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In profondità > Parola di vita

Il mio aiuto viene dal Signore: egli ha fatto cielo e terra

di Silvano Malini, Team della Parola di vita

- Fonte: Città Nuova

«Il mio aiuto viene dal Signore: egli ha fatto cielo e terra» (Sal 121 [120], 2). Parola di vita Ottobre 2025

Chi nella vita, non ha sentito talvolta di non farcela?

Lo sperimenta anche l’autore del salmo 121, che attraversa circostanze difficili e si domanda da dove può venirgli l’aiuto di cui ha bisogno. La risposta e l’affermazione della sua fede in Dio, nel quale confida. La convinzione con la quale parla del Signore, che veglia e protegge ciascuno e tutto il popolo, esprime una certezza che sembra nascere da una profonda esperienza personale.

«Il mio aiuto viene dal Signore: egli ha fatto cielo e terra».

Il resto del salmo, in effetti, è l’annuncio di un Dio potente e amoroso, che ha creato tutto ciò che esiste e lo custodisce giorno e notte. Il Signore «non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode»¹, afferma il salmista, desideroso di persuadere chi legge.
Avvolto dalle difficoltà, l’autore ha alzato gli occhi², ha cercato un appiglio fuori e oltre il suo ambito più immediato ed ha trovato una risposta. Ha sperimentato che l’aiuto viene da Colui che ha pensato e ha dato vita ad ogni creatura, continua a sostenerla, in ogni momento, e non l’abbandona mai³. Crede fermamente in questo Dio che veglia giorno e notte su tutto il popolo – è «il custode d’Israele»⁴ – al punto che non può fare a meno di comunicarlo agli altri.

«Il mio aiuto viene dal Signore: egli ha fatto cielo e terra».

Nei momenti di incertezza, angoscia e sospensione – afferma Chiara Lubich – «Dio vuole che noi crediamo al suo amore e ci domanda un atto di fiducia: […] vuole che approfittiamo di queste circostanze penose per dimostrargli che crediamo al suo amore. E ciò significa: aver fede che lui ci è Padre e pensa a noi. Gettare in lui ogni nostra preoccupazione. Caricarla su di lui»⁵.
Ma in che modo l’aiuto che viene da Dio arriva a ciascuno di noi? La Scrittura narra molti episodi nei quali questo si concretizza attraverso l’agire di uomini e donne, come Mosè, Elìa, Eliseo o Ester, chiamati ad essere strumenti della sollecitudine divina per il popolo o per qualche persona in particolare.
Anche noi, se “alziamo lo sguardo”, riconosceremo l’azione di persone che, consapevolmente o no, vengono in nostro soccorso, saremo grati a Dio dal quale viene, in ultima istanza, ogni bene (lui ha creato il cuore di ciascuno) e potremo testimoniarlo agli altri. Certamente è difficile rendersene conto se siamo chiusi in noi stessi e, nei momenti difficili, pensiamo a come possiamo venirne a capo con le sole nostre forze. Quando invece ci apriamo, guardiamo attorno a noi e alziamo gli occhi, scopriamo anche che possiamo essere noi strumenti di Dio che provvede ai suoi figli. Avvertiamo le necessità altrui e possiamo essere un aiuto prezioso per gli altri.

«Il mio aiuto viene dal Signore: egli ha fatto cielo e terra».

Racconta Roger, dalla Costa Rica: «Un sacerdote che conoscevo mi ha fatto sapere che sarebbe passata da me una persona a raccogliere dei pannolini per adulti che col gruppo solidale del quale faccio parte gli avevamo messo a disposizione, sapendo che un suo parrocchiano ne aveva bisogno. Mentre lo aspettavo, ho visto passare davanti casa una vicina che stava vivendo una situazione molto difficile, e le ho dato le ultime sette uova che avevo, insieme ad altri alimenti. Ne è stata sorpresa, perché non aveva nulla da mangiare per lei, suo marito e i suoi figli. Le ho ricordato l’invito di Gesù, “chiedete e vi sarà dato” (Mt, 7,7), sottolineando che lui è premuroso verso le nostre necessità. È tornata a casa felice e grata a Dio. Nel pomeriggio è arrivata la persona mandata dal sacerdote. Gli ho offerto un caffè. Faceva il camionista e, chiacchierando, gli ho domandato che cosa trasportasse. “Uova”, mi ha risposto, e me ne ha voluto regalare trentadue».

1 Sal121 [120], 3.
2 Cf. Id., v. 1.
3 Cf. Id., v. 8.
4 Id., v. 4.
5 C. Lubich, Conversazioni, Città Nuova, Roma 2019, p. 279.

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