Whitney Houston, successo e nevrosi

Withney Houston

La storia del pop è lastricata di iperboli e di superlativi. A volte porta all’inferno, altre negli infiniti paradisi artificiali che la costeggiano, altre ancora s’attorciglia semplicemente su sé stessa.

Whitney Houston ha conosciuto tutti gli estremi godimenti del successo e un bel po’ di nevrosi e di tragedie che spesso ne costituiscono i tipici effetti collaterali. Al punto che la sua avventura nel music-business pare una parabola, e non solo nel senso cartesiano del termine…

Nata nel ’63 nel New Jersey, figlia di una cantante gospel e cugina della celebre Dionne Warwick, Whitney era la classica ragazza predestinata al successo: bellissima, con una voce ad un tempo potente, cristallina e dolcissima, fin da bambina abituata a bazzicare nello star-system statunitense. A vent’anni assapora già l’ebbrezza delle chart, accoppiata al già affermato Teddy Pendergrass; sull’onda del successo, nel 1984, debutta con un omonimo album solista che le vale un Grammy e le schiude le porte dei mercati mondiali. E non è che l’inizio: nell’88 firma l’inno delle Olimpiadi di Seul, poi recita nel film La guardia del corpo e col brano I Will Always Love You arriva a vendere quaranta milioni di copie. È ormai la massima icona del black-pop degli anni Ottanta, una sorta di corrispettivo nero e buonista di Madonna.

Ma qui cominciano i guai. Il matrimonio col rissoso rapper Bobby Brown si trasforma presto in un abisso di eccessi e violenze d’ogni tipo. Lei firma un nuovo contratto da cento milioni di dollari e prova a continuare il suo lavoro, arrivano altri album e tournée, ma la droga ne appanna sempre più spesso lucidità, talento ed affidabilità. E Whitney precipita sempre più giù, mentre i suoi dischi vendono sempre meno.

Inizia la consueta via crucis tra istituti di disintossicazione e ricadute, riconciliazioni e separazioni fino a che – e siamo ai giorni nostri – arriva il definitivo divorzio, una radicale riabilitazione psico-fisica e l’incontro col produttore-tutor Clive Davis, che le restituisce la quiete necessaria ad affrontare la sua “seconda vita”, privata e professionale.

 

Ed eccoci dunque al presente di questo nuovissimo I Look To You (Arista), un album che prova a riannodare e a dipanare i fili di una trama fin troppo ingarbugliata. Undici nuove canzoni che sembrano sbucare direttamente dai tardi anni Ottanta, che suonano nostalgiche e micionesche come le soul-ballad dei suoi anni belli, ma che tutto sommato si dimostrano assai più fresche e veraci di tanto black-pop odierno, ormai troppo spesso ridotto ad un noioso replicarsi di cliché iperpatinati, banalmente prevedibili e senza un briciolo di pathos.

Certo la voce ha perso molto della brillantezza primigenia (è ovviamente anche una questione di età), ma ha acquistato in spessore e in passione. I Look To You non è un capolavoro, ma un album onesto, ben confezionato ed apprezzabile soprattutto dai tanti che sono cresciuti cullandosi tra i fremiti sospirosi delle sue melodie. Il prossimo futuro ci dirà se trattasi di piccola resurrezione o di episodica restaurazione. Ma l’impressione è che sia il primo segno dopo un punto e a capo; o, se preferite, il primo passo in una giusta direzione.

 

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CD NOVITA’

 

Mango

Gli amori son finestre 

(Sony Music)

Tre inediti, tra cui il nuovo singolo “Contro tutti i pronostici”, e 25 performance registrate dal vivo. La sintesi di una carriera cominciata intorno alla metà degli anni Ottanta e proseguita fra alti e bassi, ma sempre nel segno di un pop d’autore onesto e dignitoso, oltrecché supportato da una vocalità tra le migliori e più personali del panorama nostrano.

 

Emanuele Chirco

L’anno delle ciliegie 

(Egea)

Nel gran rinascimento della musica strumentale di questi ultimi tempi, spicca il delizioso cd di questo artista siciliano. Tredici brani che irradiano balsamiche suggestioni per chi dalla musica chiede innanzi tutto relax ed armonia: raffinati, ma godibili da chiunque, a mezza via tra scampoli folk e jazz; ora quasi classicheggianti, ora decisamente multietnici. Una piccola perla adagiata sui fondali inquieti del Mediterraneo.

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