Wojtyla beato a maggio

Giovanni Paolo II e Chiara Lubich nei ricordi di Eli Folonari.
Giovanni paolo II con Chiara Lubich
Giovanni Paolo II sarà beatificato il primo maggio. «Santo subito», chiedeva la folla radunata a San Pietro nel giorno dei suoi funerali. Sembra ieri, eppure sono passati sei anni. Era il 2 aprile 2005. È stata la sua «imponente fama di santità», goduta «in vita, in morte e dopo morte» a spingere Benedetto XVI ad accelerare i tempi, a iniziare cioè la causa di beatificazione prima che fossero trascorsi i cinque anni dalla morte del servo di Dio.

 

Ed era desiderio anche di Chiara Lubich veder salire presto papa Wojtyla agli onori degli altari. Dietro quell’invocazione di popolo c’era anche lei. Siamo così andati a Rocca di Papa per capire meglio cosa spingeva Chiara a credere nella santità di Giovanni Paolo II. Ad accoglierci c’è Eli Folonari, testimone diretta degli incontri di Chiara Lubich con il papa polacco. «Giovanni Paolo II – dice la Folonari – aveva conosciuto il movimento in Polonia negli anni Settanta». E appena un mese dopo la sua elezione al soglio pontificio, così scriveva a Chiara: «Il papa conta su di voi». Riconoscenza e gratitudine. Sono le parole più usate da Giovanni Paolo II nella sua intensa corrispondenza con Chiara. La ringraziava «per le buone e consolanti notizie riguardanti il Movimento dei focolari, presente in ogni parte del mondo».

 

«Nei suoi numerosi viaggi – racconta Eli Folonari – Giovanni Paolo II incontrava dappertutto i Focolari». Nel Natale del 1986, facendo riferimento al viaggio compiuto quell’anno in Australia da papa Wojtyla, così Chiara gli scriveva: «Sembra che le distanze siano letteralmente annullate. Il papa è rimasto nel più profondo dei cuori e continua a chiamare alla conversione, alla ricomposizione delle famiglie, a rinnovare la società». Un post scriptum conclude quella lettera scritta a mano: «Siamo tutti con lei nel vivere e lavorare nello spirito della giornata di Assisi».

 

«Ogni anno – ricorda Eli –, la invitava a pranzo. Ogni festa di santa Chiara le faceva gli auguri». Sono trenta le lettere autografe scritte dal papa a Chiara, che lo teneva costantemente informato dell’impegno dei Focolari nel mondo. Con il passare degli anni, quel carteggio divenne sempre più intenso, profondo. Il papa era grato a Chiara anche per la sua preghiera quotidiana. «Questo gesto di cristiana solidarietà – si legge in una lettera del 2004 – mi è di grande conforto ed è un indispensabile aiuto per guidare la Chiesa in questi tempi assai difficili». Nello stesso anno, arrivò a rivolgersi a lei, chiamandola «cara Sorella».

 

«Chiara – ricorda la Folonari – chiese un giorno al papa se potesse essere sempre una donna a guidare l’Opera di Maria. E Giovanni Paolo II rispose di sì, perché intravedeva in lei e nell’Opera il profilo mariano nella Chiesa». Dunque, da una parte il papa polacco che sul suo stemma pontificio aveva scelto come motto la dichiarazione a Maria Totus tuus ergo sum, e dall’altra Chiara, la fondatrice di un’Opera, che «desidera essere – per quanto possibile – una presenza di Maria sulla terra».

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