Chiesa, costretta a mitigare la sua Regola perché ritenuta troppo dura. Nel complesso, il discorso ha richiamato ponti più che muri, la pace, il dialogo e la responsabilità. Ma l’insistenza sull’identità come condizione del dialogo ha lasciato aperta un’ambivalenza: radice che apre all’incontro, oppure premessa nazional-identitaria. E quando la memoria di Francesco viene collegata a scelte politiche come il Piano Mattei o la festa nazionale del 4 ottobre, si corre il rischio di piegare una figura universale e scomoda alle esigenze di un’agenda contingente.

Le sue parole hanno raccolto applausi, nonostante all’inizio del discorso ci sia stato un breve momento di contestazione da parte di manifestanti pro Palestina. Ma la manifestazione più eloquente, a sostegno delle famiglie di Gaza e della Cisgiordania, è stata una silenziosa distesa di bandiere palestinesi accanto alla scritta “PAX” che si staglia sul prato di fronte la Basilica Superiore: un gesto pacifico e simbolico, quasi ignorato dai principali media nazionali.

Bandiere palestinesi in solidarietà con Gaza 4 ottobre 2025 Assisi ANSA/Gianluigi Basilietti

Tra i devoti accorsi numerosi, camminando tra la folla si coglieva un sentimento condiviso: la soddisfazione nel vedere anche le bandiere palestinesi accanto a quelle della pace, e insieme l’attesa che san Francesco, il santo della fraternità universale, continui a intercedere perché i tavoli di negoziato trovino ascolto e che l’unica via di pace, oggi realisticamente percorribile, sia accolta da tutte le parti.

La festa si è chiusa tra la solennità dei riti e la forza muta dei gesti, tra applausi convinti e contestazioni discrete, tra la limpidezza del cielo e l’oscurità delle cronache. Francesco rimane segno vivo che la pace è possibile, che l’Italia e il mondo possono ritrovarsi attorno al suo patrono, e che l’umanità non ha mai smesso di aver bisogno della sua sobrietà, della sua fraternità e del coraggio di vivere il Vangelo sfidando le strutture del suo tempo.

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