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Italia > Teatro

Walking Therapie: passeggiare sul gran palcoscenico della vita reale

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Definita “psico-camminata urbana”, “Walking Therapie” è una coinvolgente esperienza di teatro itinerante per il centro storico di Firenze all’insegna della familiarità.

Metti una caldissima sera d’estate. Metti che si è in una delle città più belle al mondo, Firenze. Metti che, muniti di audiocuffie che isolano dal contesto urbano e dalle quali si odono solo le voci delle guide, ci si trovi a condividere con un gruppo di 40 persone una insolita passeggiata, diversa dai consueti progetti urbani di teatro itinerante tanto in voga. Metti che si è condotti da una coppia di attori – Gregory Eve e Luca Avaglino – perfetti per empatia, simpatia e bravura, assurti al ruolo di traghettatori, come moderni Dante e Virgilio, per le vie della città, assimilabili a una sorta di “pifferai magici”. Metti tutto questo, e molto altro ancora di sorprese lungo il tragitto cha va dalla Casa di Dante a Piazza della Signoria e Piazza Strozzi passando per stradine e vicoli, e avremo Walking Therapie.

Un gioco, un divertimento – ironico e un po’ serio per gli argomenti mixati, dove si ride e si sorride con grande naturalezza – che i due intrattenitori si apprestano a definire al nostro arrivo, un “seminario sull’accettazione del malessere”. Proveranno, ci dicono, a insegnare come “convivere con le proprie paure”, ovvero come “espellere lo stress”. “Affronteremo l’infelicità e ne parleremo”, incalza Gregory lo psicologo guru dispensatore di consigli a buon mercato e di psicologia spicciola, coadiuvato da Luchino, apprendista alle prime armi che esegue le sue indicazioni, salvo trovarsi in alcuni momenti a disobbedire e trovarsi anche lui a fare i conti con la terapia in questione.

Ideatori e produttori del geniale esperimento (autori i belgi Nicolas Buysse, Fabrice Murgia, Fabio Zenoni) sono Giancarlo Mordini e Angelo Savelli di Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi, i quali, dopo averlo visto alcuni anni fa al festival d’Avignone, ne hanno acquisito i diritti, traducendolo e adattandolo anche nella forma in una versione tutta italiana.

Un successo che si ripete da quattro anni sempre con sold out, e che tutti i festival estivi dovrebbero adottare (lo consigliamo, ad esempio, a Kilowatt di San Sepolcro, a Santarcangelo, e ad altri sparsi nella Penisola). Partendo da un preciso canovaccio, i due performer si troveranno, con grande e disinvolta maestria attorale, ad improvvisare captando e inglobando nella narrazione tutto ciò che di reale e di casuale si incontra lungo il percorso a soste – movimenti della gente, tabelle pubblicitarie e di negozi, suoni e vocii, ecc. -, tra schermaglie anche tra loro due, coinvolgimento di passanti e gag impreviste.

Ad accomunare questa curiosa comitiva temporanea, questa allegra brigata metropolitana, è una condivisa spensieratezza liberatoria tutt’altro che banale, che ci mette a confronto, con sapiente leggerezza, con le nostre fobie, i disagi, le nostre insicurezze, le manipolazioni che subiamo dalla società nel vivere quotidiano, da imbonitori di social network, parlando anche di temi come il licenziamento dal lavoro, di amori traditi,  di depressione, di burnout, di malattie, di bisogno di ascolto, invitandoci a compiere gesti ed esercizi di braccia, cantare e gridare insieme slogan liberatori, per vincere le paure. Una ilarità contagiosa, un’esperienza da fare e ripetere, che crea solidarietà, apre la mente, fa bene al cuore.

Riproduzione riservata ©

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