Zerocalcare: “Questo mondo non mi renderà cattivo”

Il fumettista romano torna con una nuova, intensa serie: sei puntate di analisi interiore e del presente politico, culturale e sociale. Disponibile su Netflix dal 9 giugno scorso
Zerocalcare
Michele Rech aka Zerocalcare (Particolare da foto LaPresse 10-10-2022)

Lavora sul contrasto, Zerocalcare, ancora di più, stavolta, rispetto alla (già interessante) Strappare lungo i bordi. Con Questo mondo non mi renderà cattivo, nuova serie animata disponibile (come la precedente) su Netflix dal 9 giugno scorso, il fumettista romano crea una continua tensione tra rudezza e raffinatezza, tra superficialità e profondità, tra mondo fuori e mondo dentro, tra asprezza e tenerezza. Tra realtà e sua narrazione, tra violenza collettiva e delicatezza d’animo, tra politicamente scorretto e intimo buon senso, tra centro e periferia. Senza allontanarsi dal suo stile e dai suoi personaggi, mette in relazione un romanesco per nulla edulcorato – dalla parolaccia (troppo!) facile – con piacevoli velocità e qualità di pensiero.

Dentro questa forma verbale (parecchio!) sfrenata – la stessa che in verità nelle periferie di Roma abbonda – abitano vite (relativamente giovani) dal cervello e dal cuore vivaci. Magari malinconiche, impaurite, diffidenti e scoraggiate, ma anche inguaribili cercatrici di bellezza e perciò, in qualche modo, formatrici di personaggi positivi e confortanti. Ovvero quelli di Zero, con la sua coscienza mai distratta, nella solita forma di armadillo (la voce, magnifica, è sempre quella di Valerio Mastandrea), di Secco, che oltre all’ossessione per il gelato mostra qui anche aspetti della sua storia personale, e di Sarah, la cui intelligenza e voglia di fare si scontrano con la corrente contraria della sua periferia.

Poi c’è Cesare, fisicamente poderoso ma fragile nell’animo, capace di farsi rispettare per la grande forza muscolare, ma anche di cadere nel tunnel della droga. In lui il contrasto trionfa: difende ed è indifeso, ha l’animo buono ma finisce per fare il cattivo quando torna controvoglia nel quartiere dopo l’esperienza in comunità. Sceglie di mettersi con chi vuole cacciare i migranti dal centro di accoglienza ma quando spiega i motivi della sua posizione, diversi da quelli che muovono il suo schieramento, viene dai suoi componenti brutalmente malmenato. Il mondo dentro e il mondo fuori, in Cesare, entrano in totale conflitto ed è questo groviglio di sfumature, unito al movimento sentimentale/intellettuale degli altri tre personaggi principali, a rendere gustosa e intensa questa serie in sei episodi di mezz’ora l’uno.

È l’affiorare continuo del loro universo emotivo, del loro spirito in parte dimesso e arrabbiato, ma anche intelligente e combattivo, ad aprire un varco nello spettatore. Il tocco è quello tipico di Zerocalcare, alias Michele Rech: analisi interiore e del presente politico, culturale e sociale, filtrato con una romanità fitta di slang, citazioni pop e sarcasmo, con dialoghi e monologhi brillanti, taglienti, irriverenti, sboccati, ironici ma anche lucidi. Un misto di leggerezza e malinconia qua e là emozionante, che tocca temi umani rilevanti come l’amicizia, il disagio, il senso di inadeguatezza, il ruolo dei media, l’importanza di essere noi stessi e infine il delicato tema (affrontato senza retorica) dei migranti.

La trama di Questo mondo non mi renderà cattivo, infatti, ruota attorno a un centro di accoglienza nel quartiere, dentro il quale sono stati portati stranieri in fuga da guerra e povertà. Prontamente si sono formati il gruppo di chi vuole liberarsene e quello di chi pensa che il problema, in quella fetta affaticata di Roma Est, non siano quelle inermi manciate di ultimi, e prendersela con la loro fragilità è semplicemente inaccettabile. La situazione precipita e tutti finiscono in caserma a fornire la loro versione dei fatti.

Mentre questo accade, mentre il nastro dell’accaduto si riavvolge, si susseguono le riflessioni e le vedute dei quattro personaggi (tutti doppiati dallo stesso Zerocalcare); fioriscono sparse nel tempo frammentato, non lineare, non cronologico del racconto ed è di nuovo qui, dentro lo stendersi del lungo flashback narrativo, che si forma il valore della nuova avventura seriale di Zerocalcare: il suo ripetuto, sottile e non smielato inno alla sensibilità, al mettersi in ascolto del proprio sé, che importa se fragile, insicuro e pauroso. L’esortazione a diffidare dalle influenze esterne che non aiutano a scoprire la nostra identità, ad essere il più possibile umani, come già il titolo spiega.

Questo (quasi sussurrato) messaggio, questo sgusciante ribadire il nostro bisogno di amare e essere amati, rende, al netto dei suoi eccessi linguistici e di qualche lungaggine dispersiva nell’ampia verbositá della serie, Questo mondo non mi renderà cattivo un’opera con cui entrare in dialogo costruttivo.

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