L’unità del mondo: il sogno di Gustavo Rol

30 anni fa moriva Gustavo Rol, personaggio sconcertante

Gustavo Rol è uno che divide. C’è chi lo ritiene un mediocre illusionista, un mago presuntuoso, un prestigiatore che usa tecniche per impressionare il pubblico; c’è chi lo ritiene un geniale indagatore delle anime, un guaritore, un chiaroveggente. Diceva di se stesso: «Non faccio che ripetere di non essere un veggente, né un sensitivo né un indovino e neppure un parapsicologo… mi stupisco io stesso di quanto faccio, non essendone l’artefice. Mi considero una grondaia che raccoglie e convoglia l’acqua che cade sul tetto. Ma chi manda l’acqua è Dio».

In una lettera del 1965 a una donna che chiedeva il suo aiuto, ribadisce: «Io non sono né un guaritore né un mago. Io non conosco che un Grandissimo Mago: Dio. Io vado a pregarLo di voler ascoltare la vostra voce. Mi scuso di non poter fare di più, ma lo faccio con tutta la forza del mio cuore». Senza entrare nella diatriba sui veri o presunti poteri paranormali di Rol, è interessante conoscere quest’uomo di cui Federico Fellini, suo grande amico, diceva: «É l’uomo più sconcertante che io abbia mai conosciuto. Sono talmente enormi le sue possibilità, da superare anche l’altrui facoltà di stupirsene».

Gustavo Rol nasce a Torino nel 1903, il giorno della Consolata, patrona della città. Alla vergine Consolata sarà devoto per tutta la vita. Fin da giovane si accorge di avere certi poteri sul mondo materiale. Ne rimane dapprima sbalordito, un senso di euforia. Poi subentra una grande paura, un periodo di smarrimento e incubi. Si ritira presso i gesuiti di Villa Santa Croce, vicino a Torino, dove è seguito da un certo padre Righini. Annota: «Lì posso dire che mi sono ridimensionato. Ho capito che non erano poteri quelli che avevo scoperto, ma possibilità, e che questo senso di potenza non era altro che segno di manifestazione divina di cui dovevo ringraziare Dio… Poi è venuta a trovarmi mia mamma e mi ha detto di uscire dall’isolamento, per utilizzare quei beni di Dio per aiutare il prossimo». Fa così.

Nel 1942 è capitano degli Alpini quando Mussolini, avendo sentito parlare di lui, lo convoca. «Come andrà la guerra?», gli chiede senza preamboli. Dopo qualche esitazione, Rol: «Duce, credo che la guerra sarà perduta». «E io?». Rol addolcisce quanto aveva intravisto: «Gli Italiani la allontaneranno nella primavera del 1945». «Vedremo», commenta secco il Duce. Saluto romano, e via.

Durante la Resistenza Rol salva la vita a due che erano stati accusati di aiutare i partigiani, e per questo condannati alla fucilazione. Interviene col comandante tedesco, gli dice che sta facendo un errore, che i due sono innocenti. «Come fa a esserne sicuro?», chiede il tedesco. «Lo so di certo – dice Rol – come so di certo il contenuto della lettera di sua madre che tiene nel cassetto della sua scrivania ad Amburgo». Gliela legge. Il nazista ha un sussulto. I due saranno poi liberati.

Per vari aiuti alla Resistenza il 3 maggio 1945 riceve un riconoscimento a nome del CLN per il bene prodigato alla popolazione di San Secondo di Pinerolo, dove risiedeva allora. In una lettera del 1951 al fratello Carlo racconta uno dei vari casi di bilocazione per intervento richiesto: «Mentre stavo giocando a bridge all’Hotel Majestic di Cannes il mio sguardo si fa di vetro ed i movimenti divengono lentissimi… quel mio stato anormale durò circa dieci minuti». Poi una telefonata: «Rol, lei ha compiuto un miracolo!». Chiamava una signora la cui bambina, gravissima, stava morendo, e lei disperata aveva invocato: «Rol, mi aiuti nel nome di Dio, chieda a Dio di lasciarglielo fare, che la mia bambina non muoia!». Rol era apparso accanto alla bambina, che subito era guarita.

Più volte Rol risana persone; a volte ferma gente sconosciuta per strada avendo percepito in loro una patologia seria di cui erano ignari, e suggerendo di farsi controllare da un medico. In una lettera del 1944, scrive: «Egregio Conte L., io posso assicurarLa di aver acquisito una sottilissima percezione dell’altrui carattere, della natura, delle tendenze e del fatale destino che è appeso sulle persone che avvicino». Si dice che Rol abbia aiutato molti. Molti però sminuivano ciò che faceva: «Molta gente alla quale avrei potuto giovare non vede in me che il solito mago prezzolato dei quali il mondo è pieno». Alcuni chirurghi di Torino lo vogliono accanto durante interventi particolarmente delicati, per la serenità che trasferisce a loro.

Non sempre le richieste di aiuto hanno buon esito. Lui spiega: «Noi non siamo in grado di conoscere i disegni della Provvidenza, perché essi vanno al di là dei corti limiti della nostra esistenza… Bisogna sempre aspettare l’aiuto di Dio e anche se questo aiuto tempestivamente non arriva, esso ci fa comprendere che ci sono ragioni formidabili perché temporaneamente ci venga rifiutato».

Lo scrittore Vittorio Messori conservava incorniciato nel suo studio un foglio su cui Rol aveva scritto, tracciando però segni nell’aria con una penna mentre il foglio di carta intonso era custodito nella tasca interna della giacca di Messori. Rol è accusato di non volersi sottoporre a verifiche scientifiche. Lui spiega che non è padrone di cosa fa, che agisce in lui una forza esterna, che a volte c’è altre no: «Mi si rimprovera di non ripetere a richiesta gli esperimenti che avvengono con me, ma io non ho quasi mai programmato simili fenomeni dei quali io stesso sono stupito».

Il segreto di Rol? Lui dice che non c’è, che quello che c’è in lui c’è in tutti, a livello di possibilità. Però confessa il suo grande allenamento a vedere: «Fin da giovanissimo mi sentii portato ad un’osservazione profonda di ogni cosa, anche delle più insignificanti, trovandomi così a meditare su di esse, forse nell’istintiva ricerca del rapporto tra gli avvenimenti ed i fattori che li compongono e dei legami che intercorrono fra cosa e cosa proprio come le fibre dello stesso tessuto».

Dirà poi: «Saper vedere! Ecco che cosa dovrebbero insegnare coloro che insegnano!». Nel 1987 è intervistato telefonicamente da Raffaella Carrà e dall’amico Franco Zeffirelli durante la trasmissione Domenica In. Il pubblico si aspetta qualche rivelazione del paranormale. Lui invece ripropone un appello alla pace che aveva lanciato un anno prima ai giovani: «Dovete vivere per un grande ideale! Realizzare l’evento più importante della Storia dell’Umanità, ma tuttora considerato soltanto un’utopia: gli Stati Uniti del Mondo!». Il mondo unito, insomma, per il quale tanti sognano e lavorano. Muore a 91 anni Rol, la grondaia. Trent’anni fa. Con lui è sepolto il suo enigma.

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