AMAT, musica e innovazione a Siena e non solo

Accademia, Musica, Arte, Teatro, tutto in una Società di Capitali con la qualifica di Impresa Sociale. Questa la sfida di alto livello ideata da tre donne che ha già raggiunto importanti risultati e riconoscimenti. Proponiamo l'intervista a una delle ideatrici, Francesca Lazzeroni

L’acronimo AMAT sta per Accademia Musica Arte Teatro: le giovani socie, musiciste sia senesi che fiorentine, promuovono eventi nei quali le nuove tecnologie fecondano le attività artistiche con possibilità nuove. La sfida è di alto livello: non a caso sono coinvolti come finanziatori il Ministero della Cultura, la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, la Regione Toscana e i due magnati americani Lilia e Barry Bloom. I soggetti coinvolti nelle attività di questo vulcanico ente del terzo settore sono tutti di alto livello, quali, solo per citarne alcuni presenti nel loro ultimo evento, “Musica da Indossare” del 13 novembre scorso, l’azienda Incrementum Factory di Firenze, l’Università di Siena con il Fab Lab del Santa Chiara Lab, l’Accademia dei Fisiocritici, il Conservatorio di Musica di Firenze. Sentiamo a proposito delle interazioni create da AMAT fra musica, teatro, informatica, inclusione, azioni locali e respiro internazionale, la fondatrice e attuale CEO Francesca Lazzeroni, ispirata dal carisma dell’unità, imprenditrice e musicista, senese, ma sempre in movimento, anche con gli States.

Francesca Lazzeroni

Come e quando le è nata l’idea di AMAT?

Potrei dire che Amat racchiude l’idea che ho sempre sognato di realizzare: un’idea di cultura che diventa impresa, non solo per autosostenersi, ma anche e soprattutto per portare valore alla società, un valore concreto (creando lavoro, indotto economico) e immateriale (pensiero creativo, innovazione, dialogo, relazioni). Ho iniziato nel 2005 a occuparmi di imprenditoria musicale; anche l’esperienza come direttore musicale dell’Unione Corale Senese, un’istituzione storica della mia città, mi ha dato la possibilità di mettermi alla prova con creatività e di alimentare il senso di appartenenza e collaborazione. L’esperienza formativa, poi, fatta più di 10 anni fa all’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, mi ha dato i mezzi per impostare il lavoro imprenditoriale con metodo e in maniera efficiente. Nel 2021 insieme alle mie amiche e colleghe Concetta Anastasi e Costanza Renai decidiamo di andare oltre al concetto di “associazione culturale” e di fare il grande passo. Convogliando in AMAT tutta la nostra esperienza, ci costituiamo come Società di Capitali con la qualifica di Impresa Sociale. L’impresa che incontra il non profit è dunque la vera sfida e, a mio parere, una grande opportunità. Possiamo affermare che siamo tra i primi a sperimentare questo nuovo modello di business, complesso, ma ricco di possibilità interessanti.

Gli Unconventional singers.

In pochi anni, l’impresa si è molto diffusa: quali i motivi secondo lei?

Credo che sia importante il fatto che AMAT come impresa sia nata durante la pandemia, in un momento molto delicato, ma altrettanto fertile di idee. A fine 2020 abbiamo deciso di non mollare e di rafforzare il rapporto con i nostri colleghi, partendo dai rapporti umani. È stato l’inizio di una fase di rinascita, dove tutti i collaboratori sono stati coinvolti nella cura dell’impresa, ne hanno condiviso la progettualità e le aspirazioni, apportando il proprio contributo. Credo che la nostra forza stia anche nel ricercare partnership e relazioni solide con gli stakeholders del territorio. L’incontro con i mecenati statunitensi Lilia e Barry Bloom, poi, è stato fondamentale per aprire la strada ai progetti internazionali, come quello degli Unconventional Singers (il nostro gruppo vocale a cappella, di cui anch’io faccio parte) e il Femfestival (per la valorizzazione del dialogo e del contributo femminile in campo culturale). È arrivato anche qualche riconoscimento importante, come la vittoria del Premio “Impresa Sostenibile” di Confindustria, Sole24Ore e Santa Sede, la Menzione speciale per Impatto sociale della CNA Regionale Toscana.

Una realtà che è in grado di evolversi e dialogare con la cultura contemporanea. Quali sono i progetti realizzati da AMAT in questi ultimi mesi?

Attualmente stiamo sviluppando un progetto tecnologico molto ambizioso, volto a migliorare l’accessibilità alla musica da parte delle persone sorde. Per fare questo collaboriamo con varie realtà, istituzionali e imprenditoriali, e probabilmente daremo vita ad una nuova startup. In questi ultimi tre mesi poi abbiamo prodotto la nostra stagione lirico-sinfonica Regeneration opera, rivolta in particolare ai giovani: 4 produzioni diverse per tutte le età, dalla fiaba musicale all’opera lirica, affrontando temi sociali e ambientali, come la dipendenza da social network, il risparmio energetico, il rispetto dell’ambiente. Siamo stati impegnati poi con il Femfestival, tra Firenze e New York, con l’istituzione del Premio Lilia Bloom, in collaborazione con Barry Bloom e con Les Bider, il produttore di Bono, Led Zeppelin e altri big. Siamo legati molto anche al territorio e ci dedichiamo con passione ad attività che lo valorizzino, come il progetto Una luce su Santa Caterina, lanciato a novembre con un gran concerto: un percorso tra arte, cultura e musica, che coinvolge i senesi nel portare avanti il sentimento identitario legato alla santa.

Quali le prospettive per il futuro?

C’è molto da lavorare. Fino ad oggi abbiamo seminato tanto; ora dobbiamo consolidare e far crescere i progetti già in atto. Non è sempre facile, le difficoltà sono tante, ma noi siamo determinate ad andare avanti.

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