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Cultura > Cinema

Tra favole e realtà

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

In sala arrivano “Dragon Trainer”, favola per tutti, e “Holy Cow”, dalla Francia. Storie di giovani che combattono per la vita

Certo è una favola Dragon Trainer. Sembra fatta per bambini o anziani in voglia di sogno, ma va bene per tutti. Il motivo, anche del successo di pubblico, è semplice. Il racconto, che segue la stessa storia del film d’animazione originale del 2010, è quello dei vichinghi cacciatori dei terribili draghi lanciafiamme e distruttori. Solo che il figlio del capo, Hiccup (Nico Parker) non è un eroe forzuto e il padre non lo stima. Ma il ragazzo fa amicizia con un piccolo drago sdentato, lo cura di nascosto, lo aiuta a vincere la paura di volare e supera il rischio volando per il cielo con lui: una grandissima gioia.

Nel villaggio intanto i giovani devono sfidare i draghi imprigionati e poi liberati per dimostrare la loro maturità, e Hiccup non è come loro, eppure riesce a placarli fra la sorpresa generale. Come mai? Il terribile padre-capo va alla ricerca dell’isola dei draghi per eliminarli una volta per tutte. Qui comincia il bello: lotte aeree, fiamme, stupore del capo per le capacità del figlio. Insomma, la forza bruta non è necessaria per ottenere la pace, anche i draghi si possono placare se li si tratta con amore .

Follia, utopia? Il film emoziona, incuriosisce, gli effetti speciali non sono invasivi, retorici come spesso accade nei filmoni, ma qui la storia è leggera, anche prevedibile, simpatica e piacevole. Il regista Dean DeBlois ci crede e la condisce con un commento musicale post-wagneriano e post-straussiano molto americano (a base di archi ed ottoni sgargianti), gradevole. E così i padri devono ammettere che i figli hanno anche loro dei doni e i figli vincere la timidezza nel farli vedere. Interessante, questa favola colorata con gusto.

Clement Faveau, Maiwene Barthelemy, Luna Garret e la regista Louise Courvoisier a Cannes 2024. EPA/SEBASTIEN NOGIER

È sempre un giovane ‒ siamo ad oggi ‒ il protagonista di Holy Cow, diretto  da Louise Courvoisier, in sala dal 26 giugno, premiato a Cannes e poi a Roma nella sezione per i giovani Alice in città. Un racconto di formazione ambientato nel Giura, dipartimento francese noto per il formaggio Comtè. È qui che Totone, 18 anni, fulvo e ribelle, passa la vita tra feste e birra, vivendo con il padre che muore all’improvviso. Il ragazzo deve crescere in fretta, prendersi cura di sé stesso e della sorellina di 7 anni. Come fare? Lavorare sodo è dura, allora decide di partecipare al concorso per il miglior formaggio. Si impegna con l’aiuto di pochi amici e inizia a crescere: forse un amore, forse un futuro…

Il film indaga la vita dura, sofferta, di emozioni nascoste nel mondo rurale dove oggi i giovani faticano ancor più che nel passato ad accettarlo.  La regista, che proviene da questo ambiente, sceglie attori non professionisti, bravissimi e spontanei, per dar vita ad una narrazione quasi western come ritmo, sincera, senza inutili digressioni, rivelando tra corse di macchine e di moto, bar e colline, il disagio giovanile ma anche la voglia, per quanto difficile, di diventare uomini. Da non perdere.

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