Wozzeck il “diverso”

Di cosa non è capace l’uomo. Di eroismi come del disprezzo, dell’emarginazione per chi è “diverso”. Wozzeck, soldato folle e filosofo, compagno di Maria, maddalena in cerca di redenzione, vive in una subumanità che gli ipocriti gli rinfacciano – il dottore dalla fede cieca nella scienza, il caporalmaggiore ebbro di virilità, il capitano folle di potere – ma, pur essendo un vinto, ha la dignità di essere umano: fuggirà da questo mondo, uccidendo sé stesso e Maria, per trovare un “altro” posto. Mentre il suo bambino continua a giocare, con l’innocenza ignara di chi è aperto alla vita. Berg, in questo capolavoro del teatro musicale (1925), se falcia con la stridente atonalità i vizi e le cattiverie umane, alza pure un accordo di pietà verso i due reietti protagonisti, alternando una recitazione che oscilla dal parlato all’arioso su sfondi cameristici o quasi-jazzistici. Ne esce un lavoro formidabile per potenza emotiva, forza drammatica, fantasie armoniche struggenti e laceranti. L’Accademia di Santa Cecilia, aprendo la stagione con il Festival Berg, affidato alla direzione sapiente di un maturato Daniele Gatti ed all’allestimento semiscenico (nessuna proiezione, solo un palco con installazioni sopra l’orchestra come continuum dell’azione drammatica) di Daniele Abbado, ha visto giusto: il pubblico ha colto l’acre bellezza della partitura, grazie ad un cast di qualità, fra cui spiccavano i protagonisti Jürgen Linn e Gabriele Maria Ronge. Un’orchestra nervosa ha reso molto bene il tumulto espressionistico di Berg, voce attualissima di ogni sete di giustizia. Roma, I.U.C. Due Cantate, della coppia affiatata Cerami (versi) Piovani (musica) hanno aperto la stagione. La Cantata del Fiore, rivisitazione del mito di Eco e Narciso, offre la ben nota suggestione ritmico-melodica di Piovani (echi di Nino Rota) con i suoi incisi memorizzabili, la strumentazione accorta, la direzione precisa dell’autore stesso (ma perché non un diverso direttore?”); mentre il testo complesso e barocco era reso egregiamente da Norma Martelli (voce), Donatella Pandimiglio e Aisha Cerami (cantanti) insieme all’ottimo complesso dei Solisti dell’Aracoeli. Successo di pubblico ( pochi giovani”). Parco della Musica, stagione ORL (Orchestra Roma e Lazio). Si apre con Mendelsshon (Concerto n. 1, Capriccio brillante in si min.) e Mozart (Sinfonia “Jupiter”) per un pubblico folto e caldo. Andrea Bacchetti, 26 anni, promessa del pianismo, virtuoso sicuro e brillante in lavori giovanili che sanno più della leggerezza di Mozart che di Beethoven, è accompagnato dalla direzione soffice di Lü Jia. Il quale, nella sinfonia mozartiana, estrae suoni scuri e forti (forse troppo, le trombe) ma che mostrano un’orchestra ormai con una propria personalità.

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