RdC, l’Onu accusa Ruanda e Uganda di sostenere i ribelli di M23

Il gruppo ribelle M23, molto attivo nell'est della Repubblica democratica del Congo (RdC), torna a fare notizia perché le atrocità che commette sono indicibili, ma anche perché procede a ritmo sostenuto, conquistando le città. Provate le complicità di Ruanda e Uganda. "Arruolati" anche i bambini.  
Il presidente della Repubblica democratica del Congo (RDC) Felix Tshisekedi. Foto Ansa EPA/CHRISTOPHE ENA / POOL MAXPPP OUT

Gli esperti delle Nazioni unite incaricati dal Consiglio di Sicurezza hanno presentato il loro rapporto semestrale sulla situazione in Congo. Le accuse sul sostegno di Ruanda e Uganda al gruppo M23 sono gravi, anche se non necessariamente nuove.

Questo rapporto pubblicato l’8 luglio 2024 afferma in particolare che vi è stato un aumento del sostegno del Ruanda al gruppo ribelle M23 nell’est della RdC e il contemporaneo coinvolgimento dell’Uganda accanto ai ribelli. Gli esperti Onu accusano le autorità ruandesi e ugandesi di aver “violato l’integrità e la sovranità della RdC” e ritengono i due paesi “responsabili delle azioni dell’M23” per il sostegno che forniscono alla sua “conquista territoriale”.

L’ultimo rapporto, basato su numerose fotografie aeree scattate nelle zone sotto il controllo dell’M23 e dell’esercito ruandese, mostra colonne di uomini armati in uniforme – alcuni trasportano o utilizzano artiglieria –, veicoli blindati con radar e missili antiaerei, pick-up e camion per il trasporto truppe. Gli esperti stimano che al momento della stesura del rapporto (aprile 2024), le truppe ruandesi “eguagliavano o addirittura superavano in numero i combattenti dell’M23”, stimati in circa 3 mila uomini. Il rapporto afferma anche che bambini, “a partire dai 12 anni”, erano stati reclutati “in quasi tutti i campi profughi del Ruanda” (80mila congolesi sono rifugiati in Ruanda, secondo l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati) per essere inviati nei campi di addestramento situati nelle zone ribelli, sotto il controllo di soldati ruandesi e degli uomini dell’M23.

Secondo la portavoce del governo di Kigali, Yolande Makolo, “la RdC ha tutti i mezzi per disinnescare la situazione, se lo desidera, ma fino a quel momento il Ruanda continuerà a difendersi”.

Da parte sua, il governo della RdC ha espresso il suo sgomento per le notizie che indicano il coinvolgimento anche dell’Uganda nel conflitto, mentre Kinshasa (Congo RdC) e Kampala (Uganda) portano avanti insieme da più di un anno un’operazione militare congiunta chiamata Shujaa contro gli Islamisti dell’Adf nella provincia dell’Ituri, in Congo.

La rapida escalation della crisi dell’M23 comporta il rischio reale di provocare un conflitto regionale più ampio, ha dichiarato lunedì al Consiglio di sicurezza dell’Onu Bintou Keita, inviato delle Nazioni Unite nel Paese e capo della missione Onu per la stabilizzazione della RdC (Monusco).

“La Francia condanna la violazione della sovranità e dell’integrità territoriale della Repubblica democratica del Congo, il sostegno militare del Ruanda all’M23 così come la presenza sempre più significativa delle forze militari ruandesi sul territorio congolese”. Così Nicolas de Rivière, ambasciatore francese all’Onu.

Dalla fine del 2021, l’M23 e le truppe dell’esercito ruandese sono avanzati nella provincia del Nord Kivu, dove hanno sbaragliato l’esercito congolese e i suoi alleati, ed hanno instaurato un’amministrazione parallela nelle zone sotto il loro controllo. Fino alla fine del 2023, le autorità ruandesi hanno negato pubblicamente di aver schierato il loro esercito a fianco dei ribelli dell’M23, cosa che Kigali non ha smentito dall’inizio dell’anno.

Nel corso del suo briefing alla stampa, lunedì sera 8 luglio, trasmesso dalla televisione nazionale, il Ministro degli Affari Esteri congolese, Thérèse Kayikwamba, afferma che il governo è preoccupato per le affermazioni fatte dagli esperti delle Nazioni Unite, pur assicurando che la questione sarà seguita da vicino.

Eppure da più di due anni l’esercito congolese (Fardc) porta avanti operazioni militari congiunte con quello dell’Uganda (Updf) contro il gruppo terroristico Adf nei territori di Beni e Lubero e nella provincia dell’Ituri. Una collaborazione che, secondo Josué Wallay, attivista del movimento cittadino Lucha, deve essere immediatamente interrotta così come ogni relazione diplomatica.

Lo spiegamento di soldati ruandesi sul suolo congolese costituisce una grave violazione della Carta delle Nazioni Unite, dell’atto costitutivo dell’Ua (Unione Africana, ndr) e di altri documenti. Il Consiglio di Sicurezza deve agire perché le autorità ruandesi non rispettano gli impegni presi e sfidano l’Onu”, ha dichiarato lunedì Zénon Mukongoy, rappresentante della RdC all’Onu, al Consiglio di Sicurezza.

Da diversi mesi Stati Uniti, Francia, Belgio e Unione Europea chiedono al Ruanda di ritirare i suoi soldati e i suoi missili terra-aria dal suolo congolese e di cessare il suo sostegno all’M23: richieste finora rimaste senza risposta né effetto.

Già nel febbraio 2023, le indagini del gruppo di esperti delle Nazioni Unite, nonché ricerche condotte da Human Rights Watch, hanno mostrato prove significative che non solo il Ruanda fornisce supporto logistico all’M23, ma che le truppe ruandesi rinforzano il gruppo armato combattendo al suo fianco su territorio congolese. Il governo ruandese ha sempre negato qualsiasi sostegno ai ribelli dell’M23.

Il Ruanda non è un Paese dal sottosuolo ricco. Trae la sua attuale ricchezza dai metalli che saccheggia in Congo dalla fine degli anni ’90. Sono gli stessi metalli che vengono esportati negli Stati Uniti e in Occidente. Questo è uno dei motivi per cui la guerra si trascina nella parte orientale della RdC. Il presidente ruandese, Paul Kagame, che ha sempre voluto fare del suo Paese un polo economico e tecnologico della subregione orientale e un polo attrattivo per l’Africa, sostiene una politica estera che cerca di riabilitare il suo paese agli occhi del mondo…

Questo è anche il motivo per cui ha fatto molto affidamento sul famoso e molto contestato accordo con il Regno Unito per garantire asilo ai rifugiati sul suo territorio. Accordo che è rovinosamente crollato insieme alla caduta del governo conservatore di Rishi Sunak nelle elezioni di inizio luglio nel Regno Unito.

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