Nel 2026 ricorrono i 70 anni dalla nascita della rivista Città Nuova. Era il 14 luglio 1956 quando, a Fiera di Primiero, durante un incontro estivo dei Focolari chiamato Mariapoli, la fondatrice e prima presidente del Movimento, Chiara Lubich, ebbe l’idea di creare un “foglio” che tenesse in contatto tutti i partecipanti.
Da allora, si sono susseguite migliaia di pubblicazioni e Città Nuova si è sempre impegnata per cercare di guardare ai fatti, per leggere e approfondire l’attualità nell’ottica della fraternità universale. Per dialogare su temi scomodi, per stare vicino ai più fragili, ai dimenticati, per costruire ponti, per essere presente nelle ferite dell’umanità, per mettere in luce semi di pace e di speranza, con un orizzonte globale che guarda al mondo unito.
È un percorso impegnativo e difficoltoso e quest’anniversario è solo una tappa di un cammino che continuiamo a percorrere con tanti amici, sostenitori, “incaricati” e “appassionati”, collaboratori, corrispondenti e anche critici, perché ogni riflessione costruttiva può solo aiutarci ad arricchire la rivista e il quotidiano online www.cittanuova.it.
Per i 70 anni della rivista, ci saranno eventi e testimonianze sul senso e sul valore di Città Nuova. Fondamentale, in questo senso, il messaggio che ci ha inviato Margaret Karram, attuale presidente del Movimento dei Focolari. Cliccando sulla rotellina delle impostazioni del video caricato nel canale YouTube cittanuovatv, possono essere selezionati i sottotitoli in italiano, inglese, francese e spagnolo.
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«La prima parola che mi viene dal cuore in questo settantesimo anniversario è: gratitudine verso le moltissime persone che si sono prodigate negli anni, con generosità per rendere viva e operante Città Nuova. Settant’anni fa, quando nessuno avrebbe potuto immaginarlo, è nato un giornale, una voce che negli anni ha attirato, ispirato e trasformato la storia di migliaia di persone. È iniziato come un seme piccolo, ma che portava già in sé il ricco patrimonio del Carisma dell’unità, donato da Dio a Chiara Lubich.
Chiara definì “Città Nuova” come la “prima Opera dell’Opera”. Perché? Si riferiva senza dubbio ad un primato temporale: era il luglio 1956, quando, durante la Mariapoli a Fiera di Primiero, sulle Dolomiti, nasce il numero zero del giornale. Poche copie ciclostilate, quasi artigianali. Eppure, già in quelle pagine si intuisce una missione grande. Ma quel “prima” vuole anche dire che Città Nuova è il primo strumento di comunicazione e di annuncio della novità dell’esperienza evangelica che si stava generando e della cultura che stava fiorendo. Non a caso Chiara ne affida la guida a persone di cui ha totale fiducia: suo fratello Gino Lubich all’inizio, poi a Igino Giordani, a Spartaco Lucarini, a Guglielmo Boselli e altri che si sono succeduti negli anni.
Insieme a don Pasquale Foresi, Chiara indica la direzione del giornale e nell’articolo di presentazione del primo numero della rivista, spiega lo scopo: condividere in modo semplice e immediato la vita che stava sbocciando; far arrivare a tutti i frutti, in Italia e all’estero; aprirsi al dialogo con la Chiesa e con la società civile. Lei stessa scrive molti editoriali: la penna diventa la sua voce, lo strumento attraverso cui esprimere intuizioni e nuove ispirazioni su varie realtà come l’economia, la politica, l’ecumenismo e molto altro, in un linguaggio accessibile a tutti.
Città Nuova si diffonde grazie a lettori fedeli che la propongono a parenti e amici, alle parrocchie, a istituzioni civili, garantendo al tempo stesso il necessario sostegno economico. E dagli effetti che provoca in chi la riceve, si capisce che il suo raggio d’azione va oltre i confini del Movimento dei Focolari. Nel 1959 Chiara scrive parole profetiche: “Il giornale vorrebbe raccogliere quante aspirazioni all’unità oggi germogliano sulla terra, perché il bene di un fratello diventi bene comune, e quello comune di ciascuno”.
Sono passati settanta anni, ricchi di importanti traguardi, ma non privi di difficoltà, alcune delle quali persistono. Penso a quella economica e a quella posta dai nuovi media che ci impegnano nella continua ricerca di linguaggi e modalità attuali per comunicare la luce dell’unità, il dialogo tra persone e culture diverse, la ricerca instancabile del bene comune.
Senza uno strumento che veicoli questa cultura, non può esserci cambiamento. Senza una riflessione critica sul mondo non si costruisce una comunità capace di condividere valori e obiettivi comuni.
E oggi, davanti alle minacce terribili del nostro tempo – guerre, polarizzazioni di ogni tipo, crisi ambientali, un’economia spesso fondata sullo sfruttamento, sfide etiche poste dall’intelligenza artificiale – Città Nuova sceglie ancora e sempre il dialogo:
- sceglie la pace come una ricerca faticosa, ma indispensabile;
- sceglie di credere che ogni incontro, ogni pensiero, ogni parola può contribuire a cambiare la direzione del mondo.
Città Nuova fa tutto questo perché è uno strumento dei Focolari, infatti Chiara la descrive così: “Il giornale deve essere un’espressione dell’Opera, giornalistica, che è contingente, del momento, quindi non è eterna; è del quotidiano, quindi è dell’oggi, non è di sempre; è parziale, non è nella sua totalità, come negli statuti c’è la totalità dell’Opera, ma riguarda certi avvenimenti, così; però, comunque è espressione dell’Opera, deve essere espressione del Movimento”[1].
Ringraziamo allora Dio per questi 70 anni di vita! Che Città Nuova continui ad assumersi con coraggio la propria grande responsabilità e che la rivista resti una voce limpida, capace di generare cultura, relazioni, futuro. E che i prossimi anni siano ancora più fecondi nel costruire unità, pace e speranza per tutti.
Buon anniversario e buon anno a tutti!».
Margaret Karram
[1] Rocca di Papa, 4 novembre 1990: Chiara ai Delegati dell’Opera