Zia Mame

Patrick Dennis - Adelphi
Copertina del libro

Per anni mi sono tenuta a distanza da questo molto celebrato libro, scritto negli anni Cinquanta e tradotto da Adelphi nel 2009. Troppe recensioni, clamore, enfasi sulle caratteristiche eccentriche del suo autore mi avevano suscitato sospetto e qualche diffidenza. Poi, non ricordo neanche perché, me lo sono trovato tra le mani e l’ho letto d’un fiato. È un bel libro, ora in economica, una compagnia intelligente e divertente, una riflessione irriverente sulle convenzioni sociali. Il racconto porta con disinvoltura i suoi sessant’anni di vita. La stessa disinvoltura che sfodera la vera protagonista del racconto, l’eccentrica zia Mame, affascinante e pazza, ingenua ed eccessiva, combattiva e imprevedibile, idealista e anticonformista. Una donna in grado di vivere mille vite e trasformarsi in mille personaggi, dalla gran dama alla cavallerizza spericolata, dalla sposa fedele alla vedova affranta. Sempre fuori dagli schemi. Zia Mame merita davvero la simpatia che negli anni Cinquanta in America le è valsa più di due milioni di lettori. Ne facciamo la conoscenza attraverso la voce di un ragazzino di undici anni, che alla morte del padre viene affidato alle cure della zia fino a quel momento sconosciuta. Zia Mame si farà carico della sua educazione, diciamo, in maniera quanto meno anticonvenzionale, nel tentativo di liberare il piccino da ogni impronta puritana e bacchettona. Zia e nipote rappresentano l’una l’opposto dell’altro: tanto lei è fantasiosa e creativa, quanto lui vorrebbe una vita normale e organizzata, priva di eccessi, tanto lei ama la trasgressione, quanto lui persegue ordine e normalità.
Un libro che non debbono assolutamente leggere i genitori pedanti e autoritari, gli insegnanti convinti di avere sempre ragione. Tale inversione dei ruoli pedagogici potrebbe mandarli gambe all’aria e fargli venire qualche dubbio fatale. Meglio non correre rischi.

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